Editoriale
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Fare gli indipendenti a cazzo di cane.

Fare gli indipendenti a cazzo di cane.

Andiamo in un locale fico. Di quelli che sono arredati di merda ma fa molto underground. Mettiamoci le VANS rotte come Seth Cohen nel telefilm O.C e poi ascoltiamo musica bellissima, sofisticata e compriamoci il vinile del gruppo Finlandese che ha suonato per 120 minuti mentre sorseggiamo la nostra birra artigianale. Andiamo in bagno sistemiamoci i risvolti dei pantaloni, il maglione con le fantasie strane, la camicia a quadri e la barba. L’occhiale da NERD ormai è mainstream quindi tutto sommato possiamo toglierlo. Finiamo la nostra serata a fare discorsi esistenzialisti e a ricordare di come il mondo un giorno sparirà e forse noi saremo felici perché abbiamo vissuto la nostra vita al massimo delle potenzialità consentite. Il giorno dopo svegliamoci, pubblichiamo la canzone del gruppo Finlandese che ha suonato la sera prima dicendo che è stato il concerto più bello della nostra e andiamo su instagram per scattare una foto, con qualche effetto retrò (vintage ormai è mainstream come termine) del vinile che abbiamo acquistato. Mangiamo bio, artigianale, vegano, qualsiasi cibo possa esser identificato come alternativo, poi leggiamo l’Internazionale, e continuiamo ad accresce i nostri valori che implicano la libertà del prossimo, il garantismo sfrenato, lo stare dalla parte del più debole e avere un pensiero critico. Ok, però facciamolo sempre. Non a cazzo di cane. Che alle volte capita di nascondersi dietro al dito per non guardare la mano, ma soprattutto si tende a puntare il lampione, senza pensare alla luna, per poter avere un minimo di luce verso noi stessi. Che le cose se analizzate con questo famoso mantra indipendente possono essere impopolari, renderci delle persone cagacazzo ma in fondo, non volevamo essere liberi? Diavolo, una generazione figlia di sex&the city non può farsi influenzare da una vetrina rotta al fronte di tutto quello che viene generalizzato come NO. Perché le cose che iniziano con NO, non sono sempre un negare “un qualcosa”, ma spesso si rivolgono al “modo” in cui viene fatto. Perché predicare indipendenza nel modo di vestirsi, nei locali da frequentare, negli oggetti da comprare per poi aggregarsi all’opinione più forte e utile per accrescere il nostro orticello, ci rende schiavi e in fondo sì, alternativi a cosa?

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