Interviste
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w/Damn City

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Ogni volta che intervisto un gruppo mi preme sempre proporre qualcosa di diverso, perché possiamo ascoltare di tutto, ma abbiamo delle preferenze e trovo giusto accontentare tutti i  lettori. Oggi, ad esempio, propongo Hardcore, o meglio, positive Hardcore. A rappresentare questo genere sono i Damn City, un gruppo bolognese composto da cinque ragazzi. Nonostante la febbre alta, ho intervistato Alex e Gallo in un pub Giovedì scorso. Mi hanno dato delle informazioni riguardanti il progetto futuro dei D.C., ovvero il loro secondo album, che uscirà a settembre 2015. E mi hanno raccontato tante altre cose, che potrete leggere qua sotto. Quindi buona lettura e alla prossima intervista!

Il positive Hardcore è un genere nato con lo scopo di protestare contro la violenza e la negatività per esaltare invece i valori della società. Anche voi vi identificate in questo genere e ne seguite le basi. Vorrei sapere se ci sono altri generi musicali ai quali vi aggrappate e quanto è importante per voi il positive Hardcore.

Gallo: Un botto di generi, a partire da quelli che hanno influenzato i nuovi pezzi: metal, rap..

Alex: Infatti il CD nuovo è un po’ diverso da quello vecchio, “No Heroes”, nonostante le sue basi hardcore molto positive. E’ un po’ in contrapposizione con quello che va adesso, cioè tutta roba molto introspettiva e negativa. Noi, invece, essendo delle persone, anche di carattere, che dicono sempre le cose come stanno, cerchiamo di prendere questa cosa della band nel mondo più positivo possibile. Non ne facciamo tanto un discorso di lotta sociale e il progetto non è quindi politicizzato. E’ proprio il tirar fuori il buono che c’è in noi.

Gallo: Sul primo album posso dire poco perché sono entrato nei D.C. quando questo era stato praticamente ultimato, ma sicuramente era un album positive Hardcore. 

Alex: L’Hardcore è un genere molto chiuso.

Gallo: Nell’album nuovo abbiamo deciso di sovvertire questa idea. E’ stata una evoluzione completamente naturale, che però è un’evoluzione nel vero senso della parola, perché sovverte totalmente quello che facevamo prima. 

Quindi a quali valori vi aggrappate più adesso? 

Alex: L’amicizia è sempre in primo piano. Infatti uno dei primi pezzi che abbiamo scritto, “Stay King”, parlava del legame che c’è sempre stato nel nostro gruppo e dello star bene tra di noi. Questo concetto è stato portato avanti nel brano “Brotherhood” in “No Heroes”,  che sottolinea che l’amicizia viene prima di qualsiasi altra cosa in questa band. Mentre prima identificavamo un pezzo per quel dato sentimento, ora non è più così. Il CD nuovo è veramente molto permeato da questo aspetto di unione. Questo concetto di amicizia cerchiamo anche di trasmetterlo ai nostri concerti e spesso chi ci viene a vedere non è abituato al modo che noi abbiamo di porci sul palco. Le persone, di solito, quando vedono una band sul palco stanno lì a braccia incrociate ed è come se stessero guardando la TV. Per me un live non è questo e il valore dell’amicizia consiste proprio nel trasmettere qualcosa di positivo a chi ci viene a sentire. Nell’album nuovo parliamo anche di cose un po’ più importanti. I testi vecchi erano più ironici, quelli nuovi trattano di tematiche tipo il razzismo, ecc.. 

Parliamo allora del vostro progetto. Siete in pausa dai live e sulla strada del secondo album, che ha appunto sonorità e testi diversi. 

 Alex: Il progetto del secondo album è nato già alla fine della scrittura del primo. Avevamo voglia di fare e proporre qualcosa di nuovo. Noi ascoltiamo tutti cose diverse. Certo, l’Hardcore è un genere che ci accomuna, ma nel nuovo progetto tutte le nostre influenze musicali emergono, come, ad esempio, il rap. Io non urlo più, rappo un sacco e lui (Gallo) mi dà una mano.

Gallo: Tant’è che a dei nostri concerti abbiamo iniziato una sorta di cabala. Prima di suonare, mentre montiamo la strumentazione, mettiamo su dei pezzi rap hardcore che ci accomunano. 

Cosa vi ha spinto a sperimentare con il rap? 

Alex: Il rap è un genere fondamentalmente molto legato all’Hardcore. Infatti, anche molti gruppi degli anni ’90 fecero questa sperimentazione e ultimamente anche molte band hanno considerato questa via. E’ una trasformazione che è avvenuta anche perché a me urlare non piace più di tanto, piace molto di più all’altro cantante, cioè Sighi. Matti, Gallo e Mex, che invece sono quelli che scrivono la musica, hanno iniziato a scrivere i pezzi in un modo in cui il cantato rappato ci stava molto meglio rispetto ai brani vecchi. 

Gallo: Adesso tiriamo fuori dei riff e dei pezzi con un ritmo diverso. Ci sono beat molto più cadenzati. 

Si può dire quante canzoni ci saranno?

Alex: 10

I testi chi li ha scritti? 

Alex: Io e Gallo. 

E la musica? 

Alex: Il compositore principale è Matti, il batterista. Lui è un polistrumentista (suona anche chitarra, basso e piano) e porta in salta il 90% dei riff grezzi, ai quali poi ci lavorano anche Gallo, Mex e Sighi. C’è da dire che Mex è molto più sull’Hardcore old school, Sighi è molto più sul metal, quindi in realtà non siamo passati dall’hardcore al rap di netto. Il nuovo album è sempre hardcore con varie influenze oltre al rap, cioè anche punk, metal, stoner. I pezzi sono molto più eterogenei. 

Altre differenze trai due album?

Gallo: Prendendo in esame lo strumentale, emerge chiaramente la differenza trai due generi. Lascia fare che nel nuovo CD le musiche le ho scritte anche io e le sento più mie, perché non ho dovuto imparare cose scritte da altri. Però lo strumentale è molto più difficile e complesso. E’ come un piatto un po’ più elaborato. “No Heroes” era suonabilissimo e più facile come album da riproporre live. Infatti potevamo fare i pazzi sul palco a tutto spiano. Questa volta dovremmo sicuramente a livello tecnico fare un salto della madonna, perché il modo di suonare che avevamo nei live è il nostro aspetto vincente, quindi dovremmo lavorare molto di più nel rendere i pezzi dal vivo. 

Alex: “No Heroes” era un album live. Quello che senti su disco è ciò che senti dal vivo con in più il fattore della presenza scenica. Quindi gente che salta, che si picchia, che poga, e così via. 

Vi spaventa quindi l’impatto col pubblico? 

Alex: No, perché nel momento in cui salgo sul palco e suono qualcosa che mi piace sono a culo col mondo. Non me ne frega un cazzo. Ovvio, spero che gruppi di amici e gente che ci supporta dal primo giorno restino contenti del nostro lavoro. 

Gallo: Io invece, per una questione di preconcetti, ho paura che le persone non vadano a fondo. Ci sono persone che se non hanno davanti ai loro occhi positive Hardcore puro diventano ottuse, perché a loro la novità piace poco. 

Alex: Preconcetti del tipo: la batteria deve suonare in un certo modo, la chitarra pure , te devi cantare in un certo modo se no non sei un pacchetto vincente. 

Avete parlato poco fa dei live. Quindi che importanza gli date e quali live vi sono rimasti più impressi. 

Gallo: L’importanza che diamo ai live è l’importanza che dà uno che lavora 10 ore, non dorme, piglia il furgone e va a suonare in Repubblica Cieca. Poi dopo torna a casa facendo 14 ore di furgone, non dorme e va diretto a lavoro. Diamo, quindi, più importanza ai live che al sonno. 

Alex: Per una band come noi i live sono quasi tutto. Adesso cerchiamo anche di accontentare la nostra fase creativa e i pezzi non devono essere più solo funzionali ai live. Per quanto riguarda quelli che ci sono rimasti impressi .. dopo “No Heroes” abbiamo fatto una decina di live in cui più o meno tutto è andato come sempre. Più o meno, perché abbiamo suonato in Svizzera e in Repubblica Cieca. In quest’ultima abbiamo avuto il piacere di notare che certa gente si faceva 300 km solo per vedere noi, quando eravamo abituati a farli noi 300 km per suonare in quel paese o città ed essere visti solo da gente di quel dato paese o città. Dopo l’esperienza della Repubblica Cieca non abbiamo pensato di essere chissà chi, ma abbiamo preso un po’ più coscienza di quello che siamo. La tournée successiva è stata in Italia con i “Rise Of The Northstar”, una band francese molto famosa, e il feedback è stato assurdo, perché mentre prima eravamo abituati a suonare davanti a 150/200 persone, con loro, a Bolzano, ce ne siamo ritrovate 800 impazzite.. cose che scendevamo dal palco e la gente ci tirava per chiederci l’autografo! Le nostre reazioni interiori erano più o meno queste: “Cosa vuoi l’autografo di un meccanico, di un antennista?”. Non siamo mai stati abituati a questo tipo di cose e non lo siamo neanche adesso. Anche tutte le nostre altre date italiane sono andate benissimo, sia a Modena, sia nelle Marche. La stagione successiva siamo stati contattati dalla Venezia Hardcore, che è la crew più importante a livello italiano di Hardcore e anche lì è stato assurdo. Anche L’ultimo College Party è stato un macello. E’ stato bellissimo vedere gente che veramente si diverte, che prova le tue stesse sensazioni sul palco e che canta i tuoi pezzi. Il fatto che molte band non vadano sul palco per fare della vetrina forse è emerso. Io, personalmente, dopo tutta la settimana che mi faccio il culo, prendo il furgone e vado nei locali con loro e sto da dio. 

Infine parliamo dell’etichetta discografica che vi supporta, cioè la Indelirium Records. Vorrei sapere come siete entrati in contatto con questa etichetta e quanto è importante per voi questa collaborazione. 

Alex: Quando abbiamo iniziato ad avere quei 13/14 pezzi per fare un disco ci siamo posti una domanda, e cioè se auto-produrci come avevamo fatto con il primo ep o se cercare un’etichetta. Noi non avevamo all’inizio molte speranze, perché di band Hardcore in Italia ce ne sono un casino e quando contattammo, a metà del 2013, Emiliano della Indelirium, siamo rimasti sorpresi nel sapere che lui aveva già sentito parlare di noi e che dopo averlo contattato ci ha proposto subito il contratto. Per noi ricevere un riscontro positivo dall’etichetta discografica più grossa in Italia di Hardcore è stato un riscontro assurdo. La Indelirium ha anche delle distribuzioni fuori Italia, non solo in Europa, ma anche in Giappone e qui è dove abbiamo ricevuto il riscontro maggiore. Infatti adesso non c’è ancora niente di sicuro e firmato, ma, oltre a livello di acquisti, c’è anche stato un risconto a livello di etichette in Giappone. Essere distribuiti da un etichetta di là significherebbe anche andare a suonare là. Sicuramente andremo in tournée in Austria, Belgio, Repubblica Cieca e Germania con l’uscita dell’album nuovo e continueremo a collaborare con la Indelirium.  Pensa che quando abbiamo formato questo progetto lo abbiamo fatto per andare a fumare dei cannoni in sala prove, quindi per noi questi tre anni sono stati da shock. 

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