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Perché Diprè è sempre stato un coglione.

Forse è un giorno migliore, forse no, forse era bello quando eravamo tutti #jesuischarlie, forse siamo semplicemente invecchiati, forse ma togliamoci pure il forse, Andrea Diprè è sempre stato un coglione. Premetto che non voglio recitare la parte dell’alternativo e nemmeno quella del #jesuischarlie, ma negli ultimi giorni mi sono documentato su quanto sta accadendo in rete per una diatriba interessantissima che vede come soggetti protagonisti, Andrea Diprè, Sara Tommasi, Selvaggia Lucarelli e lo Zoo di 105. Detta così, pare il cast del prossimo film dei Vanzina dove Massimo Boldi fa le scoregge e tutti giù a ridere, invece non è una puntata di Buona Domenica con il cangurotto Massimo Lopez ma semplicemente una sfida a colpi di chiusure social. Del tipo – ei facciamo branco per chiudere tutto quello che riguarda Andrea Diprè visto che abbiamo 1.000.000 di seguaci sull’internet – però, se da Selvaggia Lucarelli non me l’aspettavo, perché in fondo moralbenpensante non è, dallo Zoo di 105 questo monito, pare qualcosa di grottesco. Marco Mazzoli, storico leader del programma ha spiegato in …

Quando mi sveglio e difendo Jovanotti.

C’è sempre un gusto noioso a fare quelli che danno contro sempre e comunque. Alle volte, tocca fare dei giri che mai ti saresti immaginato. Durante un Mercoledì pomeriggio, leggi ad esempio che il buon Lorenzo Cherubini detto Jovanotti durante una lezione all’università di Firenze (?) – sì questo è un problema effettivamente – pare abbia detto la seguente frase: La sensazione più strana, è che al momento della pubblicazione di questo link sui social network pare sia successo il finimondo, ma io ho subito pensato che fosse impossibile, da un comunicatore impeccabile capace di mettere da Madre Teresa a Che Guevara nella stessa chiesa, una frase del genere. Poi i movimenti social 2.0 che si sono susseguite però mi hanno fatto divertire un casino, tipo:     Questi sono solo tre esempi esaustivi, perché di stare a riprendere tutti coloro che si sono scagliati con veemenza assassina verso una “presunta” dichiarazione non avevo la minima voglia. In alto, una nota azienda di scommesse online prende al volo la notizia per fare un simpatico meme …

#‎SANREMO2015‬ • Terza serata

Carlo Conti scende sgarzolino dalle scale (sgarzoline pure loro) e con fare sgarzolino presenta i concorrenti sgarzolini a cui tocca scannarsi. I giovani. Prima sfida: Giovanni Caccamo contro Serena Brancale. Il primo viene da Modica e per una modica cifra, da anni si esibisce nei salotti della Modica bene e alla fine delle esibizioni, lava i piatti e getta la spazzatura facendo la raccolta differenziata. La seconda, canta jazz nei locali fighi di Bari e ogni sera torna a casa accompagnata da qualcuno che se la vuole fare e lei dice spesso di no, tranne a uno. Il peggiore. Poi soffre. E canta di ‘sto stronzetto. Morale della favola, vince il primo (Caccamo), la seconda (Brancale) perde. Poi soffre. Seconda sfida: Amara contro Rakele. Amara è una tipa alta, viene da Prato e la sua particolarità è avvolgersi il cranio con delle fasce enormi create utilizzando materiali di riciclo, di solito tende e garze. Rakele, viene da Napoli, canta canzoni anonime che nulla hanno a che fare con la tradizione napoletana e neppure con Pino …

‪#‎SANREMO2015‬ • Seconda serata

Si inizia con lo scannatoio tra giovani. Finalmente i giovani, non della gente di quaranta/cinquanta e passa anni che fanno i giovani, no proprio anagraficamente giovani, carne fresca da macello. Parte una rumba forsennata, un tarantolato si agita, parla di chiavarsi una che si chiama Elisa (nome molto gettonato nei festival), ha un chitarrista (o era un bassista?) vestito di fiori. Sono una bend. Si chiamano Kutso e sfidano un ragazzino debborgata di diciasette anni chiamato Kaligola. Nonostante il nome con la K e la canzone rap, il “cinno” è buonissimo, evidentemente non ha amici che lo televotano e lo eliminano. Poche ore dopo verrà trovato sul raccordo anulare di Sanremo a cantare una canzone di luigi Tenko. Vengono puliti gli schizzi di sangue e si parte con la nuova macelleria. Tocca a Enrico Nigiotti (senza kappa), ragazzo livornese con chitarra che si autodefinisce un trasgressivo. Canta una canzone già sentita cantare dai Negrita e il pubblico applaude per inerzia. Lo sfida una ragazza abbastanza Piazza Thair che si chiama Chanty. La pulzella inizia a …

#SANREMO2015 • Prima serata

Non sono un intellettuale, non lo sono mai stato e mai lo sarò, ve lo dico e ve lo faccio capire ogni giorno, ma sono un osservatore di quello che ci circonda e che nessuno vuole notare, o meglio, lo vede, ma non se ne accorge. Faccio semplicemente dell’enterteinment per impiegati o per persone che svolgono lavori con il nome in inglese, quindi non fanno nothing. Febbraio, mese dell’anno dove di solito la gente si spaventa e si stupisce della neve e “perché fa freddo”, ma soprattutto mese di Festival di Sanremo, termometro della nazione, il momento nel quale si capisce come siamo messi e dove andremo a finire. Negli anni di cretinismo digitale che stiamo fortunatamente vivendo, seguo Sanremo dal divano con il mio aifon 4 in mano e twitto (“Lasciatemi twittare con il mio smartfon in mano, lasciatemi twittare, sono un italiano” cit.) perché seguire il Festival e commentare su Facebook non è funzionale e la batteria dello smartfon si scarica dopo la prima esibizione. Veniamo al Festival, veniamo al presentatore: Carlo Conti. …

E come al solito non c’abbiamo capito niente #CharlieHebdo

Ieri sono stato a una mostra. In un museo abbastanza famoso nella città di Bologna. Probabilmente il museo più famoso della città di Bologna. Qualche ora prima però: strage. kalashnikov, lacrime, iniziative. Poi tutto come prima. O forse nemmeno come prima, peggio. La mostra pur avendo un ottimo interprete è orrenda. Gestita male con un sacco di simboli a far capire il seguente pensiero – “di solito facciamo schifezze ma ora siamo a sostenere la cultura, visto che bravi?” – guardo un mio amico, scosso la testa. In mezzo ci sono un mare di pensieri su cosa si muove l’arte all’interno di uno spazio espositivo. Idee? Retorica? Marketing? Boh?! Poi arrivo a casa e accendo la televisione, tutto secondo protocollo: una merda. Apro i social network – che tendenzialmente sono qualcosa di simpatico – e noto con piacere che non c’abbiamo capito un cazzo. Politici che cavalcano l’onda, artisti che si impegnano in cordate di pensiero intellettuale che tanto non serve a niente dato che fra due giorni l’argomento non ti fa scopare poi così …

I 20 dischi dell’anno (2014).

Potevamo parlare di altri 123 dischi eppure abbiamo scelto questi 20 lavori qui, che per un motivo o semplicemente per esigenze meteorologiche hanno contraddistinto il nostro 2014. Se avete voglia leggete, poi andatevi a comprare dal vostro negozio indipendente di dischi vicino a casa qualche titolo, fareste soprattutto il vostro bene. ALT – J – THIS IS ALL YOURS “Ciao mamma, oggi sono famoso!”, immagino abbiano esordito così in casa propria gli Alt-J. Va bene che il 2012 li aveva già visti sulla vetta della musica internazionale, ma chi si poteva aspettare che con il nuovo album si sarebbero addirittura superati?!  Cupo, introspettivo, triste, esplosivo, maniacale, incomprensibile; “This is All Yours” è un album che non ti dimentichi facilmente, dico davvero. Questo disco è arrivare ai calci di rigore e prendere la traversa invece di segnare e far vincere la tua squadra, questo disco sono le farfalle nello stomaco, i pugni e i calci. Un lavoro immenso, speriamo solo gli Alt-J non facciano la fine di quasi tutte le band inglesi, scomparendo dopo il terzo …

Non abbiamo mai vinto un cazzo

Mi vedo con lui ogni domenica. Prendiamo l’autobus dalla stessa fermata e scendiamo nella metà dei nostri desideri. Ormai ha superato i 60 anni e nella sua vita, pare averne vissute parecchie di queste storie. Io, tifoso figlio delle pay tv, mi sono innamorato gradualmente di tutto questo. Che sia in casa o in preparazione alla trasferta, la domenica come il sabato, il turno infrasettimanale come l’Eurolega, la gioa di condividere, da qualche anno a questa parte, un’esperienza del genere vorrei durasse per sempre. Per un periodo sembrava tutto in bilico e qualcuno ha deciso perfino di andarsene, cambiando sentimenti. Perché questo non è solo, il solito incontro con Niccolò alla fermata del 36 direzione Paladozza, ma bensì il racconto di un diario collettivo che dura dal 1970, a fianco della Fortitudo Pallacanestro come Fossa dei Leoni, perché come dice Niccolò “la Fortitudo è un sentimento le altre sono squadre”. Il basket qui a Bologna non è mai stata una cosa semplice, ma piuttosto un rapporto conflittuale per 2 volte all’anno perfino con tuo padre.…

La psicosi del Tennis Americano e la prima settimana degli US Open

Ti ritrovi seduto sul divano. Gambe ben distese, birra, patatine e vacanze quasi terminate. Da una parte il pacchetto di sigarette, dall’altra il telecomando per poter alzare la telecronaca. Per molte persone, in Italia, gli US Open sono l’ultimo momento prima di tornare alla vita di tutti giorni. Si manifestano sempre a cavallo fra l’ultima settimana di Agosto e la prima di Settembre. Fuori non fa così caldo e ancora per strada non si sente anima viva. La prima settimana degli US Open 2014 è volata via così, come una semplice routine: Fognini prosegue la solita partita contro se stesso, Federer strappa applausi anche quando sbaglia un colpo, Djokovic persiste nei suoi piccoli monologhi, tutti i giocatori alle spalle dei grandi campioni vincono e per l’ennesima volta il tennis Americano manca di giocatori nella seconda settimana di uno slam. Profetico è stato Rino Tommasi qualche giorno fa, spiegando come il tennis in America abbia raggiunto un grandissimo livello di popolarità e anche di cafonaggine da parte di pubblico – e, aggiungo io, media. John Isner,…

Ciao Mario speriamo di non vederci più

Finisce così in una normale giornata di Agosto l’avventura di Mario Balotelli al Milan. Promessi sposi da una carriera, in poco più di una stagione fatta di espulsioni, rigori, goal e tante avventura extra calcistiche termina quella che doveva essere l’esperienza della definitiva consacrazione del sempre giovane attaccante Italiano. Bando ai formalismi. Balotelli è arrogante, non è (ad oggi) un fuoriclasse, gioca la maggior parte delle partite fuori ruolo, extra-campo si fa notare per i soliti problemi, nasce a Palermo, vive a Brescia e ha la pelle scura. Ama le donne, ama le belle donne, ha problemi con la propria figlia (non c’ho capito ancora un cazzo della vicenda), è accusato di scarso impegno, possiede una serie di macchine costose, probabilmente ha una casa fantastica e quando gioca in nazionale non fa la differenza. Ha rovinato un gruppo di giocatori, fatto licenziare allenatori esasperati e infine comunica solo grazie ai social network. Mario Balotelli, in una società come la nostra, dove non è tollerato il singolo errore figuriamoci gli errori non può restare. Siamo il …