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Di Piazza Verdi, ordinanze e altre cose.

Piazza Verdi a Bologna, e il quadrilatero del centro che va dalla Zona Universitaria fino a Via San Vitale, è da sempre il cuore pulsante di una città che ha oltre il 25% della popolazione fatta da studenti fuori sede, che si aggirano per quelle vie del centro come se fosse una piccola Las Vegas. Alle volte, tutti ci permettiamo di trattare quanto ci sta circondando come se fosse un cesso pubblico o semplicemente un qualcosa che tanto verrà sistemato. Faccio pubblica colpa perché alle volte anche io ho buttato sigarette per terra, visto gente fare pipì sopra il teatro comunale e concesso a persone di lanciare bottiglie di vetro per strada. Insomma, la prima colpa è decisamente di tutti. 

#MusicMarket2015

Qualcuno lo sa benissimo. Non siamo un gruppo di persone facilmente catalogabile fra – organizzatori di concerti – artisti – promoter – musicisti – illustratori – scrittori. In questi anni poi, oltre questi si sono aggiunti – pr delle discoteche – rompicoglioni – repressi – comunisti – diggei – blogger. Ma poi la lista pare infinita poiché in fondo, le attività che abbiamo svolto da oltre 5 anni a questa parte sono numerose e costanti, frutto di diverse personalità che hanno trovato alcuni interessi comuni. Sarebbe brutto parlare di obbiettivi, o limitarsi a dire che – abbiamo la stessa visione delle cose. Ognuno di noi ha diverse capacità, talenti, o semplicemente idee da proporre all’interno di un gruppo numeroso di persone. Siamo partiti a fare radio web e siamo stati i primi in una città come Bologna pur essendo ancora minorenni; poi abbiamo proseguito con i concerti, questo sito che rimane un punto di riferimento se parliamo di artisti nuovi e realmente sconosciuti, e infine l’etichetta discografica, fatta in casa, studiata per dare una base …

C’è una cosa che mi fa ridere.

Non so, forse la polemica fra la criminologa Roberta Bruzzone, giustizialista da salotto televisivo per intendercie la brillante, simpatica e bellissima (veramente bella) Virginia Raffaelle mi ha smosso fastidio, al pomeriggio di una giornata qualunque di Maggio. Forse sarà questo, anzi in fondo lo spero, però alle volte mi capita di aprire facebook e notare come si muovono certe realtà all’interno di una città come può esser quella di Bologna. Tempo fa scoppiò una polemica molto divertente a suon di social network fra #bolofeccia e #bolobene, una sorta di lotta di classe virtuale in cui i giornalisti locali hanno scritto cose grottesche giusto per racimolare qualche soldini per via delle inserzioni. Io quel periodo me lo ricordo bene perché, in silenzio tra le chiacchiere da bar, qualcuno ci credeva realmente a una vera e propria disparità sociale fra quelli che potevano frequentare certi luoghi e altri che non avevano i requisiti giusti. Il problema di fondo è che queste teorie silenti, ma nemmeno troppe, partivano proprio da persone mature, adulte e magari pure con dei …

Fare gli indipendenti a cazzo di cane.

Andiamo in un locale fico. Di quelli che sono arredati di merda ma fa molto underground. Mettiamoci le VANS rotte come Seth Cohen nel telefilm O.C e poi ascoltiamo musica bellissima, sofisticata e compriamoci il vinile del gruppo Finlandese che ha suonato per 120 minuti mentre sorseggiamo la nostra birra artigianale. Andiamo in bagno sistemiamoci i risvolti dei pantaloni, il maglione con le fantasie strane, la camicia a quadri e la barba. L’occhiale da NERD ormai è mainstream quindi tutto sommato possiamo toglierlo. Finiamo la nostra serata a fare discorsi esistenzialisti e a ricordare di come il mondo un giorno sparirà e forse noi saremo felici perché abbiamo vissuto la nostra vita al massimo delle potenzialità consentite. Il giorno dopo svegliamoci, pubblichiamo la canzone del gruppo Finlandese che ha suonato la sera prima dicendo che è stato il concerto più bello della nostra e andiamo su instagram per scattare una foto, con qualche effetto retrò (vintage ormai è mainstream come termine) del vinile che abbiamo acquistato. Mangiamo bio, artigianale, vegano, qualsiasi cibo possa esser identificato …

Il concime finto

Ogni weekend funziona così. Ci svegliamo, alcuni di noi ancora studiano, altri provano a trovare qualche lavoretto, il venerdì però è sempre una buonissima occasione per stare insieme. “Ritrovo ore 18.00” oppure semplicemente “18.00” e già si capisce dove e perché. Vicolo Broglio in quel di Bologna è percorso da noi almeno 10-15 volte a settimana. “Hai preso tutto? – Arrivi puntuale? – Porta qualcosa da mangiare!”. Ogni venerdì, ospitiamo gruppi che si sono fatti chilometri da tutti Italia affiancandoli a realtà locali. Si ride e si scherza, si offre da mangiare e un posto dove dormire. L’ingresso è quasi sempre gratuito fino a mezzanotte e spesso non c’è massiccia presenza di sicurezza per i nostri concerti. Il pubblico apprezza la semplicità con cui è stata creata una manifestazione musicale come questa dove, non potendo permetterci i grandi nomi dello scenario indipendente Italiano andiamo alla ricerca di quel genere di artista che magari fra qualche tempo esploderà e tutti un giorno ci gonfieremo il petto pensando di averlo portato per primi in una determinata città …

E come al solito non c’abbiamo capito niente #CharlieHebdo

Ieri sono stato a una mostra. In un museo abbastanza famoso nella città di Bologna. Probabilmente il museo più famoso della città di Bologna. Qualche ora prima però: strage. kalashnikov, lacrime, iniziative. Poi tutto come prima. O forse nemmeno come prima, peggio. La mostra pur avendo un ottimo interprete è orrenda. Gestita male con un sacco di simboli a far capire il seguente pensiero – “di solito facciamo schifezze ma ora siamo a sostenere la cultura, visto che bravi?” – guardo un mio amico, scosso la testa. In mezzo ci sono un mare di pensieri su cosa si muove l’arte all’interno di uno spazio espositivo. Idee? Retorica? Marketing? Boh?! Poi arrivo a casa e accendo la televisione, tutto secondo protocollo: una merda. Apro i social network – che tendenzialmente sono qualcosa di simpatico – e noto con piacere che non c’abbiamo capito un cazzo. Politici che cavalcano l’onda, artisti che si impegnano in cordate di pensiero intellettuale che tanto non serve a niente dato che fra due giorni l’argomento non ti fa scopare poi così …

Il ritorno dei Verdena

Che bello, pare che tutti attendano l’uscita del nuovo album dei Verdena (diciamolo subito, uno dei miei gruppi preferiti). Tramite immagini criptiche nell’era dei social network abbiamo capito che i ragazzi stanno bene e hanno vissuto bei momenti durante la registrazione del disco. Uscirà entro febbraio 2015, ciò significa che potrebbe comparire pure oggi una traccia in rete magari con un bel video e via di hype a manetta. “Hype a manetta” – espressione puramente giovane per far capire quando una cosa sta facendo un fumo attorno che, alle volte non ci sta nulla da mangiare, alle volte è qualcosa di prelibato. Discussioni a parte i Verdena sono probabilmente il gruppo che ha cambiato la storia della scena indipendente Italiana (pur non essendo indipendenti nell’accezione più integralista del termine). L’album WOW uscito a Gennaio 2011 fu grande rivoluzione culturale, non solo per me o chi altro già seguiva le gesta del gruppo Bergamasco ma anche per chi non avesse mai sentito il loro nome. Ricordo i brani nelle radio, ospitate in programmi non proprio a tema …

Fare RAP è obbligatorio

Oh, ma sti cazzi. Il successo del RAP in Italia è stato raccontato ovunque. Ne hanno scritto pure persone a cui non è mai importato nulla di questa disciplina. Da Amici di Maria De Filippi a X-Factor, passando per Sanremo (vedi la vittoria di Rocco Hunt) arrivando pure a Vanity Fair. Il RAP fa audience ma soprattutto è riuscito a divenire una macchina da soldi. Conoscendo alcuni protagonisti ho sempre seguito un mantra – è tutto ciclico prima o poi finirà, come negli anni 90 – quello per cui si differenzia questo successo è come i protagonisti principali, ovvero i cosiddetti mainstream (detesto questo termine) abbiano cambiato radicalmente il proprio target. Conversazione con mio padre, noto fan di Vasco Rossi e ascoltatore di Radio Deejay: “Teo, voglio comprarmi il nuovo disco di Ghemon, ascolto sempre la sua canzone nel cellulare” – Mio padre è un uomo di 50 anni, non troppo curioso musicalmente perché concentrato nel suo lavoro (noncenefregauncazzo) e come lui, molti altri sono arrivati alla musica di Ghemon, non perché quest’ultimo disco è …

World Bologna Band Cup Story

Ok, siamo in clima mondiali. Ok, qualcuno di noi si emozionò un sacco davanti alla cavalcata di Emmanuel Petit in finale durante Francia – Brasile 3-0. Altri invece pensano ancora al rigore di Baggio, alla papera di Oliver Kahn e al goal mangiato da Robben. Noi abbiamo provato a raccontarvi le nazionali che hanno caratterizzato questa manifestazione che tiene milioni di persone davanti alla televisione seguendo il percorso del nostro collettivo ovvero con tutte le band emergenti (anche quelle che non lo sono più).

Finale di stagione

Una sera di inizio settembre, all’età di 8 anni e mezzo ti ritrovi davanti alla televisione a osservare un giovane omone di 194 cm battere una delle icone viventi in un match incredibile, senza nemmeno far fatica. Qualche tempo dopo, la stessa persona sull’onda del successo precedente, passò la notte in luoghi con persone e abitudini non citabili su un social network di pubblico dominio, prima di perdere contro un tale di cui nessuno ricorderà nemmeno l’esistenza. Passa il tempo, in mezzo c’è la depressione, le cattive abitudini e un sacco di vizi ovviamente non citabili su un social network di pubblico dominio. Il ritorno, contro la nuova icona e la vittoria dopo una di quelle partite che la leggenda narra fosse stata scritta da qualche protagonista vicino alla religione, scegliete voi quale religione. Tutto questo per dirvi che stare svegli a inizio settembre può accompagnare serate come queste dove grazie a un caldo incredibile l’Arterìa ha salutato degnamente la stagione numero 4 del collettivo dopo il live dei C’est La Vie,Le Ceneri e i Monomi e Osc2x in cui, …