Live Report
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Jack Savoretti@Locomotiv Club

Jack Savoretti@Locomotiv Club

Martedì 21 aprile è stata una giornata parecchio incasinata. Sapevo che alle 10 circa sarei dovuta andare al Locomotiv Club e che avevo letteralmente i minuti contati. Scontato dire che ho mangiato una cosa al volo e che ho fatto tutto di fretta. Però via Sebastiano Serlio, per fortuna, non dista molto in macchina dalla mia umile dimora, quindi sono riuscita ad arrivare per le 9 circa. Ho anche ringraziato interiormente un gruppo di miei amici. Ero andata a sentirli in un locale in cui avevo fatto la tessera Aics, quindi mi sono risparmiata almeno 20 minuti di fila all’ingresso. Entro nel locale, compro subito “Written in Scars” e, se avevo risparmiato la fila per entrare, quella per il bagno me la sono dovuta sorbire. Mentre aspettavo la fine della via crucis, ho pensato a quella domenica sera di novembre in cui ho “conosciuto” per la prima volta Jack Savoretti, ovvero l’artista della serata. Quella sera lontana era ospite a Gazebo, una trasmissione fantastica che va in onda in seconda serata su Rai 3, e mi aveva letteralmente folgorata con “Tie me down” e con il suo timbro graffiante. Quindi, oltre a ringraziare quei miei amici per la tessera in bazza, ho anche ringraziato Diego Bianchi e tutta la sua redazione, perché se ho conosciuto Jack Savoretti è proprio per merito loro. Dopo essere andata in bagno (queste cose di solito non si dicono, ma per voi ho fatto un’eccezione) mi dirigo sotto palco e aspetto che il live inizi. Non mi ricordo esattamente a che ora è iniziato, perché ero intenta ad ascoltare Marco Sbarbati, che ha aperto il concerto e che è, tra l’altro, un bravissimo artista: ha avuto grande padronanza sul palco e tecnicamente ed emotivamente dei suoi brani non si può dire nulla di negativo. Una cosa che ho notato fin da subito è che il 70% delle persone presenti al Locomotiv erano donne giovani, ma non mancavano di certo gli uomini e le persone di una certa età. La gente  incomincia a entrare in massa nel locale probabilmente verso le 10 e poco dopo incomincia a fare anche un gran caldo. Sarebbe salito sul palco l’ospite della serata entro una ventina di minuti. Mentre Sbarbati propone le sue ultime canzoni, davanti a me si posiziona uno che sarà stato alto almeno due metri, l’unico presente al concerto così alto. Infatti è scientificamente provato che se sei alta un metro e cinquantotto davanti a te si metterà Michael Jordan. Però ciò non mi ha impedito di vedere tutto il resto del live.

Quando Sbarbati finisce il suo show arriva il momento da me tanto atteso. Tanto atteso perché avevo proprio voglia di sentire un po’ di musica country – rock – soul in acustico. Sale Jack Savoretti sul palco con la sua band. Mentre suona le sue canzoni più famose, e quelle un po’ meno, noto con molto piacere la sua semplicità. E’ un tipo poco esaltato,  vestito casual (maglietta a mezze maniche monocolore, un orologio al polso e qualche anello). Parla anche benissimo l’italiano (è inglese, ma ligure di origini), è molto simpatico e lui stesso si presenta come un logorroico.  Non è solo semplice all’apparenza, perché la sua spontaneità si riflette anche nella musica e nei testi. Ma ci tengo a sottolineare che è una semplicità per niente banale. Per semplice, infatti, intendo un qualcosa di chiaro, genuino e spontaneo. Penso a canzoni come “Broken Glass”, “Breaking the rules” o “Dreamers”. Sono canzoni che mi hanno proprio colpita per il loro messaggio spontaneo e diretto. Non è da tutti saper comunicare delle emozioni senza strafare, ed è per questo che premio Jack, ma non solo. Durante il live, a un certo punto, ha fatto più o meno un discorso del genere. In questi ultimi anni la gente non fa altro che fare video dei concerti ai quali assiste, concerti che quest’ultima paga, non curante del fatto che ha speso soldi e che spreca del tempo per riprendere un qualcosa che vedrà solo il giorno dopo in ufficio, un qualcosa che ben presto andrà nel dimenticatoio o rimarrà nella memoria del telefono. La gente non si gode il concerto in pieno, perché preferisce far notare ad altri quello che ha visto. Ed ha, infine, pregato tutto il pubblico, almeno per la canzone successiva, di non fare filmati. In quell’istante il mio senso di colpa era alle stelle. Non sono una persona che fa mille mila video, però mi è capitato anche durante il suo concerto di farne 3 o 4 da far vedere a mia madre (lo giuro, erano per lei). Mi sono sentita in colpa, proprio perché mi sono messa nei suoi panni. E così ho pensato che se fossi stata al posto suo sarebbe stato umiliante cantare per delle persone che invece di guardare me mettono a fuoco l’inquadratura della propria ripresa, quindi per delle persone che guardano un telefono o una videocamera. Così, una volta finito il concerto, quando sono arrivata a casa, non ho esitato nel dire a mia madre che non avrei più fatto un video per me o per lei, ma che al massimo l’avrei chiamata e avrei sprecato, d’ora in avanti, quei 3-4 minuti di chiamate gratis che mi spettano da promozione.. quei 3-4 minuti necessari per farle sentire la sua canzone preferita. Oltre a Marco Sbarbati, durante il live si è esibita anche un’artista che a detta di Jack è “wow” e, in effetti, lo è. Si chiama Violetta Zironi e ha una bellissima voce, ma non me la sento di esprimere un parere approfondito su di lei perché, nonostante sia arrivata in finale a XFactor, e quindi nonostante la notorietà da lei acquisita, io non sapevo della sua esistenza fino a ieri sera. Ringrazio quindi Jack per avermela fatta conoscere e condanno in parte la mia ignoranza, perché, tralasciando la sua partecipazione a un talent, non posso non prendere in considerazione talenti come lei se voglio parlare e scrivere di musica. Poi sono andata a letto e, prima di addormentarmi, ho deciso che avrei scritto questo articolo, perché Jack Savoretti non è un artista molto conosciuto, ma è sicuramente uno di quelli che vale la pena conoscere.

 

 

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