Live Report

ROBOT FESTIVAL 07: IL RESOCONTO FINALE.

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Qualcuno dice che l’Italia ”arriva sempre dopo la puzza” quando vengono organizzati eventi musicali come il roBOt Festival. Per certi versi è vero, molti artisti già affermatissimi all’estero approdano in Italia da quasi sconosciuti: i casi di solito sono due, o sei un appassionato di musica elettronica e allora sei contento oppure ci vai lo stesso anche se non ti importa granché e la musica ti fa pure un po’ schifo. Ecco, questa seconda possibilità di eventi si è concretizzata all’Estragon il 20 settembre, in occasione del concerto anticipatiorio di questo roBOt07, dove si sono esibiti Morphosis (era lui lo special guest misterioso), Luke Abbott e Christian Loffler. Partiamo con le cose brutte, dai. In sostanza quella sera è successo che i tre quarti delle persone volevano della busseria violenta per ballare, mentre il restante 10% si godeva quell’orgasmo musicale in atto, con Abbott e Morphosis che hanno dato il meglio di sé. Insomma, probabilmente il pubblico italiano medio non è molto interessato a questa scena di musica elettronica ”troppo sofisticata” che all’estero spopola e che qui fa fatica a farsi apprezzare: sarà il prezzo modesto del festival che richiama appassionati, curiosi, amatori e anche quelli che fa-figo-andare-al-robot anche se fino al giorno prima ascoltavano tranquillamente Calvin Harris. Ma vabbè checcivuoi fa’, peccato per questa parte di pubblico poco interessata (e spesso poco educata) che ”quando mi fa cagare la musica lo dico ad alta voce e parlo durante tutto il concerto”. Sarà vero, non a tutti può piacere la drone o la musica ambient o la glitch, ma nessuno ti ha obbligato ad alzarti dal tuo tavolo dove facevi aperitivo per romperti le balle al Robot Festival.

Shit happens, lasciamoci alle spalle questi futili aspetti per parlare di ciò che di bello è successo. Il roBOt Festival di questo 2014 ci ha semplicemente lasciato a bocca aperta e il risultato finale è stato una vera bomba, c’è poco da dire. Il programma era pienissimo, c’era solo l’imbarazzo della scelta tra workshop, video, Dj Set, proiezioni e live, il tutto ben organizzato e a prezzi assolutamente modesti se confrontati con altri eventi di questo tipo. Il primo Ottobre alle ore 19 ha avuto ufficialmente inizio il Festival con i primissimi pochi coraggiosi, che come me hanno fatto la tirata fino a mezzanotte. E’ iniziato con un lungometraggio assolutamente bizzarro di Sergio Caballero, La Distancia, una specie di trip visionario molto interessante e alquanto indescrivibile. Finito questo sono riuscita ad assistere alle prove dello spettacolo dei Quiet Ensemble, ”The Enlightenment”, in prima nazionale proprio qui a Bologna. Loro, Fabio di Salvo e Sanbernardo Vercelli aka due menti geniali, hanno creato per l’occasione un’installazione pazzesca composta da decine di luci, all’accendersi delle quali corrispondevano suoni diversi. Un’unione tra luce e suono meravigliosa che davvero valeva il prezzo del biglietto. 


Il primo giorno si conclude da dio, con un live di drone violentissima ad un volume violentissimo di Roly Porter, ragazzone from the UK che ci sa fare, peccato anche qui per il pubblico molto rumoroso e poco attento allo spessore della musica che gli veniva proposta. Con il cuore pieno di rinnovata speranza i giorni seguenti sono stati una continua soddisfazione: ottimi i workshop sulle nuove tecnologie musicali (da Ableton Push a Logic Pro), fighissimi tutti i visual proposti e naturalmente anche i live, tutti impeccabili, dai nomi più grossi come quelli ”da Fiera” a quelli più di nicchia come Morkebla, K-Conjog, Populous e After Crash, solo per dirne alcuni.

In fondo c’era abbastanza musica per accontentare tutti i gusti: se volevi ballare andavi in Fiera a vedere Villalobos e Hopkins, se volevi immergerti in profondissimi monologhi interiori te ne andavi a Palazzo re Enzo ad lasciarti ipnotizzare da visual mentre ascolti live di quell’elettronica definita da alcuni ”radical chic”, di artisti che magari non hai mai sentito nominare. Impossibile negare il botta e risposta ”Spacca il culo ma chi è?” ”Non so, ma ho visto sul programma che è italiano”. È qui che il robot Festival ha mostrato uno dei suoi lati più positivi: dare spazio ad artisti/e italian/e malcagati/e ma con potenzialità pazzesche, che avrebbero solo bisogno di mettere in mostra la bellezza dei loro progetti.

Che poi va bene, arriveremo anche dopo la puzza per qualsiasi cosa in questo paese, però a conti fatti io sono contenta che a Bologna da 7 anni ci possano essere eventi del genere.

E per finire, se volete un po’ di chicche musicali sparatevi a volume sostenuto le playlist del profilo spotify del Robot 07.