Poesia non vuol dire noia
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Poesia non vuol dire noia #5

U. Boccioni - La città che sale

Anche oggi vi dimostrerò che “poesia” non vuol dire “noia”. Oggi a maggior ragione perché ci si avventurerà nella poesia usata nella comunicazione politica, la politica della poesia.
Come accostamento può sembrare raggelante, ma non lo sarà più dell’ambìto premio che avrebbe ricevuto il vincitore di un concorso di poesia: “100£ più medaglia d’orata”.

Il primo premio: poesia d'orata

L’ambìto premio di poesia. Meglio la politica

E’ chiaro amici, si discorrerà di una piccola ironia moderna: della poesia, della letteratura, cultura con la quale “non si magia”, ma che è usata eccome per produrre sospiri politici, una politica da sogno che fa vincere elezioni.

Giusto tre riflessioni:
1) si parte da G. Mameli, giovanissimo e fervente patriota italico (dell’Italia che stava combattendo per non farsi Italia), poeta persino, autore dell’attuale inno nostro.
Si dice che abbia aizzato molti spiriti quella ode, “Fratelli d’Italia”, scossa convincente a brandire armi e volere fortissimamente una unificazione politica: più della qualità come poesia fu la sua pionieristica funzione di discorso politico ad essere convincente.

2) La politica della poesia è passata anche dall’America: sicuramente Bush ne sapeva di lacrime e sapeva spezzare molti cuori, ma non aveva forse spin doctors molto acculturati.
Un altro presidente, invece, usò molto bene la poesia in quello che viene riconosciuto come uno dei discorsi politici (in situazione di crisi) più efficaci, lacrimonsi del ‘900.
L’evento terribile è l’incidente nel 1986 dello shuttle Challenger, distruttosi in volo, in diretta tv, e la morte dell’equipaggio tutto. Il grande politico cita una poesia di un compianto “Mameli” americano, John G. Magee Jr., pilota caduto in volo durante la Seconda Guerra Mondiale a 19 anni. C’è qualcosa di più commovente?
La poesia è la finezza sul gessato politico. E applausi a Peggy Noonan, autrice di molti di questi discorsi del “big president”, all’unanimità ritenuta una attenta e raffinata esperta di comunicazione.

3) Chi sa (o sapeva) parlare al cuore delle persone si è avvalso dell’appoggio di un bravo scrittore come Alessandro Baricco. La strizzata d’occhio del sentimento viene da Baricco, oratore poetico a varie edizioni della Leopolda renziana.

Sprecherei tempo ad incollare spezzoni di frasi, interviste di Renzi di palese influenza poetica, e narrativa: il tutto è sintetizzato da Crozza, guardatevi lui.
La scuola Holden partorisce avvenenti narratori brevettati per tutti i fronti, dalle industrie alla politica, a quanto pare: sembra infatti che una brillante allieva di Baricco lavorasse come ghost writer per Renzi. In parte allora ci avevamo visto giusto.

Morale: la vedo un po’ come una propaggine rugosa questa poesia, come un maglioncino color senape che odi e rimane seviziato nell’armadio, ma tirato fuori e sfoggiato non appena scopri che la tua ragazza dei sogni va in solluchero per i colori gialli spenti.
E tutto, poesia compresa, sembra essere la roba di Mazzarò.

 

 

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