Live Report
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Spring Attitude Festival 2015 pt.1

Spring Attitude Festival pt.1

Arrivo a Roma la mattina, che non si sa mai mi perda qualcosa, son talmente allucinato in sto periodo che della line-up non ci ho capito nulla niente. Ovviamente iniziava la sera. Vabbè, mi trovo con Massimo all’entrata del Maxxi (posto P A Z Z E S C O) dopo un simpatico attraversamento di Roma della semplice durata di un’ora e mezzo. Mi gusto i visual fuori di testa di—-, faccio public relations e bevo un po’ d’acqua, birra troppo cara. Onestamente il primo giorno aspettavo solo Yakamoto Kotzuga, perché John Talabot avrebbe chiuso tamarramente, così come poi è stato, e degli altri non ne avevo mezza. Cut Hands si è rivelato pesante ma interessante, ok. Ma Kotzuga? Bello, ma tanta gelosia -.-‘, il ragazzo ha quattro anni meno di me e spacca di brutto, rischiando pure la vita per un’avveniristica luce montata sul tetto, staccata dal bassone potente. La quantità di fotografi e super-cameraman mi destabilizza. Decidiamo di passare da Dean Blunt, ma il buio e la fame ci costringono ad uscire per mangiare qualcosa. Tornati e appurato il mood tunza-tunza del buon Talabot ci infiliamo dai Quiet Ensemble: sbem, piante e ananas in bella mostra, Tropical Edition is-in-da-haus. I due ragazzi si muovono per quasi un’ora in una jungla di suoni, rumori e colori, con un noise puro – sostanzialmente con dei cavi aperti prendevano le impercettibili vibrazioni di luci al neon e ananas (!) amplificandole tramite ableton, almeno credo – che non mi gustavo dai tempi del buon Merzbow all’XM. Ritorno a casa fantasioso, con il buon Luca, che in cambio di un po’ di volantinaggio per Fennesz (si proprio quel fennesz) ci ha riportati AR PIGNETO con tanto di perquisition by finanzieri interessati ai miei progetti universitari futuri. Il giorno dopo è al Macro, al Testaccio, sicuramente più vicino. Dopo ER PORCHETTONE ci avviamo ai primi concerti, dove Redinho e il suo vocoder ci accolgono con daftpunkiana simpatia. Io da buona fighetta quale sono non aspetto altro che Popolous –poiché Clap! Clap! me lo ha tolto la natura e la nascita di un bimbo – quindi i vari Shigeto, Romare, Ambassadeurs me li osservo da fuori, con un’ottima D E SP E RA D O S (w lo sponsor). Popolous e il percussionista il cui nome adesso mi è ignoto sfoggiano pantalone corto, camiciona spimpirillente, live visual eco-friendly stile ristorante vegan e soprattutto uno show completissimo, dritto, pieno, che ti lascia un po’ di voglia d’altro – soprattutto di Fall (l’ho detto che sono una fighetta), ma il caro popolano mi ha detto su feisbuc che la provano in questi giorni quindi SI TORNO E ANCHE DI CORSA. I pezzi d Night Safari si inseguono, e accompagnano la danza sfrenata di alcuni di noi [POSTILLA: possibile che nessuno abbia voglia di ballare a sto festiva], gli stessi che verranno malamente delusi dai Bambini Brasiliani il giorno dopo. Dopo Popolous inizia l’invivibile SBTRKTTTRTSLKBSTRSSKT che, con tanto di “mascherini” stile Tre Allegri Ragazzi Morti sotto il palco, porta a casa la pagnotta con un djset abbastanza vario; ovviamente non lo vedo tutto, anzi, poco, perché sono hipster.

L’ultimo giorno parte ancora al Macro, con un super Godblesscomputers che presenta il nuovo EP e lo fa in grande stile, live concreto, divertente e carichissimo, bravo. Ci prendiamo una biretta fuori ascoltando chilling djset quand’ecco che SBEM, partono gli Scratch Perverts, che ho visti 5 anni fa al FIB, sono veramente vecchio. Comunque dj set con i controballs, hip hop old school, D’Angelo and the Vanguards e altro hot soul, con un’abilità che mi fa abbastanza vergognare del mio savoir faire tra La Notte Vola e Kylie Minogue, fino al delirio tech-house, che, come al solito, annoia. Fiduciosi andiamo dai Ninos du Brasil e….una sorta di sesso venuto male, show tanto carico quanto noioso, poco credibile e ripetitivo. Delusionissima. Tristi e affamati usciamo per dirigerci all’apogeo del festival, la serata allo Spazio Novecento – pazzesco. I Portico sorprendono per la grazia e la qualità del suono, onirico e intimista pur essendo in un salone neo-classico gigantesco, mentre i Drink To Me rafforzano l’idea che gli italiani l’elettronica la sanno fare bene, eccome. Ma la vera sorpresa sono loro, gli Omosumo, concreti, violenti, divertenti, trascinanti, insomma gli –anti si sprecano; un live show completo, condito dalle vocalità fantasiose e fantastiche di Angelino, soave. Finiamo la tre giorni con i main events: Siriusmodeselektor che DEVASTA tutto, le mandrie di anfetaminici hipster danzano allegramente tra i bombardamenti del trio tedesco, che si conferma, almeno per me, una delle migliori esperienze di live electronics. Si conferma anche Apparat: non li fare i dj set dopo modeselektor dai, che la fai scendere a tutti.

Il festival è una figata, l’elettronica è una figata, Roma è una figata ( i mezzi NO) e l’Italia ha decisamente vinto. W L’ITALIA, W RENZI, W IL PD.

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Musicista, ballerino, ballerina, studentesso e ex studente, svolazzo per i locali bolognesi mettendo trash e ascoltando drone e doom e hardcore, perché la coerenza è l'ultima a morire. Ritengo che D'Angelo sia il miglior musicista del mondo, dopo i Tool e Madonna. A tempo perso studio la voce e la vocalità, ma a tempo perso.

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