Editoriale
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C’è una cosa che mi fa ridere.

C'è una cosa che mi fa ridere.

Non so, forse la polemica fra la criminologa Roberta Bruzzone, giustizialista da salotto televisivo per intendercie la brillante, simpatica e bellissima (veramente bella) Virginia Raffaelle mi ha smosso fastidio, al pomeriggio di una giornata qualunque di Maggio. Forse sarà questo, anzi in fondo lo spero, però alle volte mi capita di aprire facebook e notare come si muovono certe realtà all’interno di una città come può esser quella di Bologna. Tempo fa scoppiò una polemica molto divertente a suon di social network fra #bolofeccia e #bolobene, una sorta di lotta di classe virtuale in cui i giornalisti locali hanno scritto cose grottesche giusto per racimolare qualche soldini per via delle inserzioni. Io quel periodo me lo ricordo bene perché, in silenzio tra le chiacchiere da bar, qualcuno ci credeva realmente a una vera e propria disparità sociale fra quelli che potevano frequentare certi luoghi e altri che non avevano i requisiti giusti. Il problema di fondo è che queste teorie silenti, ma nemmeno troppe, partivano proprio da persone mature, adulte e magari pure con dei figli.

“No, mio figlio non ci va lì perché ci sono persone x con abitudini y”

“No, mio figlio frequenta solo certi luoghi” 

È divertente pensare come nel frattempo si sono create situazioni, organizzazioni, e associazioni presunte culturali capaci di creare l’elite del divertimento all’interno della città, ovvero party privati ma ben pubblici con migliaia di persone che solo su invito potevano fruire di un determinato genere di musica e frequentare un determinato luogo con determinate persone. Ho sempre voluto stare alla larga da queste cose e coltivare il mio piccolo giardino – aperto a tutti, 24 ore su 24 – rispetto alla Reggia con cui alcune persone riescono persino a mangiare benissimo, apparecchiandosi da tempo e riuscendo sempre a riciclarsi in tantissime cose. Fa spavento che poi le cose cambiano e le grandi Regge iniziano a sentire la sedia muoversi, come se da tanti piccoli giardini nascesse un movimento parallelo capace di intercettare in modo trasversale le persone, e in fondo l’alternativa attrae molto di più. Le Regge però hanno super poteri e personale pagato per contaminare i giardini, chiamando i vari responsabili e chiedergli – Perché non ti va di mettere qualche fiore dentro la Reggia? – oppure – Lascia perdere il tuo tagliaerba, te ne diamo uno nuovo per fare una parte del nostro giardino. La moralità con cui viene spacciato un contenuto in quanto esclusivo fa orrore, e mi ricorda sempre il perché io nel mio giardino ci continuo a stare volentieri, magari andando qualche volta da altri per poter comprarmi del concime migliore e selezionare dei fiori bellissimi capaci di arrivare non solo al portafoglio esclusivo delle persone, ma anche e soprattutto all’olfatto e al senso tattile. Tutto questo per dire che forse all’interno della Reggia dove puoi trovare barbe curate, gonne a ruota anni 50 (sì, quelle che vanno di moda), drink a 12€, orologi costosi che però sembrano rovinati e altre cose che non ho più voglia di elencare, non ci deve esser spazio per alcuni giardini, altrimenti come facciamo a rendere migliore la nostra terra?

 

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