Album del giorno, Recensioni
Comment 1

Indian Wells – Pause

Indian Wells - Pause

Il torneo che si gioca a Indian Wells è sempre stato molto affascinante. Capita nel momento della stagione in cui avviene il passaggio fra le superfici veloci verso la terra rossa. È uno degli ultimi battiti prima del cambio di allenamento da parte degli atleti e nel corso di questi anni è stato vinto da tutti i maggiori giocatori della scena mondiale perché definito “il primo fra gli altri tornei”. Funziona così, ci sono 4 slam con un sacco di soldi e punti in palio, vinci quelli ed entri nella storia, poi c’è anche il BNP Paripas Open meglio conosciuto come il torneo di Indian Wells. È il torneo “Panta rei”, perché la condizione psicologica e fisica del singolo atleta è in divenire verso l’imminente slam Parigino su terra rossa (Rolland Garros). L’artista invece prende il nome e lo fa suo. Compare qualche tempo fa e regala subito emozioni che rimangono nel lettore mp3 di ogni appassionato di musica proprio come Agassi contro Sampras nel 2001, in una finale senza storia proprio in California. Dice che avrebbe voluto esser un tennista ma preferisce restare nell’anonimato. Guarda molto all’estero e nota un legame non indifferente fra la sua arte e il campo da gioco. Finalmente è tornato, dopo quasi 3 anni.

Pause è un disco importante e significativo perché avviene nel momento in cui l’elettronica made in Italy sembra aver smarrito l’obbiettivo di qualche tempo fa. Manca troppo spesso contenuto, solo per arrivare a un fine dettato dal diverso fumo che si è andato a creare in questi anni di crescita collettiva da parte degli artisti. Indian Wells agisce al contrario, fa un passo indietro e si defila quasi a non volersi mischiare con il resto della compagnia, e riesce a portare un significato che va oltre le tracce stesse. In questi 7 mondi messi in musica con raffinata produzione è capace di renderti leggero il risveglio più difficile (Lipsia arriva come un tassello finissimo all’interno del tuo stomaco) e serene le notti più burrascose (vedi New York Nights), dando spazio pure a qualche immagine di luoghi eterei come per la canzone Games in the Yard (ft.Matilde Davoli) capace di accompagnare le domeniche pomeriggio fuori città. Si contrappone all’essere produttore di musica elettronica Indian Wells, rimanendo avvolto nel continuo divenire colto nella sfumature del suo nome, perché alle volte sfuggire all’etichetta di genere riesce persino a scacciare l’hype riducendolo a un semplice termine per addetti ai lavori. Forse a fine anno questo disco finirà in vetta alle classifiche, ma in fondo non è questo che importa nel processo creativo dell’artista, perché a metà tra la filosofia e la musica l’obbiettivo è stato raggiunto e non interessa far parte del grande slam quando riesci a sprigionare tutte queste domande nella testa di un semplice ascoltatore.

1 commento

  1. Pingback: Vasto Siren Festival – teaser – #sirenfestival2015 | COLLETTIVO HMCF

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...