Interviste
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w/Jobbe

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Ho avuto il piacere di sentire Jacopo (Jobbe), Giorgio (Pate), Alessandro (Greg) e Marco (Paga) durante un live all’Arteria e da quel momento non ho esitato a richiedere loro un’intervista. Durante questa si sono presentati Jobbe e Pate. È stato proprio un bel confronto e perciò vi invito a leggerlo. Ringrazio Claudia per l’aiuto e la collaborazione. Buona lettura!

Jobbe è innanzitutto Jacopo Michelini. Ma Jobbe è anche un cantautore. Perciò cosa ti ha portato a scegliere di essere accompagnato da Giorgio, Alessandro e Marco piuttosto che rimanere un “one man band”? 

Jobbe: Per tanto tempo ho suonato da solo ma poi ho incominciato a suonare con lui (Pate) in acustico, perché a suonare insieme si cresce e si raggiungono obiettivi che da soli non si riesce a raggiungere. Avere persone intorno che credono in quello che faccio e che credono nello stesso mio progetto è vitale, è decisamente importante. A livello artistico è difficile che qualcuno arrivi da solo da qualche parte. Sono dell’idea che anche i grandi artisti non sono mai stati soli, perché dietro a le quinte c’era comunque qualcuno che li ha aiutati nel percorso che hanno fatto. 

Da quanti anni si è formata la tua band e quali interessi avete, in comune e non, nel campo musicale.

Pate: La band si è formata un anno e mezzo fa, tra settembre e ottobre dell’anno scorso. Abbiamo deciso di suonare insieme sia canzoni sue (di Jobbe) sia canzoni composte a più mani. Ci ha accomunato principalmente la musica. Poi come generi musicali siamo tutti abbastanza eclettici. Sicuramente nessuno quanto lui (Jobbe) ascolta la musica cantautorale. Io, occupandomi degli arrangiamenti, ho avuto un grande aiuto dalla musica rock e commerciale. Ognuno ascolta, diciamo, la parte che più lo aiuta a formare e creare il nostro progetto. 

Jobbe: La verità è che io e lui (Pate) ci conosciamo dai tempi delle medie e anche se abbiamo suonato cose diverse abbiamo gusti simili. Greg e Paga, invece, li conoscevamo poco e, poiché son veramente dei bravi musicisti, abbiamo chiesto loro di entrare a far parte del nostro progetto e loro hanno accettato. 

Il progetto è quindi nato da voi due e poi Greg e Paga si sono uniti in un secondo momento..

Jobbe: Noi volevamo assolutamente formare una band per poter suonare ed esibirci seriamente. Dopo un anno e mezzo di esibizioni in acustico ci siamo resi conto che non avevamo l’opportunità di fare poi chissà che cosa. 

Pate: Magari l’opportunità c’era, ma noi volevamo qualcosa di più.

Jobbe: Paga e Greg sono una coppia, perché, come me e Pate, hanno sempre suonato insieme chitarra e basso in varie band diverse. 

Li avete portati via da una vecchia band? 

Jobbe: No no, erano in ferie.. Un po’ disoccupati!

Pate: Abbiamo scelto loro a colpo sicuro perché erano le persone che ritenevamo più giuste e ripeto, sono davvero molto bravi. Per noi riuscire a suonar con loro è stato proprio un traguardo. 

(A Jobbe) Quanto è stata importante la letteratura italiana nella tua formazione artistica? 

Jobbe: A dire il vero a me non è piaciuto molto studiare letteratura italiana, però la poesia mi ha sempre affascinato. Andavo a cercami libri di poesia anche moderni.. Pablo Neruda, Trilussa.. comunque artisti che non si studiano prettamente a scuola. Mi ha affascinato più il  cantautorato degli anni ’60-’70 che la letteratura.. Tenco, Paoli e anche nomi sconosciuti che nessuno appunto conosce ma che mi fanno perdere al meglio le mie giornate.

Infatti ti volevo proprio chiedere quale artista possiede, secondo te, tutte le caratteristiche che deve avere un cantautore! 

Jobbe: Per me il cantautore con la C maiuscola è difficile da individuare, perché ce ne sono veramente tanti da cui vorrei prendere varie qualità. A livello di caratteristiche, nelle mie canzoni mi piacerebbe trasmettere ironia, ma allo stesso tempo serietà in quello che dico. Quindi trattare con leggerezza anche temi pesanti che ti possono sconvolgere, ma allo stesso tempo è uno sconvolgimento leggero. E ciò è, appunto, permesso dal fattore ironia. 

Non è quindi una denuncia della serie “fanculo il mondo”.. 

Jobbe: E’ “fanculo il mondo”, ma senza dirlo apertamente. Il mondo è bellissimo? Mi dispiace ma non è così.. Mi piace, appunto, rendere la gente consapevole di ciò che accade, ma farlo con tutta l’ironia possibile. Voglio far ridere chi ascolta, ma non in maniera stupida, ma in maniera conscia. 

Questa mattina, casualmente, ho letto una bellissima intervista su “rockit.it”, intervista nella quale Riccardo Sinigallia a un certo punto dice:

“Per me la forma canzone differisce dalla poesia o dalla musica strumentale, proprio perché è nel rapporto tra la parola e l’accordo scelto che si genera il significato […] Tu puoi prendere una parola come “bottiglia” e hai milioni di combinazioni per metterla in musica. Per questo mi fa ridere chi mi dice che le note sono 7 e le canzoni ormai sono già state scritte. Non è vero, c’è ancora tutto da fare.”

Condividete anche voi questa concezione di musicalità delle parole? 

Jobbe: Al cento per cento, perché la musica è diversa da qualsiasi altra forma d’arte e credo che sia la più diretta. Coinvolge dei sensi che arrivano nell’immediatezza. Il potere della musica è riuscire a unire un significato esplicito, che sta nelle parole, a un significato che è personale e soggettivo, che sta nella costruzione musicale, nell’armonia di come suona il tutto e penso che questa mia opinione sia condivisibile. Per esempio, lei (Pate) cosa ne pensa?

Pate: Io sono abbastanza d’accordo, però credo che tutta la musica sia già stata scritta. Se, per esempio, senti un uccellino che cinguetta questo produce un suono e nelle armoniche che compongono quel suono lì ci starebbe già un accordo, che è l’accordo di settima. Ciò non significa che la gente non debba comporre canzoni e che quando la gente compone non ci sia della novità. Uno le canzoni deve farle perché sono un punto di vista. 

In che modo la tua musica si pone come via di libertà? 

Jobbe: A Luglio mi sono laureato e prima di laurearmi non ho mai vissuto la musica al pieno nelle mie giornate. In quei momenti lì era proprio.. uno staccare la spina. 

Sei anche autobiografico nei testi?

Jobbe: Si e no, dipende.. io divido le mie canzoni in due gruppi: quelle di denuncia vs la società e quelle autobiografiche e più intime che possono essere sentimentali e così via. Io però non amo mettere me stesso nelle mie canzoni. Voglio che chi le ascolta possa riconoscersi dentro a prescindere da ciò che di mio c’è in una canzone. E’ fondamentale per chi scrive coinvolgere più persone in ciò che si esprime cantando. 

Attraverso la tua musica descrivi un mondo che per te è ingiusto. Ma il mondo è abitato da esseri umani. Di conseguenza non è il mondo l’artefice del suo male, ma è vittima del male dell’uomo. Che cosa ha portato l’uomo a rendere questo mondo così marcio? 

Jobbe: Più che ingiusto il mondo è sballato per più punti di vista, un po’ sottosopra. Per quanto riguarda il marcio.. i soldi.

Pate: Secondo me, nei suoi testi, lui  non dà direttamente la colpa all’uomo. Delle due l’uomo è più vittima. Ad esempio c’è una canzone basata sulla disillusione che si chiama “Digressione sulla natura dell’ultimo uomo”.. 

Jobbe: Il concetto di questa canzone è che la malattia sta nella ricerca a tutti i costi del profitto in tutti i campi. L’uomo è quindi la vittima colpevole, perché mentre tutto questo succede ci siamo noi che “siamo acidi nelle bottiglie” e che “siamo vaccini nelle siringhe”. L’uomo come individuo invece continua a perdersi nelle sue stronzate.

Pate: Aggiungo che se lui dicesse di chi è la colpa probabilmente non suoneremo insieme.. è proprio il suo esprimersi attraverso grandi immagini a rendere particolari i suoi testi. Non parla di anarchia, non parla di Europa..

Jobbe: E’ colpa di tutti! In sostanza a me interessa far riflettere sul menefreghismo, sull’egoismo, sull’individualismo, sul non dare per scontato determinate cose. 

Se sei consapevole della realtà in cui viviamo, una realtà che tutti perciò conosciamo, non hai paura di riproporre un messaggio detto e ridetto da tanti altri? Cosa ti differenzia da altri artisti che trattano i tuoi stessi temi? 

Jobbe: Io sono Jobbe e dico le cose come le so dire io, poi non mi posso neanche preoccupare di queste cose, andrei in paranoia. Io le dico come mi vengono e poi sta agli altri giudicare. 

Vivete la vostra musica in maniera attuale o pensate a un futuro? 

Jobbe: Pensiamo a un futuro decisamente! Io per esempio vorrei fare musica nella vita. Non posso prescindere dal farlo diventare un mio lavoro e quindi un guadagno, anche se non è il guadagno l’obiettivo, ma è quello di riuscire a farla diventare una professione. 

Concludiamo parlando del nuovo EP che uscirà a Gennaio!

Jobbe: Musica e testi sono stati scritti da me, ma agli arrangiamenti abbiamo contribuito tutti. Le canzoni sono 4 + una bonus track che è “Non ho inventato nulla”, la quale è già presente su Soundcloud. E’ una canzone un po’ sfaso. A me piace molto il marketing, anche se lo scopo che ha non è sano. E da qui è nata questa canzone perché, come dice il titolo, io del testo non ho scritto niente, ho solo assemblato vari slogan pubblicitari messi insieme cercando di dare un senso compiuto. E poi il ritornello è il filo del discorso trai vari slogan delle strofe. 

“Guarda chi c’è” è una canzone malinconica su una storia d’amore che passa ma che non finisce mai. Una canzone nostalgica, ecco. 

“Cosa rimane” è una delle mie prime canzoni di denuncia e parla delle contraddizioni che ci sono nella società.

“Digressione sulla natura dell’ultimo uomo” è una canzone molto d’immagini, veloce..

Pate: Se la ascolti senza ascoltare il testo può anche sembrare una canzone allegra, perché è molto ritmata e musicale. 

Jobbe: Digressione è una canzone disillusa. Se non va bene niente impareremo a stare bene comunque vadano le cose. 

L’ultima è “Vent’anni”.. l’ho scritta a 19 anni pensando a quando avrei avuto 20 anni e parla del rapporto che abbiamo tra noi uomini, che siamo sempre chiusi dentro noi stessi, nei nostri pensieri, nelle nostre paure.. non riusciamo mai ad aprirci veramente. E’ abbastanza autobiografica. 

FB.COM/JOBBE 

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