Altrimondi, Editoriale
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E come al solito non c’abbiamo capito niente #CharlieHebdo

E come al solito non c'abbiamo capito niente #CharlieHebdo

Ieri sono stato a una mostra. In un museo abbastanza famoso nella città di Bologna. Probabilmente il museo più famoso della città di Bologna. Qualche ora prima però: strage. kalashnikov, lacrime, iniziative. Poi tutto come prima. O forse nemmeno come prima, peggio. La mostra pur avendo un ottimo interprete è orrenda. Gestita male con un sacco di simboli a far capire il seguente pensiero – “di solito facciamo schifezze ma ora siamo a sostenere la cultura, visto che bravi?” – guardo un mio amico, scosso la testa. In mezzo ci sono un mare di pensieri su cosa si muove l’arte all’interno di uno spazio espositivo. Idee? Retorica? Marketing? Boh?! Poi arrivo a casa e accendo la televisione, tutto secondo protocollo: una merda. Apro i social network – che tendenzialmente sono qualcosa di simpatico – e noto con piacere che non c’abbiamo capito un cazzo. Politici che cavalcano l’onda, artisti che si impegnano in cordate di pensiero intellettuale che tanto non serve a niente dato che fra due giorni l’argomento non ti fa scopare poi così tanto.  Parlo della mostra, una cosa vomitevole. Pubblico una foto sui social network della mostra, una cosa vomitevole. Leggo un paio di commenti #CharlieHebdo, una cosa vomitevole. Ripenso alla prima volta che sono stato a una mostra, solitamente non ci vado mai poiché spesso mi annoio. Era il 2001, vedevo già un sacco di simboli e le persone del museo erano parecchio antipatiche. A 9 anni queste cose ti segnano. In quello stesso anno, terrorismo o altro, distrussero la vita di non so quante persone perché sono parecchio ignorante. Il seguito, soprattutto in un paese come quello Italiano, è stato crescere in una società dove il pensiero indipendente non ha mai preso piede e dove il pubblico odio verso il diverso faceva/fa/farà incetta di emozioni nella pancia delle persone. Andare alla fermata del tram e guardare con sospetto il tipo con la barba lunga – qualcuno dovrà dirglielo che la barba lunga fa scopare un sacco – ma non solo, i compagni stranieri che chissà da dove arrivano oppure il ciclico periodo in cui prendere un mezzo pubblico diventava un sacco pericoloso. Di quella giornata (11 settembre) non abbiamo capito niente. Nemmeno ci siamo avvicinati al capire qualcosa. Figuriamoci da ieri, dove una miriade di persone dal pensiero debole e grottesco hanno deciso di raccontarci che in fondo bisognerebbe “migliorare le misure antiterrorismo” e che la “loro religione non avrebbe mai permesso una cosa del genere perché la loro religione concede la satira” ma poi ci sono le bandierine, la demagogia e l’odio stesso verso un proprio credo. Tutte stronzate che dobbiamo sopportare perché quanto successo ci renderà ancor più massa nel difendere il pensiero indipendente ma fra qualche giorno, dopo aver terminato l’ondata di appeal sessuale della faccenda, torneremo nel nostro recinto a farci la guerra, rosso contro bianco, alto contro basso, cattolici contro protestanti e Barbara D’Urso contro Antonella Clerici. Però ci sarà sempre un dettaglio che rimarrà impresso, ovvero la mole di simboli fuori dalla mostra, intenti a generare cultura lontano da una minima libertà di espressione, grezza, satirica e/o ironica. Perché come al solito non abbiamo capito nulla e resteremo soli al freddo, senza il nostro pensiero indipendente a darci un minimo di calore.

Dipingi un Maometto glorioso, e muori.
Disegna un Maometto divertente, e muori.
Scarabocchia un Maometto ignobile, e muori.
Gira un film di merda su Maometto, e muori.
Resisti al terrorismo religioso, e muori.
Lecca il culo agli integralisti, e muori.
Prendi un oscurantista per un coglione, e muori.
Cerca di discutere con un oscurantista, e muori.
Non c’è niente da negoziare con i fascisti.
La libertà di ridere senza alcun ritegno la legge ce la dà già, la violenza sistematica degli estremisti ce la rinnova.
Grazie, banda di imbecilli.
Charb, 15 Ottobre 2012

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Nato a Bologna il 30.11.91 quando fuori pioveva. Cresce, gioca a tennis giornate intere, fonda il Collettivo HMCF scrive per DLSO e Crampi Sportivi, si laurea e dorme.

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