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Frank

di Lenny Abrahamson; con Michael Fassbender, Domhnall Gleeson, Maggie Gyllenhaal, Scoot McNairy, Carla Azar. Durata 95’ Frank (Michael Fassbender) è il talentuoso leader dei Soronprfbs (!), scapestrata band post-qualcosa composta da membri psicologicamente labili come l’ambigua polistrumentista Clara (Maggie Gyllenhaal) e lo squilibrato manager Don (Scoot McNairy). Per alleviare le sue turbe ed evitare il contatto diretto con il mondo, Frank da anni si rifugia costantemente dietro una simpatica testona di cartapesta che lo rende misterioso ed affascinante. E dal suo fascino resterà colpito anche Jon (Domhnall Gleeson), un giovane impiegato col sogno di diventare un musicista di successo senza però averne il talento, che per una pura casualità si ritroverà ad essere il nuovo tastierista della band. Jon, dopo la prima disastrosa esibizione live, decide comunque di lasciare la sua vita scialba per rifugiarsi col resto del gruppo in una sperduta baita a registrare un disco e per cercare di carpire il segreto del talento dell’estroso leader dei Soronprfbs. La ‘normalità’ di Jon e le sue scadenti doti musicali gli creeranno però non pochi …

Un ragazzo d’oro

di Pupi Avati; con Riccardo Scamarcio, Sharon Stone, Cristiana Capotondi, Giovanna Ralli.  Durata 102’ A tre anni di distanza da Il cuore grande delle ragazze, Pupi Avati torna nelle sale con un film delicato ma incompiuto, incentrato ancora una volta sul tema, tanto caro al regista emiliano, del rapporto padre – figlio.

Chef – La ricetta perfetta

di Jon Favreu; con Jon Favreau – John Leguizamo – Bobby Cannavale – Emjay Anthony – Scarlett Johansson – Dustin Hoffman – Sofia Vergara – Oliver Platt – Amy Sedaris – Robert Downey Jr. Durata 112’ Carl Casper (Jon Favreu) è un creativo ed affermato chef di un prestigioso ristorante di Los Angeles, gestito da Riva (Dustin Hoffman), proprietario restio all’innovazione e che costringe Carl a riproporre sempre lo stesso consolidato menu. Neanche l’arrivo al locale dello spietato critico gastronomico Michel Ramsey (Oliver Platt) convince il gestore a lasciar esprimere tutta la fantasia del suo chef, demolito così da una recensione che fa il giro del web. Segue uno scambio di tweet al vetriolo tra i due sfociato poi in una scenata isterica di Casper che gli costerà il posto di lavoro. Il licenziamento sarà però l’occasione per lo chef, padre separato ed ormai tagliato fuori dal giro dei grandi ristoranti californiani, di instaurare un rapporto con il figlio Percy (l’ottimo Emjay Anthony) attraverso un coast to coast culinario a bordo di un food truck. …

✿ L’estetica Giapponese (vista da ovest) || Leggi

Colonna sonora ufficiale per la lettura: YMCK -Darling (obbligatoriamente in loop) Tokyo, ed in generale il Giappone, è da sempre nell’iconografia rock una meta seducente: il suo fascino onirico di luci al neon e sale da patchinko è col tempo divenuto l’essenza stessa dello status quo di internazionalità (nell’accezione consumistico-capitalistica datagli dalla cultura occidentale), l’appannaggio definitivo di ogni grande band, la dovuta consacrazione. Forse è tutto nato nell’estate del 1972, durante il primo tour in giappone dei Deep Purple, che diedero alle stampe l’inverno successivo “made in japan”. O forse il fascino della terra nipponica è dovuto al fatto che essa è il più lontano avamposto del nostro mondo, la più estrema propaggine del colonialismo occidentale. Nell’estremo oriente vediamo i clichè e i costumi della nostra cultura estremizzarsi e rendersi buffi, ridicoli; è il risultato dell’impianto post bellico dell’intero capitalismo americano e della sua cultura nel giappone (e poi, in seguito anche in sud corea, ed ora sempre di più, progressivamente in tutto l’oriente). La bizzarra intersezione tra queste culture ha portato ad un interessante …

❖ The Terminal || Recensione

New York, Viktor Navorsky (Tom Hanks) è appena arrivato negli Stati Uniti, pronto per varcare la dogana dell’aeroporto”John Fitzgerald Kennedy”, ma viene fermato a causa di un colpo di stato avvenuto nella sua nazione che ne ha invalidato passaporto e identità; non solo, vista la drammatica situazione in cui versa il suo paese a Victor è vietato anche il rimpatrio, e così l’uomo si ritrova bloccato all’interno del terminal in attesa di sviluppi. Le settimane diventano mesi e Viktor scopre come il micro universo del terminal sia un complesso mondo di assurdità, generosità, ambizione, divertimento, strati sociali differenti, scoperte inattese fino a divenire lo scenario di una storia d’amore.. In The Terminal manca un qualsiasi accenno alla paura, all’insicurezza, ma anche all’incubo della solitudine, dell’abbandono, della lontananza, dell’alienazione che proverebbe chiunque si trovasse prigioniero di una situazione come quella che racconta Steve Spielberg.  Tutto è sommerso dai simpatici e infantili atteggiamenti del protagonista, dalla sua capacità di improvvisare come passare i giorni.Una storia totalmente ispirata all’accaduto di un rifugiato iraniano che ha vissuto all’aeroporto “Charles …