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Montoya – Iwa

Gli universi di White Forest Records sembrano infiniti. Concluso il lancio di un disco ne arriva subito un altro, sempre dalle sfumature diverse e mai così semplici da interpretare. Montoya è Colombiano, classe 1979, e ha deciso di pubblicare queste 8 tracce che segnano un profondo legame fra la musica e la vita, anche se la musica in fondo è proprio frutto della vita. Legno, vetro e molto altro, stimolano la creatività dell’artista a buttare dentro tutto quelle sensazioni capaci di portare la musica allo stato primitivo, come se il creatore fosse in ritardo con il concepimento dell’uomo. Bibbia a parte, teorie del bing-bang pure, questo “Iwa” è un disco complesso da assorbire ma capace di renderti una persona migliore con tutti i suoi meccanismi e quelle vibrazioni che potrebbero quasi tenerti sveglio in eterno.

Matilde Davoli – I’m Calling You From My Dreams

Probabilmente i facili entusiasmi di qualche tempo fa in realtà sono pieni di costrutto. Matilde Davoli esordisce come solista con un disco speciale di 10 tracce, rilasciato da Loyal To You Dreams, e lo fa con la solita leggera energia che ne ha contraddistinto le precedenti apparizioni discografiche, ultima in ordine cronologico quella nell’ultimo lavoro di Indian Wells. Adesso, diventa piuttosto semplice pronosticare un futuro roseo per quest’artista, Italiana ma di base in quel di Londra, consapevole delle proprie potenzialità ma soprattutto capace di portare a termine un lavoro importante, dove non si lascia nulla al caso e soprattutto non ci si chiude nella singola etichetta di genere. Elettronico sì, ma anche folk, pop, indie e pieno di sensazioni da rendere questo lavoro umano e tangibile. Il rischio hype -> che poi passa in fretta, poteva essere dietro l’angolo, ma l’esperienza ha legato questa rete, fatta di studio, gavetta, sperimentazioni ma soprattutto sogni, perché non c’è nulla di meglio che ascoltare questo disco e non riuscire a rimanere fermi.

≈ Belize ≈ – ≈ Belize ≈

Sono appena 4 tracce, ci sono due collaborazioni (Waxlife e Disa) e le ambientazioni anni 90 made in uk che ricordano il trip hop dei bei tempi andati. I ≈ Belize ≈ sono un gruppo di Varese e quindi Italiani, cantano in lingua Italiana ma con un background ben poco nazional popolare. Non è un prodotto radiofonico ma un viaggio decisamente più complesso, capace di stimolare fantasie ormai passate e scambiarle per prospettive future con una grande coscienza musicale. Immaginate linee appese in uno spazio non identificato con un sacco di polvere e una luce in fondo a qualcosa che vi fa stare bene. Le 4 tracce di questi ragazzi, uscite per Ghost Records, sono come l’analisi di un sogno che promette un positivo risvolto nella vostra vita quotidiana.

Stèv – Beyond Stolen Notes

La genesi romantica e delicata del produttore Italiano Stèv, che nel corso di questi anni si è contraddistinto come precursore di un certo tipo di lavoro all’interno dell’elettronica non solo nazionale ma anche Europea, è arrivata al dunque. La possibilità di tornare in cameretta come un piccolo chimico della musica, capace di assumere varie forme, e intraprendere diversi percorsi sonori non esiste più. Esce con 11 tracce, per un lavoro che mantiene fede a tutti luoghi visitati e alla profonda natura della persona, quel Stefano che oltre la musica, si muove curioso  e con una profonda naturalezza che per forza di cose, non poteva esser dimenticata in questo disco. Stèv fa un ritratto del mondo in maniera spontanea ma è artefice di un profondo percorso che in questi anni l’ha portato a farsi conoscere soprattutto fuori da questo paese e questo non è necessariamente qualcosa di negativo o poco produttivo all’interno del panorama nazionale ma una forza da cui non puoi tornare indietro. Chi ha la possibilità di poter fare bene questa musica, deve fare …

Godblesscomputers – Plush and Safe

Se la bellezza è veramente in tutte le cose questo non vuol dire che siamo tutti in grado di coglierla. Godblesscomputers lo fa per noi, in silenzio, ascolta per ore, registra e reinterpreta, smussa la contemporaneità troppe volte spigolosa, riordina il disordine delle metropoli, lucida i pensieri di chi lo ascolta, aggiusta delle emozioni che si sono ormai rotte da troppo tempo e da voce a chi non ne ha. John Cage, non uno qualunque e di certo non un parente di Nicolas, ascolterebbe Plush and safe per ore e ore. Godblesscomputers cerca di dirci che la bellezza delle cose sta dentro di noi e nella nostra capacità di osservarle, e ascoltarle. Godblesscomputer è un campione di campionature. È un campionatore di vita. Per concludere, Plush and safe è un disco consapevolmente malinconico, è un amico che ti asseconda nei momenti più bui, uno di quelli che ti ascolta senza mai un segno di esitazione. Plush and safe è il primo amico a cui ti rivolgeresti quando hai bisogno qualcosa. Plush and safe è l’amico …

Turtle – Colours EP

Il produttore Scozzese Turtle, al secolo Jon Cooper, ha fatto il disco del giorno lungo 12 mesi di tracce sparate in rete alla velocità della luce, come nemmeno l’Usain Bolt Olimpionico. Cantautorato elettronic sofisticato con il risvolto Pop perfetto per essere colonna sonora di un telefilm americano dove le coppie si lasciamo ma si amano. Sono appena 5 tracce, alcune già conosciute come Lavender diventata tormentone interessante della scena mondiale, altre nuove, fresche e piacevoli. Abbiamo di fronte uno che ci sa fare, parecchio.

Chambers – La guerra dei trent’anni

Fiumani, volendo o non volendo, influenza tutte le produzioni toscane degli ultimi anni (vedere Tutte le Cose Inutili): il cantante dei Diaframma con il suo speech-singing ha scovato un legame profondo tra la poesia vomitata e l’accento del granducato: il nuovo album dei Chambers tiene alcune peculiarità del cantautore fiorentino, pur essendo decisamente, estremamente più nervoso, sporco, violento di qualsiasi disco cold-wave. La guerra dei trentanni è un album pesante, spesso dissonante, volgare come gli ultimi Kyuss, lento come i Melvins, tanto stoner quanto doom. Il terzo lavoro in studio dei trentenni pisani è un composto culturale tra l’underground italiana degli anni ’80 – leggasi Diaframma o CCCP – e quella americana dei primi ’90 – Botch, Melvins (appunto) o Slint: pur rifacendosi a qualcosa di già sentito i Chambers riescono a rinnovarsi e a rinnovare il suono. Il singolo In Viaggio (con Mai Mai Mai) è il simbolo di questo lavoro: la voce urla senza urlare, fregandosene di toni e metrica, le chitarre accompagnano una marcia lenta, che è intrisa del drone dei Mai …

Willie Peyote – Quattro San Simoni e un funerale

La genesi di Willie Peyote non è facile da raccontare, o forse per chi non viene propriamente da un background hip hop è la cosa più naturale e sincera della musica Italiana contemporanea. Willie Peyote al secolo Guglielmo Bruno, uno che nella vita ha fatto l’impiegato, il batterista e ha suonato nei garage punk della città di Torino con la fede Granata nel cuore; un tipo come tanti, che mette nella sua musica, tutta la sua vita come apparentemente fanno in molti. In attesa del nuovo disco sono uscite 5 tracce per qualcosa dedito a scaldare la situazione, testando il polso delle persone e l’interesse esploso da qualche tempo per l’artista già componente/cantastorie dei Funk Shui Project. Magari, qualcuno si aspettava un lavoro composto, educato e forse abbastanza paraculo eppure è uscito il solito ritratto da poeta urbano (ah, mi piace definirlo così da ben prima del disco di Rocco Hunt) che fa dell’artista l’outsider più forte della musica Italiana quantomeno indipendente. C’è spazio per tutto e il contrario di tutto all’interno di questi testi, di …

Capra – Sopra la panca

Solitamente la musica indipendente funziona così. Fai un disco, c’è una struttura (etichetta discografica) che spesso ha un’altra struttura (ufficio stampa) e spesso si appoggia a un’altra struttura (booking) e spesso affida il tutto a un’altra struttura (management). Ora, forse non funziona sempre così. I ruoli cambiano, alle volte manca qualcuno in questo gioco di sedie bellissimo eppure la maggior parte delle volte, l’artista con la sua musica viene caricato di strutture, immaginateli come dei grandi palazzi enormi uno sopra l’altro, e molto spesso schiacciato da esse. Ok, rilasci un sacco di interviste, ok, trovi un sacco di date dove suonare. ok, ok, ok. La musica è l’ultima di queste cose, quella che passa in un momento e non viene quasi mai ricordata. L’album di CAPRA (già Gazebo Penguins macccchetelodicoafare) ha stimolato in me queste riflessioni, soprattutto leggendo in rete una serie di opinionisti niente male. Il disco è ovviamente concreto perché non è un lavoro tirato per i capelli e nemmeno privo di obbiettivi. 10 tracce, un percorso ben raccontato, molti immaginari reali e …

Apes On Tapes – Escape From Primate Island

Uscire con qualcosa di nuovo, soprattutto quando fai musica elettronica non è mai facile. Il rischio di cadere in una spirale culturale porta spesso a crearti un recinto sicuro e tranquillo dal quale non riesci a uscire. “Qualcosa di passato è andato bene quindi proviamo a percorrere la stessa strada” purtroppo, ma forse per fortuna, l’elettronica, finalmente anche in Italia, è diventata qualcosa di immediato, veloce e diretto quindi non conosce questo percorso creativo. Lo spazio che vige è molte volte residuo e spesso si contamina con il tour stesso e quest’ultimo, dev’esserne la forza. Così è stato con gli Apes On Tapes, mica gli ultimi arrivati, coloro che fanno questo genere da quasi una decina di anni con una continua ricerca musicale e anche nel caso di Escape From Primate Island hanno saputo rinnovare il proprio background. Hip Hop, elettronica dal futuro e questo suono pieno a riempire le casse dello stereo in macchina che quasi non riescono a tenere la precisione con cui esce tutta la vena compositiva del trio che piace/piacerà tantissimo …