Autore: Italo o/y Armone

Godblesscomputers – Plush and Safe

Se la bellezza è veramente in tutte le cose questo non vuol dire che siamo tutti in grado di coglierla. Godblesscomputers lo fa per noi, in silenzio, ascolta per ore, registra e reinterpreta, smussa la contemporaneità troppe volte spigolosa, riordina il disordine delle metropoli, lucida i pensieri di chi lo ascolta, aggiusta delle emozioni che si sono ormai rotte da troppo tempo e da voce a chi non ne ha. John Cage, non uno qualunque e di certo non un parente di Nicolas, ascolterebbe Plush and safe per ore e ore. Godblesscomputers cerca di dirci che la bellezza delle cose sta dentro di noi e nella nostra capacità di osservarle, e ascoltarle. Godblesscomputer è un campione di campionature. È un campionatore di vita. Per concludere, Plush and safe è un disco consapevolmente malinconico, è un amico che ti asseconda nei momenti più bui, uno di quelli che ti ascolta senza mai un segno di esitazione. Plush and safe è il primo amico a cui ti rivolgeresti quando hai bisogno qualcosa. Plush and safe è l’amico …

Killacat – Parto da qui

Killacat è partito parecchi anni fa, da Catanzaro, tra “i Giardini” e corso Mazzini, sovrastato da “Il Cavatore” e da un accento impossibile da nascondere, dalle riflessioni filosofiche a “Bellavista” e ai ritardi della “Funicolare”. Killacat, “(ri)Parto da qui”, raggiunge la consapevolezza che sia arrivato il momento di cambiare aria, per semplice curiosità e per seguire una passione insieme agli amici della Blue Nox. Sicuramente la sua ultima storia d’amore non è finita nel migliore dei modi ma ci regala comunque minuti di riflessione e di amore, insieme a Mud Buddy e Mecna, Dj Tsura, il promettente Iamseife, Big Joe, Fid Mella e Gheesa. Per ascoltare “Tu non c’eri” bisogna purtroppo affidarsi a youtube, ma come ultima traccia di un EP garbato e piacevole. Killacat cerca di trovare la sua strada e lo fa con classe e tanta passione. Bravo. Quando ti rivedrò ti abbraccerò ma la camicia bianca non ce l’ho.

Mirko Kiave – #Fixtape

Quattro motorini, otto amici e quattro caschi. Catanzaro Lido come New York, Giovino come il Bronx. I soldi chiesti ai nostri genitori mentendo sulla destinazione, l’odore di salsedine nel naso, il suono delle onde del mare da sottofondo, la strada non asfaltata, i ragazzi più grandi con le macchine e le ragazze, la pineta, i miei pantaloni troppo larghi, le scarpe rotte apposta. Rum e coca, quindici anni e non sentirli, la Red Bull era da ribelli, la vodka volgare come la musica pop. Il bisogno di appartenere. Le promesse fatte, le sentenze definitive, l’innocenza dei sogni. Turi era al bar a bere una birra, io non sapevo neanche chi fosse, pochi telefoni facevano foto ci si limitava a uno sguardo, noi timidi lo osservavamo da lontano, i meno timidi ci scambiavano qualche breve parola, sorrisi. Il palco si illumina ma Turi è ancora al bar. Mi dicono Kiave e io mi lascio andare e vengo travolto. Io da quel giorno non ho più smesso di provare quella sensazione quando Mirko sale sul palco. Quella …

Colapesce – Egomostro

Viaggiare serve a porsi altre domande e non a trovare le risposte. L’unico modo per trovare queste ultime è recarsi in un posto tutto nostro, guardarsi negli occhi, magari sedendosi di fronte a uno specchio o fissare il proprio riflesso in un lago danese, e trovare le parole giuste. Colapesce ha viaggiato, si è posto le domande e poi si è risposto, facendo di “Egomostro” un diario personale in musica, chiamiamolo un audiario. Siamo tutti vittime di noi stessi e del nostro passato. Siamo vittime della coerenza, un’ attitudine sopravvalutata e noiosa, perché tutti commettiamo degli errori ma non per forza dobbiamo conviverci tutti i giorni, come tutti i musicisti devono confrontarsi con il loro ultimo album prima di pubblicarne uno nuovo, e a volte basta fissare la pioggia dalla propria finestra, contarne le gocce e poi andarle a raccogliere qualche minuto dopo, senza neanche il cappuccio. Colapesce ha raccolto tutte le gocce, alcune le ha bevute e altre le ha esaminate più da vicino, si è messo davanti allo specchio, ha provato tutte le magliette che aveva …

Flag of Estonia – Flag of Estonia

Ballare non piace a nessuno. È un rituale di corteggiamento triste e squallido, accompagnato il più delle volte da una musica triste e sempre uguale. La gente in discoteca salta, ride, grida e muove i piedi a tempo per non sentirsi sola, solitudine. Una coppietta nell’angolo manifesta amore attraverso le lingue, li sorpasso senza neanche abbassare lo sguardo, indifferenza. Il bicchiere si svuota e il ghiaccio rimane sul fondo, riflessioni. Una ragazza passa e le dico che è bellissima, lei neanche si gira mentre l’amica ride, ferite. Chiudo gli occhi, rinascita. Flag of Estonia è questa sensazione qui. Solitudine. Indifferenza. Ferite. Riflessioni. Rinascita. E il piede che inizia a battere a tempo.

The Hillinoise – Sorriso Plastico

Da Catanzaro a Milano. Dal sud al nord. Da una città all’altra. Da una libreria a un’ altra. Era una domenica pomeriggio e camminavo da solo. Volevo comprarmi un libro. Sapevo benissimo quale volevo, avevo letto le recensioni su Anobii, e sono andato spedito verso la sezione classici. Volevo perdermi in qualcosa che non avrei mai compreso completamente, volevo rimanere con l’amaro in bocca. Con il libro prescelto in mano, il mio occhio cade su un altro. Ha una copertina coloratissima, “Le impressioni di un clown” e mi fermo e cerco di capire. Mi attrae senza motivo. Mi attrae così tanto che mi lascia immobilizzato. Finisco col cedere a una sensazione, a un istinto, poggio il classico dalla copertina nera e afferro avidamente, e con la faccia di un ladro mi avvio verso la cassa. Saluto il buttafuori ed esco. Inizio a correre, salgo sul 24, direzione Ripamonti, con un libro in più e un peccato in più. Fu un libro bellissimo sebbene non me lo aspettassi. Esattamente come il il primo EP de “The …

L’officina della camomilla – senontipiacefalostessodue

Avevo un amico a liceo, non l’ho mai visto più avanti dell’ultima fila se non per qualche interrogazione. Parlavamo sempre di un sacco di cose: musica, libri, ragazze, tutte quelle cose che segnano ogni uomo che sarà. L’adolescenza è quel periodo della vita durante il quale prendono vita i metri di paragone, si stabiliscono quei parametri con i quali giudicheremo tutto quello che ci aspetta. Volevamo essere unici, non accettavamo di essere “come gli altri”, non volevamo essere i buoni ma i cattivi. Avevamo in fondo un sacco di cose da dire, un sacco di cose belle ma tutto quello che usciva dalla nostra bocca erano bestemmie, rutti, sentenze definitive e commenti superflui. Generalizzare era il nostro sport preferito. Ma quante cose belle avevamo da dirvi. L’officina della camomilla racconta questo periodo, con le parole, con la musica, con l’amore e l’odio tipico di un adolescente. Gli stili, i gruppi, i primi amori, le delusioni, i viaggi e i sogni. Gli squotter, punk, gli skin head: non pronunciavo queste parole da anni. “senontipiacefalostesso” è un disco …

Morning Tea – Nobody Gets a Reprieve

Invitato a cena da amici, esco sull’uscio a fumare una sigaretta, rubata abilmente dal pacchetto di un invitato che mi stava un po’ sul cazzo. Non chiedo a nessuno di accompagnarmi, chiedo solo un accendino. Nessuno azzarda un “vengo anche io”, e io felice accendo la sigaretta. Il primo tiro è sempre il più pesante, il più importante, è quello che mi da alla testa e mi fa pentire di averla accesa, perché io non sono un fumatore, ma trovo molto romantico il gesto del fumare, e pur di compierlo rischio i conati di vomito, barcollo e tengo la testa con la mano destra, chiudendo gli occhi e pensando a quello che non dovrei. Odio quando succede, e ogni sera ripeto questo rituale di masochismo verso me stesso, perché potrete anche impedirmi di fare del male ai passanti, ma nessuno può impedirmi di infierire su me stesso. Nobody Gets a Reprieve ha avuto su di me proprio l’effetto di quella sigaretta, dopo averlo ascoltato la prima volta ho pensato che non avrei dovuto farlo, ho …

Musica Per Bambini – CapoLavoro!

Da grande volevo fare il marinaio. Mi immaginavo su una barchetta a vela, con la barba bianca a 30 anni e la pipa in bocca. Esattamente come Capitan Findus. Da grande volevo essere come lui. Io soffro di mal di mare,non ho una barca a vela e non mangio animali, ma in fondo siamo tutti un po’ marinai. Siamo tutti in attesa di una ventata d’aria fresca che ci gonfi la vela e ci faccia incrociare un’isola dei sogni, in cui passare il resto della nostra vita, come la pensione a vita del fratello di Romano Prodi. E io navigavo fino a qualche giorno fa, fra metropolitane, monumenti storici, passi carrabili, ristoranti cinesi, facebook e spotify. Navigavo senza una meta, cliccavo senza un motivo. Poi un suono rapisce la mia attenzione, Ulisse le avrebbe chiamate Sirene, lo ascolto e tutto quello che voglio è avvicinarmi, ed è un suono che conosco, lo avevo già sentito, e li riconosco, i Musica per Bambini sono tornati e mi rapiscono. Mi rapiscono e io accetto tutto le caramelle …

Solki – Sleeper Grele

A volte creo. A volte mi capita di disegnare dei disegni tristi, totalmente in bianco e nero. Mi metto lì e decido che utilizzerò solo triangoli, linee dritte a 45°, cerchi concentrici e rigorosamente con la penna Staedtler 0.1, al massimo 0.3. Ci metto giorni, ho la nausea perché sento il bisogno di finirlo, non riesco a pensare a nient’altro che a quando lo finirò. E dopo eccolo, chiudo la penna come fosse un rito religioso, con una calma disumana, e con la sensazione di aver portato a termine finalmente qualcosa. Dopo lo guardo e penso: “è un capolavoro”. Mi compiaccio e lo inizio a mostrare agli altri, gratis. Mia madre afferma di avere un artista come figlio, mio padre osserva compiaciuto e mio fratello pretende che io glielo regali. Quando invece quel disegno esce dalle mura di quella casa perde ogni valore, la gente non lo guarda, lo butta per terra o al massimo lo utilizza per prendere degli appunti, girandolo persino dall’altra parte. E penso di essere un genio incompreso. Sleeper Greli dei Solki è …