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w/Marco Maiole

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È indubbiamente uno dei nomi più gustosi della scena Italiana di musica elettronica – due palle parlare sempre di scena – e in queste settimane ha rilasciato pure un lavoro fantastico che ti fa ballare. Marco Maiole presto arriva in quel di Bologna, pronto per portarci in territori a noi sconosciuti.

Marco Maiole. Un nome Italiano che sbanca la Californiana (vedi etichetta discografica) e ha un suono realmente Francese. Origini di questo universo musicale?

Per quanto riconosca il mio amore per artisti francesi come Yuksek, Air e i vari capisaldi del French touch, mi piace prendere ispirazione dai suoni sintetici di certa musica italiana (Battisti in primis) .In realtà mi sento di affermare che il 70% della mia musica é caratterizzata dall’utilizzo di certe strutture armoniche e melodiche, che ricollego ai miei studi di chitarra classica.

Nella vita chi sei? Marco Maiole è musica a 360 gradi oppure c’è altro dietro questa passione?

Studio Economia all’università, ma la tamburellata sul banco ogni tanto ci sta comunque.

Se domani dovessi fare una collaborazione con qualcuno chi sceglieresti?

Aver collaborato con Miami Mais é stato molto figo; in questo momento, mi piacerebbe fare un pezzo con gli M+A, che seguo moltissimo dal loro ultimo disco. Li ho visti live quest’estate la sera dopo il mio esame di maturitá ed é stata un’esperienza davvero fantastica!

I 3 dischi che ultimamente hai apprezzato? 

Miami Mais – Popcorn Diet

Caribou – Our Love

Lucy Rose – Like I Used To 

Nel tuo primo lavoro, oltre a una vena piuttosto danzereccia, ci trovi anche della poesia e/o riflessione? 

Non credo che le cose vadano distinte. Non mi fa impazzire la musica con un significato oggettivo dietro, mi piace pensare che l’ascolto del mio EP possa emozionare e ispirare pensieri propri…cercando di non far cadere il drink dalla noce di cocco?

Come sta la musica in Italia? Pensi che spotify abbia aiutato la scena indipendente Italiana oppure rischia di creare troppo fumo agli occhi degli ascoltatori? 

Ci sono molti artisti meritevoli – soprattutto nell’elettronica – ma ho come l’impressione che la metà degli ascoltatori degli stessi siano a loro volta musicisti/producer. In generale, la musica c’é, il pubblico potrebbe crescere. Spotify non é molto diverso da un qualsiasi altro servizio di streaming, credo che si contino sulle dita gli artisti della “scena” che guadagnano direttamente dalla vendita dei loro lavori.

Dimmi che hai avuto un passato punk. Nel senso, precedentemente a tutto questo facevi musica in altri progetti? 

Ho suonato per diversi anni in una band di nome MaD, sciolta da un po’. Suonavamo con accordature strane, tempi dispari, distorsioni assordanti: una roba assurda! La band aveva rilasciato un album prima del mio ingresso, e ho registrato insieme a loro un EP, esperienza che mi ha avvicinato al mondo della produzione.

Il dancefloor o l’ascolto in Italia sono diversi rispetto all’estero. Che idea ti sei fatto, anche se non dovessi aver suonato oltre questo paese. 

Di sicuro il pubblico che segue musica underground é di gran lunga inferiore numericamente rispetto a paesi come Germania e Regno Unito, ma forse posso azzardarmi nel dire che gli ascoltatori italiani sembrano essere mediamente più attenti e analitici (che purtroppo si legge anche criticoni).

La musica è la cura? 

No, basta con sta storia dei vaccini cancerogeni.

Il Sud Italia, troppo spesso dimenticato e troppo spesso criticato. Come sta la scena musicale all’interno di questi bellissimi posti Italiani? 

Ci sono parecchie cose (Dance Like Shaquille O’Neal, Propaganda, Flussi, Unibeat) nella sola Campania, molti producer della scena vengono dal Sud. La pizza aiuta.

Dove sarà Marco Maiole fra 365 giorni? 

Per quanto riguarda le tre dimensioni spaziali non posso dir nulla, per la  quarta dimensione basta un po’ di matematica.

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Nato a Bologna il 30.11.91 quando fuori pioveva. Cresce, gioca a tennis giornate intere, fonda il Collettivo HMCF scrive per DLSO e Crampi Sportivi, si laurea e dorme.

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