Musica Italiana
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I 25 dischi Italiani dell’anno (2014)

DISCHIFINE ANNO HMCF

L’abbiamo scritto ovunque. Odiamo le classifiche. Quelle se volete potete farle voi votando i vostri dischi preferiti in fondo a questo listone di fine anno. In mezzo ci sono 25 lavori che hanno colpito noi altri, alcuni vi faranno gridare al complotto altri invece stimoleranno la vostra pace.

Buon lettura e si spera, buon ascolto:

ALTRE DI B – SPORT 

Come il Chievo Verona dei miracoli. Giocava benissimo e loro suonano proprio come quelle perentorie sgambate di Simone Perrotta nell’area di rigore avversaria mentre il disco è veramente il miglior prodotto uscito dall’officina indipendente Bolognese da molti anni a questa parte. Grandiosi, in attesa di San Siro mi raccomando. // Tieffeci

 APPALOOSA – TRANCE44

In Italia come all’estero. All’estero come in Italia. Grazie a questo disco, si confermano punto di riferimento sonoro per molti gruppi che stanno nascendo in tutta Europa. L’ennesima consacrazione, l’ennesimo passo verso il successo. Grandioso. // Tieffeci

BE FOREST – EARTHBEAT 

In Italia abbiamo scoperto che lo shoegaze ci piace un sacco, soprattutto se a farlo sono i Be Forest, con una delicatezza disarmante. Eartbeat è quel piccolo capolavoro che ci accompagna da inizio anno e ci riscalda per l’inverno futuro. // Irene Cassarini

BOXERIN CLUB – ALOHA KRAKATOA

Quando l’ho sentito per la prima volta ho avuto come l’impressione che sarebbe finito davvero ovunque questo disco. I Boxerin Club hanno uno show fantastico e presentano elementi che possono andare davvero forte all’estero. Ritmi nuovi, canzoni belle, successo. // Tieffeci

BRUNORI SAS – VOL.3 IL CAMMINO DI SANTIAGO IN TAXI

Non è da tutti essere dei bravi cantautori, ma Dario Brunori lo è. Ha mixato creatività, innovazione, metafore e la sua bellissima voce in tutte le canzoni del suo ultimo album. E’ originale, è questa la sua chiave vincente. “Vol.3 – Il cammino di Santiago in taxi” è, quindi, quella ventata di novità che chi ama la musica italiana non può di certo ignorare. // Marigrazia Vignoli

CAPIBARA – JORDAN 

(Futuristico come Bender) Il sottotitolo NON vuole essere una provocazione se non un contro ringraziamento per avermi regalato una canzone sul mio idolo nel gioco del Basket. Futuristico come “Bender”, dicevamo. Chirurgico come Harden e graffiante come il felino di mia nonna che non vedo da mesi. Che dite? Non ho detto ancora nulla? Che posso dire al vincitore della targa Mei 2014? Nulla. Continua cosi, vez! // Lorenzo Salmi

CESARE CREMONINI – LOGICO

Logico è l’ultimo album di Cesare Cremonini ed è la conferma della qualità della scelta dei suoni del bolognese ex Lunapop. A sfavore di Cremonini, possiamo dire di non aver riconosciuto la stessa carica emotiva presente ne Il primo bacio sulla luna e La teoria dei colori, ma con i due singoli (forse un po’ troppo top of the pops) “Logico#1” e “GreyGoose” alziamo le mani. // Marco Tosatto

CLAP!CLAP! – TAY BEBBA

Qualche giorno fa parlavo con una ragazza del suo viaggio in Africa, della gente rude e delle strane lingue che parlano, diverse in ogni paesino, dell’erba alta, onnipresente, delle strade spaccate e sporche di terra, degli animali ovunque. Stavo per dirle che probabilmente non era stata in Africa ma in Calabria, quando ha parlato di un certo Digi G’Alessio (ops, Clap!Clap!), uno sciamano dalle batterie micidiali, bomba. // Renato Dende

DO NASCIMIENTO – GIORGIO 

13 minuti. E’ il tempo che passa da quando suona la sveglia al mattino a quando salgo in macchina per andare a lavorare. Quasi un migliaio di secondi inutili, fino a quando non ho cominciato a riepirli con Giorgio dei Do Nascimento. 6 sberle emocore, testi diretti, senza inutili fronzoli, packaging stuzzicante. Bombetta da maneggiare con cura. // Andrea Ortolani

DRINK TO ME – BRIGHT WHITE LIGHT

Fortunatamente questo quarto lavoro non è stata che, l’ennesima prova di talento dei membri di questo gruppo. Piovuto all’improvviso, come una giornata autunnale, Bright White Light non è il disco da primo ascolto e subito sesso, ma è qualcosa di più viscerale e credo maturo rispetto al precedente lavoro. Migliorano e maturano, cambiano formazione e sanno sempre trovare nuovi spunti, nuovi colori ma soprattutto nuove energie per la nostra condivisione musicale. // Tieffeci

EDDA – STAVOLTA COME MI AMMAZZERAI?

Suona puro anche in quello che appare un grido davanti al carnefice prima di morire, qualcosa che un comune ascoltatore farebbe fatica a comprendere se tralasciasse, traccia dopo traccia, il percorso della vittime. EDDA fa molto più, si china verso la morte e compone un vero e proprio inno alla vita, una verità assoluta per tutti coloro che l’hanno apprezzato nelle sue precedenti esperienze da soliste. 17 tracce che raccontano tutto quello che andrebbe insegnato a un figlio durante la sua esistenza: odio, amore, vita, morte, dolore, speranza e perfino allegria. Farsi beffa del destino e prendere a calci tutte le morali che la società ci getta addosso come verità indissolubili, con un solo strumento, l’unico strumento a prova di critica, la purezza. // Tieffeci

FAST ANIMALS AND SLOW KIDS – ALASKA

Dopo averli visti, due anni fa, ho pensato: ecco gli Zen Circus con un bel po’ di sudore in più. Ascoltando Alaska ho pensato: ecco i Fast Animals con molto sudore in più. Alaska è un disco che ho vissuto (nel modo più contemporaneo possibile: sui social), dalle prime registrazioni nel casolare, con i teaser, il nome e le date. Un disco popolare fin dall’inizio, un sasso melodico tirato da Aimone & co, che ha preso un po’ tutti in faccia. Non sarà Hybris per molti, ma per me è molto meglio. Ci ricorderemo di loro tra trent’anni ? Non lo so, ma a me, adesso, gasano parecchio. // Francesco Bentivegna

FEDEZ – POP HOOLISTA 

Questa bega me la prendo io. Non ascolto Fedez, non apprezzo il personaggio a 5 stelle, odio il populismo e la demagogia. C’è una grandissima produzione dietro che porterà con molte probabilità a riempire persino gli stadi. Non possiamo chiudere gli occhi e far finta che il lavoro fatto da questo personaggio (o chi per lui) ha influenzato le vite di molti. // Tieffeci

FOXHOUND – IN PRIMAVERA

Possono arrivare ovunque. Con questo disco hanno dimostrato una versatilità nei suoni e nella musica decisamente originale. Usciranno dall’Italia e gireranno per il mondo, un prodotto così non può di certo rimanere nei vincoli di questa penisola. // Tieffeci

GHEMON – ORCHIDEE

Monti diceva che “il posto fisso è monotono”. Renzi vuole abolire l’articolo 18. E Gianluca aka Ghemon non fa più rap. OrchiDee è un disco discreto, fila liscio che è un piacere, anche se come dopo due bottiglie di vino non ne se ne può più. Ghemon è un bravo ragazzo, e chiunque va ai suoi concerti gli vuole bene, anche la mamma della mia ragazza. Peccato fossi al concerto con sua nipote. P.S. Neffa lasciamolo stare. // Italo Armone

GODBLESSCOMPUTERS – VELENO 

(Piccolo chimico) È alquanto difficile mettere le mani sul lavoro pensato, accurato, e voluto fino all’ultimo beat di una persona che conosci abbastanza bene. Un turbinio di “prendiamoci bene” e una serie d’applausi da spellarsi le mani dalla prima all’ultima traccia. Per questo, ho deciso che lo regalerò a mio cugino. Non ascolta elettronica, ama Ghemon e gli mancano le basi reali per capire un disco d’elettronica. Missione impossibile? No. Lorenzo Nada lo può fare con una ricca pozione di realtà. // Lorenzo Salmi

LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA – COSTELLAZIONI 

Ascoltando ogni singola parola, pezzo dopo pezzo, sembra quasi di vivere in un universo parallelo, in una realtà che “dai, non può essere vero”. In verità, però, questa è la nostra realtà, o meglio, questo è il mondo in cui viviamo. E, che ci piaccia o no, le Luci in “Costellazioni” sono riusciti a descrivere la vita di tutti i giorni con una perfezione così assoluta da lasciare un po’ l’amaro in bocca. // Marigrazia Vignoli

LORENZO SENNI – SUPERIMPOSITIONS 

Sperimentale e coerente. Non si può nemmeno definire la nuova frontiera dell’elettronica Italiana, sarebbe riduttivo e per certi versi sbagliati. Questa avanguardia piace pure a Thom Yorke, fate voi. // Tieffeci

LO STATO SOCIALE – L’ITALIA PEGGIORE

(Sono cosi indie che scrivo la recensione con i suggerimenti automatici del mio smartphone) Sociale parla di politica in Italia e all’estero e la risposta è stata l’ultima versione completa del mondo. Una volta invece mio padre si rese conto che la musica e i concerti vanno visti con più di una persona a notte anche se con bevande e pasti escluse. Selezione all’interno dei locali e i tuoi amici di sempre a farti da spalla. // // Italo Armone

NIAGARA – DON’T TAKE IT PERSONALLY

Sono 10 tracce dove si corre per la medaglia nei 100 metri (cercando di ballare), per la maratona (cercando di emozionare) e anche per il salto in lungo (cercando di far riflettere). Ci sono tante discipline che si uniscono in una sapiente produzione capace di lanciare verso vette decisamente più alte questo affascinante progetto musicale, forte come una cascata e versatile come un glorioso atleta. // Tieffeci

OMOSUMO – SURFIN’GAZA

È davvero un ottimo lavoro, 9 tracce capaci di spaziare le corde più intime grazie a quest’elettronica miscelata al rock, ben prodotta ma soprattutto consapevole. Non è il solito sperimentare, ma una presa di coscienza artistica ben focalizzata da parte dei protagonisti di questo universo musicale che con questo disco hanno voluto lasciare qualcosa, forse per farci pensare. // Tieffeci

POPULOUS – NIGHT SAFARI 

Populous, ennesimo colpaccio della Bad Panda Records, è stato la boccata d’aria fresca che serviva nel panorama italiano. Roba nuova che scotta sotto i piedi come la sabbia del deserto africano, come il cemento di una metropoli brasiliana. Un carnevale di ritmi per un 2014 da ricordare ballando. // Irene Cassarini

STORM(O) – SOSPESI NEL VUOTO BRUCEREMO IN UN ATTIMO E IL CERCHIO SARÀ CHIUSO

Perché dovrei dire qualcosa sugli Storm{o}? Perché quest’anno un album così violento e tagliente non c’è, perché se ascolti il disco e parte In Volo vedi gli Slint e ti riempi di chitarra, finalmente, perché 32 minuti così infuocati, prepotenti, nichilisti e oscuri non li passi tutti i giorni, perché D’Istanti è un gioiello di tecnica e poesia, perché urlare moriamo sbattendo contro le sbarre della nostra gabbia basta e avanza. Stormo, Nero di Marte, Bologna Violenta, il nichilismo post-core italiano riempie questo disco, come fuoco che brucia nel buio. // Francesco Bentivegna

THE GIORNALISTI – FUORICAMPO

Si sente fino a qua l’influenza del cantautorato italiano di fine anni 80′. Quel profumo di libertà sudata, con un pizzico di cattiveria. “Questione di sigarette fino alle sette, e poi nulla più.”
Un disco compatto, moderno nella sua retroguardia, sofisticato, esplosivo.
Uno fra i migliori dischi italiani dell’anno, dubito smetterà di suonare ovunque nei prossimi mesi! // Luca Jacoboni

WELCOME BACK SAILORS – TOURISMO

“Tourismo” è il nuovo viaggio dei marinai di Reggio Emilia. Un itinerario composto da undici tappe di synth-pop sognante e avvolgente che fa molto anni ’80, e che ricorda vagamente i Notwist e i Lali Puna, con una ritmica più sincopata e un sound tendenzialmente più “estivo” rispetto alle due band tedesche. Nel complesso la sensazione dominante ascoltando questo disco è un po’ quella che dà una cartolina estiva sbiadita che riemerge a fine novembre dal fondo di un cassetto (e mette una nostalgia addosso che mammamia). // Filippo Mosca

 

 

 

 

 

 

 

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