Interviste
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w/Palco Numero Cinque

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Il 14 Novembre i Palco Numero Cinque, una band della provincia di Bologna, hanno presentato all’Arteria il loro primo album prodotto da Irma Records, ovvero  “Carta Straccia”.  Io purtroppo non ero presente, ma ricordo benissimo quella sera di due anni fa che mi ha permesso di conoscerli come gruppo e che mi ha spinto a seguirli sempre, e ad ascoltare con entusiasmo il loro nuovo album. E mi ritrovo, ora, come due anni fa, a intervistarli – per la seconda volta – piena di curiosità.

Dal 2009 fino ad oggi quanto sono cambiati e che come si sono evoluti i Palco Numero Cinque?

Tanto e per nulla. E se nel 2009 ci avessero chiesto come saremmo voluti essere dopo 5 anni, non avremmo desiderato nulla di diverso. Nel 2009 eravamo 5 ragazzi che non condividevano esperienze e amicizie comuni e che si sono ritrovati solo per lo scopo di suonare. Abbiamo iniziato con l’intento di fare brani inediti, ma ci siamo anche detti: “dai però sarebbe il caso di iniziare a suonare in giro. Prepariamo qualche cover!”. Insomma le idee erano poco chiare, però c’era entusiasmo. Entusiasmo che è incrementato dopo la prima estate in cui abbiamo collezionato un buon numero di date nelle quali, mano a mano, ci siamo accorti che stavamo davvero bene insieme sul palco. Gli anni successivi sono stati contraddistinti da date nei locali, feste della birra, concorsi, un video con la regia di un amico, un EP autoprodotto e tante, tante ore in sala prove. Oggi abbiamo pubblicato un album con un minimo di pre-produzione, ci siamo affidati ad amici (comunque professionisti) per la realizzazione dell’artwork di Carta Straccia, abbiamo un’etichetta (la Irma records) che ci fa da editore e distribuisce i nostri brani e proprio in questi giorni stiamo avviando anche un nostro ufficio stampa…tutto questo è ben lontano dalla disorganizzazione e incertezza delle prime uscite, ma la passione e lo stare bene sul palco sono esattamente le stesse di 5 anni fa. Penso che sia chiaro perché non possiamo desiderare nulla di diverso da come è oggi.

Perché avete deciso di intitolare l’album“Carta Straccia”? 

Diciamo che le motivazioni sono principalmente due che si sostengono l’un l’altra più o meno indirettamente. La prima motivazione viene dalla constatazione di una perdita: da Napster in poi, e in generale con lo streaming e gli stores digitali, si è progressivamente perso quel gusto, quel piacere (forse feticcio?) dell’avere tra le mani una copia fisica del disco con tanto di testi, copertina veicolo di un significato insito all’album e tutta quella parte di comunicazione che solo il supporto fisico può dare, quasi come se il disco fosse qualcosa di superfluo, qualcosa di poco importante, qualcosa che si può tranquillamente “buttare” via proprio come fosse carta straccia. L’altra motivazione invece viene proprio dal desiderio di recuperare questo supporto fisico e di immortalare al suo interno canzoni e pensieri che altrimenti non avrebbero un corpo, come quei pensieri scritti e poi buttati nel cestino. Quindi anche con un po’ di ironia abbiamo deciso di chiamarlo come qualcosa di trascurabile, qualcosa che si può buttare ma che ovviamente noi non consideriamo tale e da qui: Carta Straccia.

Quanto tempo avete impiegato per produrlo e realizzarlo e chi vi ha più ispirato e aiutato a costruirlo pezzo per pezzo.

Risponderemo prima alla parte più facile della domanda: il tempo di registrazione è stato minimo, circa una settimana per l’accezione delle tracce e poi credo un paio di mesi per avere in mano qualcosa da ascoltare… poi lì si è inserita la nostra pignoleria che ha portato Lippa e Xeddy (che sono i ragazzi che hanno mixato l’album) a sbattere la testa per un altro paio di mesi contro il pc per aggiustare volumi e piccolezze. Produrlo invece è stato sicuramente più impegnativo e ci ha visto in giro per diversi palchi e concorsi nell’intento di raggiungere la giusta somma economica per ottenere un buon prodotto per le tasche di 5 ragazzi senza una casa discografica alle spalle. Chi più ci ha aiutato a costruirlo pezzo per pezzo sono sicuramente i 2 ragazzi di cui abbiamo scritto sopra, fonici appassionati che hanno ascoltato più volte di chiunque altro ogni singolo brano… Ispirazione forse non è il termine più adatto, probabilmente si dovrebbe parlare di contaminazioni e qui chi più ne ha più ne metta: al di là dei testi che possiamo dire siano influenzati sicuramente tanto dal cantautorato italiano e bolognese (Battiato e Dalla su tutti), la musica nasce da Catch (chitarra) o Massi (voce) però poi componiamo tutti assieme e abbiamo davvero background musicali molto distanti ed eterogenei, quindi è difficile identificarne anche solo uno dei più significativi, e fare una carrellata di nomi distanti l’uno dall’altro probabilmente non aiuterebbe a definirci musicalmente se non come ascoltatori onnivori.

Nella copertina dell’album c’è una bambina con degli aeroplanini di carta. Ma, nell’immagine realizzata  da Andrea Negro e Alex Ventura di “AAArte Grafica”, sono rappresentate anche delle immagini vintage. La domanda è: quanto siete legati al passato e quanto il passato ha avuto importanza nella vostra evoluzione artistica. 

E’ una domanda alla quale non abbiamo mai pensato. Non siamo nemmeno sicuri se la risposta che seguirà sia pertinente, ma noi ci proviamo. Possiamo dire di non rinnegare nulla di quanto abbiamo fatto e di custodire gelosamente nei nostri album dei ricordi anche le foto di quegli eventi un po’ “puttana”, di essere contenti di avere un passato da cover band e matrimoni e non siamo nemmeno sicuri di volerlo abbandonare del tutto.. Proprio nella misura dell’evoluzione artistica credo si riesca a vedere bene l’importanza del passato. Possiamo sicuramente dire di esserci fatti e di stare ancora facendo tanta gavetta: abbiamo suonato davanti a pubblici diffidenti o indifferenti, abbiamo suonato ad eventi facendo praticamente da juke-box e questo ci ha aiutato a capire che quando sei, permetteteci il termine, l’attrazione della serata o un semplice stereo diviso in 5 fonti musicali, quello che importa è che la resa vada oltre ogni tua emozione. Che uno si senta a mille o sottoterra lo spettacolo è tutto per il pubblico ed è bene ricordarselo…Sicuramente ad oggi viviamo il pubblico con lo stesso entusiasmo di prima e avere davanti mille persone o una manciata la differenza emotiva la sentiamo tutta e alle volte straborda, però resta quella consapevolezza di aver fatto tanti concerti in tante situazioni diverse e alla fine in un modo o nell’altro sappiamo che ne siamo sempre venuti fuori. Quindi diciamo che non siamo attaccati al passato, è il passato che ti si attacca e ti forma e se ne fai tesoro non ti si stacca più.

“Carta Straccia” è composto da 11 brani, brani scritti da voi in quanto a musica e testi. [in non più di cinque righe] Spiegateci come e quando ogni brano è nato, il suo significato e, se volete, vostre considerazioni personali.

Onestamente non ricordiamo il momento in cui sono nati i vari brani…ma sappiamo il movente di ciascuno!

Il Peso della Follia muove i primi passi in taverna da Massi davanti a un vecchio Roland, quando si è reso conto che dava troppo peso alle sconfitte morali e alle conseguenze di gesti mai esplosi. Nasce così per dargli il coraggio di fare una cavolata in più.

Punto di Vista è il più giovane ed è nato spontaneamente mentre Manu era in Africa, proprio di questi tempi un anno fa, e noi non potevamo fare nulla. Era un momento in cui eravamo così immobili e radicati, vincolati ad un evolversi di una situazione che non decollava che sentivamo il bisogno di scuoterci un po’. L’abbiamo fatto così con Punto di Vista, sperando di cambiarlo (il punto di vista) il più spesso possibile.

La Parabola della Pallina di Carta è figlia di Catch per quanto riguarda le musiche e, al primo ascolto, cambiò l’umore di Massi, il quale decise di adattarla a questa tematica del cambio di prospettiva dovuta a qualcosa di inaspettato o di programmato…adattarla ad un contesto di meteopatia è stato spontaneo perchè purtroppo un cielo grigio rovina spesso la giornata e quindi si è deciso di inventare un modo per impedirglielo, o almeno fingerlo.

L’Infrarosso è vecchio e tamarro. Fa parte del primo Ep che abbiamo dato alle orecchie un paio d’anni fa e non parla di niente. O meglio, parla di quello che non vediamo, che non sentiamo e che non sappiamo. E’ molto leggero come significato, semplicemente constata che la maggior parte dei cambiamenti o delle cose che ci capitano non le riusciamo ad afferrare appieno.

Il Cerchio Quadra fa anche lui parte di quel primo Ep e quando Catch la suonò per la prima volta, Massi non aveva la ben che minima idea di cosa avrebbe parlato. Poi nell’arco della stessa settimana, era estate, si è trovato a condensare pensieri e sogni in discorsi che non scendevano a patti con la realtà, ma che nella loro noncuranza filavano perfettamente e da lì è caduto un testo, proprio da quella considerazione e da quel desiderio di non scendere a patti con la realtà.

E Mi Sollevo era nata chitarra e voce, ma all’interno di un album o di un concerto avrebbe creato una parte a sè che non ci convinceva. Così pian piano la abbiamo destrutturata e ricomposta mettendoci quelle atmosfere più cupe dell’originale, ma che hanno ispirato poi il significato del testo, di un disilluso raccogliersi per migliorarsi o semplicemente cambiandosi che è poi un po’ lo stesso percorso che ha affrontato la canzone.

Ti Ritroverai era completamente diversa, per struttura, melodia e testo. Prima di decidere di andare a registrare, l’abbiamo ripresa a mano e le abbiamo dato la forma che ha adesso con un finale giocoso che mentre lo stavamo componendo ce lo immaginavamo suonato da burattini e giocattoli animati. E’ una speranza. Speriamo di arrivare alla nostra Roma un domani indefinito e speriamo di arrivarci con qualcosa di divertente da ricordare e condividere, magari lanciandolo su aeroplani di carta straccia.

Cometa d’Acciaio è una metafora sullo spirito del nostro tempo che corre, corre, corre e non prende mai fiato. Siamo davvero convinti che la reperibilità 24 ore su 24 e tutta questa velocità abbia giovato ai nostri animi? Personalmente vorremmo fermarci ogni tanto a respirare. Questa canzone parla proprio di questo.

Stanco Morto è sulla scia di Cometa d’Acciaio e appartiene tutta a Catch. Non ricordiamo esattamente quando sia nata ma ricordiamo benissimo le ore di sala prove spese nell’imparare a suonarla. In nessun live la suoneremo mai staccata da Cometa, perchè sembrano nate proprio per concatenarsi, sia come tematiche che come ritmo, andando a disegnare sicuramente il momento più frenetico della nostra esibizione… poi chiaro che ad ogni concerto dovremo cambiare l’accordatura che usiamo per cometa e questa ma, abbiamo preparato le parti proprio per aver il tempo di farlo.

Narciso è il primo nostro brano e quello che più è stato cambiato dall’Ep a Carta Straccia. Non che prima non ci piacesse, ma sentivamo troppo lo scarto tra un brano di quasi 4 anni fa tutto composto e scritto da un solo pugno (Massi) e gli altri più recenti e quasi tutti nati a più mani…così lo abbiamo stravolto, ma siamo convinti di averlo cambiato in meglio, sicuramente alleggerendolo e rendendolo più arioso, ed è poi la tematica nascosta di cui parla ad essere poco afferrabile. Dietro un velo di narcisismo, nasconde il testo più esistenziale dell’album ma purtroppo in cinque righe non lo si può spiegare.

Sogni. Questo brano è confuso e anche il suo testo non vuole avere nessuna pretesa di senso, perchè i sogni che intende, vorrebbe non fossero tali. Spesso è un modo che abbiamo di etichettare qualcosa per non dispiacerci del constatarne la difficile realizzazione.. ma siamo convinti che con le giuste motivazioni e una voglia smisurata i sogni possano svelarsi per quello che spesso sono: obiettivi lontani, ma non irraggiungibili. Doveva essere una ghost track, sempre che significhi qualcosa ma alla fine Negro e Ventura la segnarono nella lista dell’album e vederla scritta non ci stava affatto male, così l’abbiamo messa con tutte le altre in chiaro!

 Venerdì  14 novembre avete fatto un concerto all’Arteria per la presentazione di “Carta Straccia”. Io credo che sia uno dei pochi locali a Bologna che metta in risalto la vera musica emergente, quella che “ne vale ancora la pena”.  Voi cosa pensate in merito? E come è andata la serata? 

Siamo completamente d’accordo. In particolare la rassegna “Suona Semplice”, proponendo una programmazione ben pensata e con artisti preparati, sta dando un contributo fondamentale in una città in cui i locali storici attrezzati per il live sono sempre meno accessibili per via delle logiche che si instaurano tra promoter e agenzie di booking. Siamo convinti che la qualità e la continuità in una programmazione artistica non possano che portare a risultati positivi e per questo facciamo i complimenti a Teo per quanto ottenuto finora, e gli auguriamo il meglio per il proseguo della stagione. La nostra serata è andata benissimo e la risposta del pubblico è stata sensazionale (oltre 300 persone ci hanno detto!). È una grande soddisfazione aver condiviso con così tanti amici il live set minuziosamente preparato nei mesi precedenti, il tutto arricchito dall’invasione di palco finale!

Parlateci della vostra esperienza con il regista Riccardo Marchesini nel docu-film “Paese Mio”, uscito questo mese.

“Paese Mio” è stata per noi un’esperienza completamente nuova. Innanzitutto, siamo stati molto tempo insieme in occasione dei vari viaggi su e già per l’Emilia: per noi che abbiamo diverse età e che generalmente non ci frequentiamo al di fuori della band, è stato molto importante. Ci siamo conosciuti meglio e questa non è una cosa scontata.

“Paese Mio” ha significato anche, per la prima volta, lavorare con veri professionisti: Riccardo è un regista con oltre 15 anni di carriera alle spalle, che ha collaborato con alcuni dei mostri sacri del cinema italiano (citiamo giusto Pupi Avati). Insieme a lui c’erano scenografi, fonici, tecnici del suono, fotografi, sceneggiatori, direttore artistico, manager, etc…. Per la prima volta non abbiamo dovuto organizzare tutto noi e, sotto un certo punto di vista, potrebbe sembrare anche più semplice. Tuttavia, tutto ciò è significato rispettare scadenze e compiti, oltre che sottostare a tempistiche imposte, richiedendo, da parte nostra, un livello di professionalità diverso dal solito. Per ultimo (ma questa è forse la cosa a cui più teniamo), abbiamo avuto l’opportunità di spiegare cosa significa per noi fare musica, raccontare il nostro punto di vista e portare le nostre esperienze ad un bacino estremamente ampio di spettatori. La nostra speranza è di aver fornito una descrizione veritiera delle fatiche e soddisfazioni di una band emergente, auspicando che tutte le altre band che guarderanno il documentario possano ritrovarcisi.

Progetti futuri.

Ad essere sinceri un progetto vero e proprio non c’è. Piuttosto ci sono moltissime aspettative e speranze. Fare un album è un piccolo traguardo, ma anche un importante punto di partenza: l’obiettivo principale è quello di suonarlo il più possibile per farci conoscere anche al di fuori della nostra città, ma ogni qualvolta ci verranno idee e spunti per nuovi brani, ci rinchiuderemo in sala prove per gettare le basi per un secondo album…..anche se per ora cerchiamo di goderci il più possibile il neonato Carta Straccia.

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