Interviste
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w/Abiku

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Grosseto mi è sempre stata a cuore. Ormai ci vado almeno una volta all’anno, un po’ perché si trova poco distante da alcune località di mare paradisiache, ma soprattutto per affetti personali. Poco tempo fa, in più, ho avuto anche il piacere di conoscere e sentire un gruppo che è proprio originario di questa città, ovvero gli Abiku. Per tali ragioni mi sarebbe piaciuto intervistarli a voce (forse avrei potuto anche farlo), ma il tempo ultimamente mi è nemico, scarseggia e quindi ho collaborato con loro per email. E’ un’intervista diversa dalle mie solite, perché prediligo molto di più conoscere gli artisti di persona, ma devo ammettere che è uscito comunque un bel lavoro. Sono stati, oltre che disponibilissimi, chiari e diretti nel rispondere, ed è per questo che è il caso di dare uno stop a questa mia introduzione e di leggere cosa loro hanno detto, o meglio.. scritto. Bon voyage, mes amis!

Innanzitutto vorrei sapere come procede il vostro tour e quanto è stato importante per la vostra maturazione artistica fare così tante date in giro per l’Italia! 

Il nostro tour è ormai giunto alle ultime battute e devo dire che è andato molto bene. Abbiamo avuto modo di visitare molte città in cui non avevamo mai messo piede e abbiamo conosciuto un sacco di nuovi amici. Trovare ragazzi che conoscono tutti i testi delle canzoni a memoria a svariate centinaia di kilometri da casa è stato assolutamente spiazzante e ultragratificante.

Abbiamo avuto anche modo di riflettere molto sul set che proponiamo dal vivo individuandone pregi e difetti: cerchiamo di fare tesoro di questa esperienza e migliorarci in continuazione.

State portando in tour “La vita segreta”, uscito il 6 ottobre 2014. Parlateci del vostro ultimo disco, di come è nato, quanto tempo ci avete lavorato su, dei testi presenti nell’album, ecc. 

Il disco ha avuto una gestazione davvero lunga: ci sono voluti circa un anno e mezzo per scriverlo e altrettanto tempo per registrarlo, mixarlo, etc. (abbiamo fatto tutto in autonomia).
Io (Giacomo) ho realizzato dei provini chitarra acustica e voce delle canzoni e successivamente,  seguendo la guida di Edoardo, il tastierista, abbiamo arrangiato le versioni full band.
I testi sono quanto di più personale abbia mai scritto. Nelle canzoni di questo disco parlo in presa diretta della mia vita e di quella delle persone vicino a me. Non ho ben chiaro il motivo per cui ho sentito l’esigenza di trattare certi argomenti, è andata così.

Dal 2009 a oggi non sono cambiati solo alcuni membri della band. Sono usciti parecchi vostri lavori, ma erano stati tutti autoprodotti da voi. Com’è nata quindi la collaborazione con Sherpa Records e quanto è stato importante per voi il suo supporto.

Il nostro ingresso nel roster di Sherpa Records è stato la naturale prosecuzione del nostro rapporto  umano e professionale con Marco Masoli e Simone Castello. Costello’s Booking ha organizzato il tour di Technicolor nel 2012 e da allora i ragazzi si sono occupati anche di MGMT e ufficio stampa per noi. Naturalmente, quando ci hanno parlato del loro progetto di diventare label, abbiamo subito convenuto che il nostro secondo disco sarebbe diventato parte del loro catalogo.

Il supporto di Sherpa è stato fondamentale per quanto riguarda la promozione de La Vita Segreta, a ogni modo anche questo disco è stato prodotto interamente da noi.

Siete un gruppo cantautorale e sorgono spontanee due domande. La prima: in Italia, oggi, ci sono dei cantautori, non per forza conosciuti e noti, che salvate e ai quali vi ispirate?

Non voglio fare il disfattista, ma credo che questo momento storico sia una specie di medioevo per la musica italiana. Ci sono davvero pochissimi autori di oggi che mi piacciono.
Vi invito comunque a tenere d’occhio Lucio Corsi, è un nostro amico e compagno di bomboloni in notturna che ha un modo di scrivere davvero particolare e vincente.

La seconda: quanto tempo impiegate e quanta rilevanza date ai testi delle vostre canzoni? Date la stessa importanza anche alla melodia? 

Non ci siamo mai posti veramente il problema. Cercare di scrivere sempre il miglior testo e la migliore melodia possibili ci è sempre sembrato l’approccio più logico.

C’è una vostra canzone che meglio vi rappresenta come Abiku?

Ci piace pensare che la nostra produzione presenti vari sottoinsiemi/filoni.

Per quanto riguarda il filone pop chitarristico azzardo Otto Ore mentre tra le ballate sceglierei Non Andare Via.

Siamo così giunti a fine intervista e mi piacerebbe sapere quali valori o sentimenti sono per voi fondamentali come persone che scrivono e dedicano la loro vita alla musica.

Curiosità, ‘saudade’ e spirito cameratesco.

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