Interviste
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w/C’est La Vie

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Jan, Samuele, Nicola e Francesco sono i quattro componenti dei C’est la vie. Ho incontrato più di un mese fa due dei membri della band, Jan e Samu, e, tra un caffè e un thé, è nata questa intervista che state appunto per leggere. Li ringrazio non solo per la disponibilità, ma anche perché li stimo molto artisticamente. E ringrazio anche Claudia per la collaborazione. I C’est la vie, inoltre, si esibiranno questo sabato – sabato 10 Gennaio –al Covo Club di Bologna. Per maggiori info cliccate qui. Non vi rimane altro che aprire bene occhi, orecchie e leggere, ascoltare ciò che segue. E se vi piacciono si esibiranno tra tre giorni, quindi potrete anche sentirli dal vivo. Buona serata!

Chi erano i Two Baileys e quanto siete cambiati dall’estate 2012? 

Jan: I Two Baileys erano un gruppo di quattro ragazzi, con Nicola e Pietro oltre a me e Samuele. Nel 2012 abbiamo appunto deciso di diventare i C’est la vie per segnare una svolta in quello che facevamo. Abbiamo, infatti deciso di cantare i nostri pezzi in italiano, tralasciando quelli in inglese e le cover. C’è stato anche un cambio di membri. Sono arrivati Nicola e Francesco al posto di Pietro e dell’altro Nicola e adesso siamo gli stessi componenti da quando i C’est la vie sono nati.

Dopo questo passaggio ai C’est la vie, avete avuto esperienze musicali all’estero, rispettivamente a Parigi e a Birmingham. Mi piacerebbe sapere quanto queste esperienze hanno segnato il vostro percorso artistico. 

Samu: Il Luglio 2012 è stato l’inizio dei C’est la vie. Andammo in studio e iniziammo i due singoli in italiano che segnarono la svolta. Lo stesso anno io e Jan, che siamo i due membri fondatori del gruppo, andammo  in erasmus, appunto, a Parigi e a Birmingham. Abbiamo avuto la fortuna di poter suonare e organizzare delle date all’estero. Prima in Inghilterra, con solo 2/4 di noi, abbiamo  suonato in 3 date. Poi abbiamo attraversato la Manica in bus e siamo arrivati a Parigi da Jan e la band al completo ha suonato in 3-4 date. Ci siamo anche esibiti per strada a Parigi, nel periodo della Fete de la musique, sul Pont des Arts nel Giugno 2013. C’erano un sacco di musicisti per le strade e quando abbiamo suonato noi la gente è parsa apprezzare. E’ sicuramente stata un’esperienza bellissima, perché il panorama musicale è diverso e la cultura è diversa. Spettacolo!

Definite il vostro stile come acustico-melodico-sperimentale. Con quali generi musicali preferite sperimentare e quali vi hanno più influenzato in questi anni? 

Jan: I generi musicali che ci hanno influenzato sono molto diversi tra loro. Hanno sicuramente avuto peso da una parte il cantautorato italiano, la musica italiana underground di questi anni che piace a me, ma che piace anche a Samu. Dall’altra Samu ha più influenze britanniche, britpop, pop, indie rock. Questi sono gli ingredienti che mettiamo di più nella nostra musica, poi ognuno di noi ha il proprio bagaglio musicale che porta con sé.

Samu: Sì, infatti in un certo senso questa eterogeneità di generi che ci caratterizza comporta poi delle sonorità originali nelle nostre composizioni.

Che ruolo date alla musica? Nel senso.. le date un ruolo fine a se stesso o avete un obiettivo specifico? E inoltre.. perché fate musica? 

Samu: Bella questa domanda, perché va alle fondamenta di cos’è la musica! Facciamo canzoni da noi composte e diamo molto valore al concetto artistico, prima di quello tecnico e del virtuosismo. Il concetto artistico sta appunto nel voler descrivere un sentimento e di conseguenza di trasmetterlo.

Jan: Nietzsche diceva “La vita senza la musica sarebbe un errore.” La musica dice quello che le parole da sole non riescono a comunicare.

Samu: Anche perché ogni suono è portatore di significato. E quando la parola viene unita al suono si crea un mix unico e potente che solo la magia della musica può creare.

Jan: Ed è anche per questo motivo che cerchiamo di dare molta importanza ai testi delle canzoni, proprio perché vogliamo comunicare qualcosa oltre che intrattenere. E’ importante cercare di stabilire un rapporto con chi ti ascolta.

Ma chi è che le scrive le canzoni?

Jan: Dipende da chi le canta. Chi le canta le ha scritte.

Samu: Le pietre fondanti della band siamo io e Jan. Siamo compositori, parolieri e arrangiatori.

Adesso parliamo delle vostre tre canzoni, di quelle che avete scritto e che ho avuto il piacere di ascoltare. 21 Dicembre 2012 è un pezzo che indubbiamente mi ha fatto pensare perché fa riflettere. Vorrei sapere come è nata e cosa si cela dietro a questa canzone. 

Samu: L’ho scritta al primo anno di università, nel 2012, sicuramente influenzato dallo stile del mio prof di filosofia del liceo. Il cinismo che caratterizza questa canzone dalla melodia pop e felice vuole tentare di parlare di cose un po’ antipatiche, di certi taboo in una maniera pop, in una maniera che tutti possano assaporare. Un pop impegnato e non banale, ecco.

Jan: Il bello di 21 Dicembre è che è una canzone in cui puoi leggere un po’ quello che vuoi, perché all’interno c’è tanta carne al fuoco.

Poi c’è Maggio!

Jan: Maggio è stata scritta dopo che è morto uno dei miei migliori amici del liceo, quindi è una dedica a questo mio amico, che compie gli anni appunto il 7 Maggio, per questo abbiamo scelto questo titolo. E’ una canzone che risente di alcune mie influenze musicali e che ho scritto in pochissimo tempo.

Non voglio chiederti altro a riguardo perché non sono affari miei e non è professionale. 

Jan: Ma va là, ci mancherebbe. E’ successo tempo fa e alla fine questo pezzo è un modo per fissare i sentimenti e dare forma al dolore.

Infine c’è Monmartre.. di questo pezzo mi ha colpita sia la canzone sia il video. Nel video, tra l’altro, c’è questa ragazza che non riesce a esprimere i propri sentimenti. Voi avete detto che attraverso la musica cercate di esprimere sentimenti il più possibile, quindi cosa avete voluto esprimere con questo video e questa canzone? 

Jan: Il video è stato realizzato da tre amici di Livorno: Giacomo Becherini, Lorenzo Costagliola e Gabriele Milani. Loro ci hanno proposto di fare questa collaborazione e noi abbiamo accettato, perché ci è sembrato un progetto di video non banale. Il testo ricopre ambiti un po’ diversi e io effettivamente avrei fatto fatica a trovare un’idea per un video. Loro ci sono riusciti perché il loro progetto si lega bene con questa canzone che inizialmente ha un andamento molto depresso, però alla fine vuole provare a dare una speranza. Speranza che è in contrasto con il video che, appunto, non termina bene. Nella canzone ho provato a mettere insieme le cose inspiegabili della vita, il male di vivere che può essere scacciato via, cercando quindi di trovare una via d’uscita.

L’ultima domanda, domanda che faccio sempre a tutti, riguarda i progetti futuri!

Samu: Abbiamo tante canzoni nuove, tutte in italiano, alcune su cui stiamo ancora lavorando, altre che abbiamo finito di registrare.

E’ importante per voi quindi scrivere in italiano? 

Samu: Abbiamo dovuto rinunciare al troppo sperimentare e abbiamo dovuto darci una forma. Sicuramente la nostra forma è data dallo scrivere testi in italiano. Per il futuro dobbiamo lanciare questi nuovi pezzi, pubblicandoli e facendoli sentire al nostro pubblico, ai nostri amici e genitori. Poi, mettendo in giro questo materiale, abbiamo la speranza di aver l’occasione di suonare anche fuori città in tanti posti e con altre band emergenti per incrementare l’attività dei C’est la vie come band italiana.

Tu (Jan) hai qualcosa da aggiungere? 

Jan: Sono molto contento di questa intervista!

Samu: Si, grazie veramente! Ultima cosa: un saluto al Collettivo HMCF a cui siamo molto affezionati e grazie Teo, che ci hai permesso di suonare con gli Abiku per la rassegna Suona Semplice.

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