Normale non vuol dire giusto
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Normale non vuol dire giusto#58

Normale non vuol dire giusto#58

11 settembre dell’Europa. Lo hanno chiamato così, e hanno esagerato. La gravità dell’accaduto è sotto gli occhi di tutti, ma l’attacco del 2001 colpì al cuore il popolo americano. Oltreoceano si sentirono per la prima volta indifesi: tremarono e reagirono, mentre i segni della ferita inferta si vedono ancora oggi. Qui il proiettile ha mirato alla testa, ed è stato un errore. Attentati simili – lo abbiamo ripetuto più volte in questa rubrica – ambiscono a creare un terremoto emotivo e a scuotere le viscere. Generare odio significa radicalizzare i conflitti; apre un baratro fra Islam e Occidente, in cui uno dei due sarebbe destinato a cadere. Ma il colpo è calato su un giornale, ha sporcato di sangue pagine piene di disegni e parole. Non ha generato l’ancestrale paura che ci allontana dal diverso, ma la razionale indignazione di chi è consapevole di difendere valori conquistati in secoli di storia. L’omicidio del Presidente Hollande, probabilmente, sarebbe stato meno dirompente. Sterminare un gruppo di irriverenti intellettuali francesi nella patria dell’illuminismo è come tentare di abbattere l’orgoglio nazionale del popolo tedesco o di soffocare la democrazia in Inghilterra. Le parole sono il veicolo del pensiero: la Francia ha fondato la propria modernità sull’esaltazione dell’intelletto sfrenato, talvolta perfino irresponsabile. Proprio come irresponsabile si definisce “Charlie Hebdo”, un giornale che probabilmente in Italia e in molti altre nazioni europee non vedrebbe la luce. L’assassinio dell’ironia sprezzante è stato vissuto come un attentato all’unica vera sovrana di Francia: volevano sollecitare gli istinti, hanno risvegliato la dea Ragione. E hanno già perso. I lumi, a distanza di secoli, hanno ripreso a brillare, ricordando al popolo francese la propria storia e lo straordinario fervore culturale che ancora contraddistingue Parigi. Migliaia sono in piazza, tutta la società ha risposto compatta. Ed ecco la grandeur: un giornale con una tiratura di sessantamila copie, che i terroristi pensavano di aver distrutto, uscirà la prossima settimana in un milione di esemplari, sostenuto da tutta la libera stampa d’oltralpe. Vive la France.
Ha ragione chi dice che ci è stata dichiarata guerra, e che le guerre bisogna combatterle se non si vuole soccombere. Quello che pochi dicono, perché pochi lo hanno capito o vogliono farlo capire, è che sarà una guerra in cui al sangue si risponderà con l’inchiostro, agli istinti con il pensiero. Questo non è l’11 settembre dell’Europa, è l’inizio di uno scontro fra un nuovo illuminismo e l’ennesima riproposizione dell’ignoranza fondamentalista. Combatteremo una guerra culturale, perché l’Europa è stata da sempre cosparsa di sangue, ma le sue battaglie più profonde sono state quelle del pensiero. La potenza dell’intelletto contro la violenza della forza bruta: matite contro proiettili. È l’intelletto che eleva i cuori, e sono i cuori che muovono la storia. Non bisogna essere apocalittici, ma la battaglia fra violenza e Ragione è ricominciata. A noi spetta scegliere, ancora una volta, da che parte stare.

Alessandro Cillario

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