Interviste
Comment 1

w/Resho

w/Resho

Quando ho ascoltato Fabio, in arte Resho, durante una sua esibizione a Bologna ho deciso che avrei dovuto intervistarlo. E così, circa un mese fa, sono “sbarcata” a Verona per compiere l’opera perché Fabio, come noterete ben presto anche voi,  è una persona che ha davvero tanto da dire, oltre ad essere veramente bravo in quello che fa. Ringrazio sia lui che Juna per l’ospitalità e spero che l’articolo vi piaccia. Il genere che passa oggi il convento è il rap! Quindi buona lettura e ciaoone.

Dici che vivi il rap con la massima serenità e che il tuo scopo non è quello di emergere. Si può quindi affermare che lo vivi attraverso le parole del tuo brano “La novità”? E quando hai capito che il rap è lo stile che fa da sfondo alla tua vita?  

Questa domanda è ampissima e adesso ci ragioniamo! “La novità”, in realtà, riassume tantissimo quello che credo sia la musica per me. Il rap è stato per anni la cosa più importante e meno importante al contempo della mia vita.. in che senso? La meno importante, perché è quella a cui non ho dato il peso del “dover fare” (infatti mi son dedicato anche ad altro). Come dicevamo prima, sono laureato in filosofia e ho fatto mille altre cose. Ma il rap, allo stesso tempo, è stata anche la più importante, perché è stata quella cosa che nella mia vita è sempre tornata e, ogni volta che c’era la necessità di scrivere e di dire qualcosa, il rap era il mezzo attraverso il quale io potevo esprimermi. Non è mai stato un mezzo per diventare qualcuno di famoso o conosciuto, ma è sempre stato la mia ancora personale che teneva in piedi tutto il resto. Negli ultimi due anni sto invece dedicando molto più tempo ufficiale alla musica. Sta cambiando qualcosa.. arrivato a 32 anni ho degli obiettivi musicali. Non a caso è uscito “Something Left Vol.2” da circa un anno. Ora che ho il tempo, diciamo che voglio investirlo. Per quanto riguarda “La Novità”.. è una figata, perché non passa mai di moda la mia novità, quella degli altri invece passa. Quel testo  è anche molto emotivo, l’ho scritto in una serata penso, ed è bello perché parla di cibo per parlare di musica e parla di musica per parlare di vita in generale. 

Sei di Brescia, ma hai vissuto e vivi anche dove ci troviamo ora noi, cioè a Verona. In quest’ultima città hai conosciuto e hai iniziato a collaborare con Mastrobeat. Parlaci di Mastrobeat e dicci cosa vi ha spinto a collaborare insieme. 

E’ un bel ragazzo, è un bel ragazzo (ride)! Mastrobeat l’ho conosciuto per caso perché era il moroso di una mia compagna di collettivo universitario. Lui fa le basi rap, io faccio rap. Gli ho fatto ascoltare qualcosa, gli è piaciuto e abbiamo cominciato un po’ per gioco a collaborare. Di solito va così: passo da lui, saccheggio un po’ di basi e mettiamo su un disco. Proprio così è nato “Something Left Vol.1” e cioè da un saccheggio di 33 basi strumentali sono nati 13 pezzi. Il disco di passaggio, “Redenzione violenta”, è un po’ particolare, perché ci siamo basati su un suo  disco tutto strumentale che oscilla tra il rap e la dubstep old school. Per me è stato un disco di allenamento metrico – mi sono allentato a scrivere sulla dubstep –  e terapeutico – era un periodo molto incasinato della mia vita. “Something Left Vol.2”  è il prodotto di vari progetti che abbiamo pensato negli anni (dal 2009 al 2013, con anche dei testi che sono antecedenti al 2009). Mastrobeat è di Bardolino, adesso vive a Londra e si sta dedicando tanto alla dubstep e alla dub e sta avendo anche dei riconoscimenti europei. Ci sentiamo quindi meno, però ci sentiamo. “Something Left Vol.2”, per esempio, l’abbiamo fatto via Dropbox: io registravo a Brescia, lui mixava a Londra. 

“Something Left Vol.1”  è del 2009 e in queste 13 tracce ci descrivi la società in tutte le sue sfaccettature e contraddizioni: parli della politica con “Scegli tu” (Scegli tu, il tuo voto è sostanziale, in sostanza puoi scegliere un regime militare o un regime militare, puoi farti consigliare nella stanza guardando la TV); dell’informazione con “Nel mondo dell’informazione” (Nel mondo dell’informazione siamo informatizzati, ma disinformati, bombardati di dati, ci sentiamo trascinati, trasportati, trasformati da sofismi vacui); della società in generale, tralasciando quasi un velo di speranza, con “Giri di vite” (Noi non offriamo soluzioni, ma intanto ci siamo e ci teniamo in contatto con la vita e le emozioni) e della società più nello specifico con “Prigioni di cartapesta” (Mi dicono integrarsi è necessario, fallo per sentirti vivo, ma io sto scavando nel sotterraneo con un cucchiaio e li sto abbandonando nella cella a fianco col loro sorriso prestampato all’ora dell’aperitivo). Ho letto nella tua biografia che sei laureato in filosofia e che sei appassionato, in particolare, di filosofia morale e politica. Ci calza a pennello quindi la seguente domanda: cosa ne pensi della società odierna (in particolare di quella italiana) e cosa è cambiato o è rimasto uguale dal 2009 a oggi?

Apprezzo molto le canzoni che hai scelto! Il discorso della filosofia morale e politica è uguale al discorso della musica: non faccio il rapper per diventare famoso, piuttosto perché mi viene di farlo. Non ho studiato filosofia per chissà quale motivo, ma perché la vivo. Scrivo quindi di filosofia morale e politica perché la scrittura, per me, è in qualche modo vitale. Il mio scrivere di politica in generale – non parlo mai di persone singole o fatti di cronaca – si riferisce a qualcosa di universale che non può morire tra un anno, in modo che sia il più attuale possibile. Non so, hai citato “Scegli tu”.. questo brano penso che si possa adattare anche oggi, nel senso che anche se non c’è la guerra in Jugoslavia ne abbiamo altre. Cambiano i nomi, ma la struttura di potere umano che c’è dietro rimane inalterata. “Prigioni di cartapesta” e “Giri di vite” parlano della società in cui viviamo. Se devo pensare ai brani da te citati, io li riscriverei tutti un po’ meglio – dal 2009 a oggi sono migliorato – però terrei gli stessi concetti. Quando ho scritto “Giri di vite” mi riferivo al diventare adulti. L’ho riascoltata un annetto fa e mi sembrava di averla scritta per il me futuro.. la casa, la tipa, le rate, tutte cose in cui ci si trova e nelle quali ora mi ci sono ritrovato in pieno. Inoltre dal 2009 a oggi sono cambiate un sacco di cose politicamente che hanno seguito una traiettoria già delineata,  cioè:  Berlusconi ha vinto su tutti i fronti, nonostante il suo governo disastroso. E’ riuscito a far passare l’idea che serve un leader e questa è la più grande stronzata dall’antica Grecia a oggi. In realtà servono idee e direzioni. Bisogna sapere dove stiamo andando come specie, quindi del leader con la faccia simpatica non me ne faccio niente, dell’apparenza non me ne faccio niente. La sinistra ha inseguito questa necessità del leader cercando facce su facce e io, e spero anche altri di sinistra, avremmo voluto vedere partiti di onestà e non solo facce. Non vorrei mai votare le persone, ma vorrei potermi fidare di una struttura partito che però ha dei meccanismi interni che funzionano. Renzi è leader ed è la vittoria di Berlusconi. La seconda vittoria di Berlusconi è stata, inoltre, quella di accoppiare l’incazzatura nei confronti dei politici con la politica: siccome i politici rubano, la politica fa schifo! lo penso che la maggior parte degli italiani, in questi ultimi 20 anni, anziché chiedere più sinistra alla sinistra o più destra alla destra, abbiamo ribadito solo come in Italia “la politica faccia schifo”. Questa incazzatura di oggi va a culminare o in un non voto inconsapevole o nei movimenti di protesta, come lo era la Lega Nord con il suo “Roma ladrona” e come lo è ora il M5S. Dal 2009 a oggi si è canalizzata di più questa rabbia. Il M5S sta massacrando chi ha voglia di dire qualcosa e tanti che hanno fatto politica negli anni precedenti stanno tacendo o parlano per pochi eletti, perché si trovano incastrati tra il martello e l’incudine, dove il martello sono i partiti politici che tutti in qualche modo contestiamo, mentre l’incudine è il nulla del boccalone, un vuoto cosmico che viene personificato dalle banche, dalla Germania..ma  che cazzo di potere può avere la Merkel? Può essere importante, ma effettivamente che potere ha? Tutta una serie di nemici immaginari contro cui andare che impediscono di vedere il nemico reale, cioè noi, noi stessi che abbiamo dato potere a chi ci ha governato. Le banche sono il nemico dal giorno zero, però tutti abbiamo un conto in banca, e ci fa anche comodo averlo. L’economia è un fatto umano, l’abbiamo inventata e studiata nei suoi meccanismi e l’abbiamo proprio creata noi. In più non ragioniamo come specie verso un obbiettivo comune e crediamo sempre di essere l’ultimo uomo sulla terra, i più importanti e gli ultimi. Tutt’al più ragioniamo sui nostri figli, ma mai sui figli dei figli dei figli e così via. In questi 5000 anni di storia pensiamo di essere in fondo. Hegel pensava di essere il punto più alto della filosofia mondiale e che non si sarebbe andati oltre a lui. I greci credevano di essere all’apice dello sviluppo della società.. siamo sempre stati dei montati. Se ragionassimo come pezzettini e non come punto d‘arrivo daremo meno importanza all’oggi. La crisi la dobbiamo risolvere, ma non per stare bene domani, ma per star bene per chissà quanto e chissà quando. Non solo per i nostri nipoti, ma molto più in là. 

Anche nelle 10 tracce di “Redenzione violenta”, che è un bel mix tra rap e dubstep, critichi la società odierna, però affronti temi molto importanti e diversi tra loro. Nel brano “Redenzione violenta” citi, ad esempio, il tema della droga. Negli ultimi anni non si fa altro che sentirne di varie tipologie nelle canzoni rap e nella canzone a un certo punto dici “Se penso alle sostanze penso all’hashish di Baudelaire, non a quei quattro cazzoni che identificano la roba con il rap.” Per quale motivo, secondo te, le canzoni di quei quattro cazzoni sono molto seguite e piacciono alla gioventù attuale, mentre quelle con temi più importanti e profondi vengono meno calcolate? 

Nel 2011 quei 4 cazzoni erano meno di oggi.. La prendo ampia, ma parto dal presente. E’ uscito un articolo poco tempo fa sul Corriere Brescia. A Brescia si spendono in media 625000 euro al giorno in cocaina. Mi son messo lì a far due conti e a occhio e croce quei soldi lì potrebbero essere circa 2000 stipendi. Se a Brescia siamo un milione e la disoccupazione strutturale in Italia è intorno al 10% circa, 2000 stipendi sono tanta roba. La cocaina è diventata una droga popolare dopo la Fini – Giovanardi, che ha equiparato tutte le droghe commettendo una grandissima cazzata, perché non puoi dire a dei giovani che la cocaina e l’eroina sono come la marijuana. Nelle scuole, in effetti, sono tornate sia l’eroina che la cocaina. Che ognuno si faccia di quello che vuole perché è libero di farlo, ma diverso è se il farsi diventa qualcosa di sociale e di socialmente accettato. Fra droghe leggere e pesanti c’è una differenza abissale. In passato sapevi che c’era un limite e sapevi e avevi la coscienza del fatto che droga leggera non è come la  droga pesante. Oggi non è più così e vige l’atteggiamento del “sono figo perché mi faccio” .. no, al massimo “sono maledetto perché lo faccio”. Io ad esempio bevo e mi piace bere, ma non ho bisogno di scriverlo nelle canzoni per sentirmi figo. Uno può ubriacarsi in casa, ma senza sbandierarlo e vantandosi in modo banale e mediatico. C’è chi ha fatto una bandiera del farsi le canne e c’è chi l’ha fatto in modo sensato, altri solo per far vedere che si spaccano. La cocaina va ad identificare un atteggiamento tipico dell’uomo di successo, che ce la fa, che non si stanca.. ma alla fine chi se ne frega e che noia! 

Si parla quindi di droga con così tanta vanteria perché la cosa viene vista come normale da un pubblico di giovanissimi cresciuti proprio in questa società?

Si, ci si adatta al pubblico e il pubblico si adatta tantissimo a te cantante. Qualche anno fa criticavo tantissimo i Dogo, perché secondo me avevano  responsabilità verso i ragazzi che ascoltavano le loro canzoni, dando loro valori che non condivido. Adesso li critico meno, perché non stanno dicendo nulla di diverso da quello che è stato detto da Berlusconi, per esempio. Non li considero venduti, penso solo che non stiano facendo quello che potrebbero fare con le potenzialità che hanno. Tecnicamente sono bravi. Fibra ad esempio non lo critico, ha parlato diversamente delle sostanze, con ironia. Dice tutto o niente, dice tutto il contrario di tutto, provoca. Non si ci può immedesimare in lui, nemmeno il suo più grande fan potrebbe farlo. I dogo si sono immedesimati un sacco nel loro personaggio e forse fingono di crederci tantissimo. 

“Something Left Vol.2”è il tuo ultimo lavoro, uscito nel 2013 e proprio per questo ti lascio carta bianca. Parlaci dei brani e dei relativi testi, delle collaborazioni e di tutto ciò che racchiude questo gioiellino.  

Questo album è una raccolta di canzoni non studiata, senza logica.. è una raccolta di canzoni di anni e anni che vanno dal 2007 al 2013. Tante di queste canzoni erano destinate al altri progetti che avevamo io e Mastrobeat, ma la lontananza li ha fatti slittare. Sono molto contento di come sia venuto fuori “Something Left Vol.2” anche e soprattutto per i contenuti e per il suo suonare un po’ vecchio. E’ un disco autoprodotto da 0 a 100. Le registrazioni le abbiamo fatte tutte noi, anche in collaborazione con amici. Il mixaggio l’ha fatto Mastrobeat. La grafica è di mio fratello a cui ho lasciato piena libertà. La stampa è costata, ovviamente, ma è tutto autoprodotto. 

Ti accenno che c’è una citazione interna all’album:

“La libera elezione dei padroni non abolisce né i padroni né gli schiavi”. Herbert Marcuse

Le canzoni sono, nell’ordine: 

  • Asfissia 

Asfissia è l’esatto seguito di “Fatica a respirare”, perché hanno la stessa strumentale, la stessa struttura, la stessa lunghezza e alcune parole si riprendono. Quindi è stato un voler aggiornare il mio punto di vista con i miei 4 anni di crescita. 

Il senso è: sono stato in basso tanto e ora so come stare al mondo. Non ti posso aiutare a uscire dalle tue situazioni problematiche, però ti posso dare una mano a capire come puoi riuscire a stare meglio. Anche se qua si rischia l’asfissia, il rischio è alto, ma c’è una sorta di permanenza consapevole, una sorta di via d’uscita che non è altro che un rimboccarsi le maniche per costruire quel poco che nel nostro piccolo riusciamo a fare. 

  • Quel che resterà 

Tratta del mio rapporto con la scrittura e di quella questione poetica per la quale l’unico modo per sopravvivere alla morte è lasciare dei segni, quali che siano.. il mio segno  è la scrittura. 

  • Universi di protesta – ft. Astio

Tratta la nostra capacità di cambiare le cose. Amo la gente contro corrente, perché tenta di non omologarsi alla massa e penso che, anche se uno da solo può cambiare poco le cose, in realtà nel suo piccolo le cambia, perché diventa un possibile universo di protesta. 

  • Pisciaci su – ft. Non Dire Chaz 

Un po’ vecchia come scrittura. Ai live mi chiedono sempre di farla. Mi piace molto il ritornello, di cosa tratta e come l’ho scritta. E’ una delle canzoni anti-leghiste dell’album, assieme ad “Alcool e Sceriffi”, ma in realtà è anche una canzone contro l’umanità. Sono un pessimo ottimista (anche se non sono un pessimista) e credo che l’umanità oggettivamente stia migliorando e che la violenza di oggi sia più visibile ma sia minore rispetto al passato.. la guerra dei 30 anni è stata molto più cruenta della seconda guerra mondiale, pur facendo meno morti. La violenza umana è più controllata rispetto al passato. L’umanità migliora da tutti i punti di vista.  Anche se questo è un momento di calo e di crisi per noi, ci sono tanti paesi del terzo mondo che stanno migliorando. In “Pisciaci su” parlo anche di queste cose e lo faccio anche in chiave negativa, perché quello che voglio è creare una riflessione per migliorare. Poi è sicuramente anche una canzone antirazzista e anti-imperialista.

  • Mezzo e Mezzo – ft. Nevek

Non dirò grandi cose, perché tratta questioni personali. C’è un referente reale, ma posso dire che è ispirata al manga Inuyasha ed è una mia metafora personale. Il mezzo demone che vorrebbe essere umano, ma rimane comunque un mezzo demone e, perdendo il controllo, fa del  male agli altri, perché è proprio della sua natura. Mi ci sono rivisto molto. 

  • Narcotici da Stress – ft. Astio

Tratta di tutto quello che utilizziamo per fermare il possibile universo di protesta che siamo. Il discorso delle droghe di prima potrebbe rientrare in questa canzone. La cocaina, lo shopping natalizio, la moda,  la prima domenica di saldi, ecc sono tutti narcotici da stress. 

  • Il nulla – ft. Nevek e Non Dire Chaz

Nevek è un rapper bravissimo e sconosciutissimo, perché non ha ancora proposto niente di ufficiale in anni. Ha un anno in più di me ed è bresciano come me. Nevek stimola sempre la mia scrittura, perché lui ha un flusso enorme, un tipo di flusso che io raramente utilizzo e che utilizzo, quindi, solo con lui. La canzone parla del nulla ed è difficile dire qualcosa sul nulla.. forse è una canzone esistenzialista, a dire il vero non ci ho mai pensato … potremmo rileggerla così!

  • Alcool e Sceriffi – ft. Jago

Una mia canzone per il mio affezionatissimo Flavio Tosi, che per fortuna non è il mio sindaco, quindi non sono costretto a votarlo. Alcool e sceriffi è quel delirio che è successo dal 2008/2009, quando hanno dato l’autorità ai sindaci di emettere ordinanze. E’ quindi una canzone anti-leghista, ma anche anti-delirio, perché c’è stato un momento in Italia in cui hanno cercato con le ordinanze di regolamentare tutto e se le leggevi tutte iniziavi veramente a ridere. A Verona, ad esempio, non potevi bere in strada, ma se giravi l’angolo.. sì. Mi sembra quel tentativo di regolamentare la nostra vita in modo da far vedere solo ciò che piace, mentre quello che non piace deve restare fuori dalla nostra vista. Posso sfasciarmi in casa, ma non nel parco e il parco, nella canzone, non l’ho preso a caso. A Brescia, infatti, anni fa, avevano multato due ragazzi stranieri perché stavano mangiando del mango al parco. La canzone diventa anche anti-razzista pensando a quel caso specifico. Nel parco in cui li hanno multati io so per certo che non avrebbero multato un ragazzo italiano, perché io in quel parco ci vado a bere tranquillamente una birra. Infatti l’ordinanza affermava che non si poteva mangiare lì dentro a quel parco, ma mentre al ragazzo italiano dicono di buttare via le cose, al ragazzo straniero lo multano. Questa canzone rispecchia la dinamica di prediligere l’apparenza piuttosto che la pulizia dentro la nostra anima. 

  • Naufragati – ft. Astio

E’ ispirata a quei postacci un po’ boheme o osterie in cui ti senti a tuo agio, qualsiasi tipo di persona tu sia. 

  • Sono retrò

E’ una delle mie poche canzoni divertenti, ma anche lì me la prendo con la televisione e con il sistema, come al solito. E’ del 2009, è vecchiotta anche questa, perché in realtà sono vecchio dentro. Credo che se una cosa è bella lo resta anche con il passare degli anni, perciò sono contro alle mode e all’apparenza. C’è chi vuole solo apparire, ma io sono quello che sono, stop.

  • La mia scuola RMX

Tratta della mia adolescenza extra-scolastica, di quando avevamo 16 anni e bevevo la birra con i miei amici su delle scalette.. ed eravamo alternativi o, almeno, era bello pensare che lo fossimo. Racconta anche del mio oscillare tra Piazza Vittoria (luogo di incontro rap) e l’Adria, un vecchio cinema che ora non c’è più (luogo di incontro punk, rock, metal). Erano due posti centralissimi a Brescia, quando ancora ci si ritrovava in città.. erano altri tempi e rappresentano il come siamo cresciuti e il nostro essere diversi e non conformi alla massa. 

  • Se tutto sembra perso

Canzone impegnativa che è nata pochi giorni dopo che abbiamo perso una nostra amica, volontaria di un importante festival antagonista bresciano. Non è solo un saluto a lei,  ma soprattutto una dedica a chi resta. Parla anche di come sia facile sentirsi isolati e soli, non accorgendosi della vicinanza degli altri intorno a noi.

  • Il senso del cercare

E’ un pezzo che mi piace tantissimo! Il senso del cercare è l’individuare qual è il nostro scopo nel mondo. La maggiore parte degli esseri umani non si pone questa domanda e rimane all’interno di tutto quello di cui abbiamo prima parlato.. la moda, la routine, e così via. Il mio senso del cercare è il pensarmi come un tassellino in mezzo al tutto che  fa un qualcosa per lasciare un piccolo segno per l’umanità futura. 

Progetti futuri (concerti, collaborazioni ecc). 

Ho passato, tutto sommato, quest’ultimo anno e mezzo  a capire il funzionamento dei vari social che aiutano un artista a farsi conoscere, ma non sono sicuramente la risposta. Non ho un etichetta e non sono sicuro di volerla. Quello di cui sono sicuro e che non rifarò un disco da dare a mano, perché mi accorgo che sono stato conosciuto solo dalla mia nicchia bresciana. Vorrei quindi far conoscere quello che faccio anche  fuori,  com’è successo, ad esempio, a Bologna grazie al Collettivo HMCF. Non voglio una massa di fan, ma vorrei uscire dalla mia città e il come lo sto ancora studiando. Uscire ufficialmente andando incontro al gusto della gente non mi interessa. Mi interessa piuttosto farmi conoscere tra quelle poche persone sparse che so che potrebbero apprezzare ciò che faccio. Di progetti ne ho aperti davvero troppi, quindi non ne parlerò molto.. spero solo di tirar fuori qualcosina a breve. Mi piacerebbe anche collaborare con nuove persone che sto conoscendo sia tramite internet sia tramite amici di amici. 

1 commento

  1. Pingback: Intervista per HMCF.ME | RESHO

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...