Autore: frascob

Spring Attitude Festival 2015 pt.1

Arrivo a Roma la mattina, che non si sa mai mi perda qualcosa, son talmente allucinato in sto periodo che della line-up non ci ho capito nulla niente. Ovviamente iniziava la sera. Vabbè, mi trovo con Massimo all’entrata del Maxxi (posto P A Z Z E S C O) dopo un simpatico attraversamento di Roma della semplice durata di un’ora e mezzo. Mi gusto i visual fuori di testa di—-, faccio public relations e bevo un po’ d’acqua, birra troppo cara. Onestamente il primo giorno aspettavo solo Yakamoto Kotzuga, perché John Talabot avrebbe chiuso tamarramente, così come poi è stato, e degli altri non ne avevo mezza. Cut Hands si è rivelato pesante ma interessante, ok. Ma Kotzuga? Bello, ma tanta gelosia -.-‘, il ragazzo ha quattro anni meno di me e spacca di brutto, rischiando pure la vita per un’avveniristica luce montata sul tetto, staccata dal bassone potente. La quantità di fotografi e super-cameraman mi destabilizza. Decidiamo di passare da Dean Blunt, ma il buio e la fame ci costringono ad uscire per mangiare …

Chambers – La guerra dei trent’anni

Fiumani, volendo o non volendo, influenza tutte le produzioni toscane degli ultimi anni (vedere Tutte le Cose Inutili): il cantante dei Diaframma con il suo speech-singing ha scovato un legame profondo tra la poesia vomitata e l’accento del granducato: il nuovo album dei Chambers tiene alcune peculiarità del cantautore fiorentino, pur essendo decisamente, estremamente più nervoso, sporco, violento di qualsiasi disco cold-wave. La guerra dei trentanni è un album pesante, spesso dissonante, volgare come gli ultimi Kyuss, lento come i Melvins, tanto stoner quanto doom. Il terzo lavoro in studio dei trentenni pisani è un composto culturale tra l’underground italiana degli anni ’80 – leggasi Diaframma o CCCP – e quella americana dei primi ’90 – Botch, Melvins (appunto) o Slint: pur rifacendosi a qualcosa di già sentito i Chambers riescono a rinnovarsi e a rinnovare il suono. Il singolo In Viaggio (con Mai Mai Mai) è il simbolo di questo lavoro: la voce urla senza urlare, fregandosene di toni e metrica, le chitarre accompagnano una marcia lenta, che è intrisa del drone dei Mai …