Poesia non vuol dire noia
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Poesia non vuol dire noia#2

Poesia non vuol dire noia#2

Poesia non vuol dire noia#2 Eroi, utopie nella poesia.

Poco tempo fa discorrevo con mio padre sulla necessità delle utopie e degli eroi che le sventolano in faccia al marcio, che sono utili per darsi un risultato davanti. E’ già qualcosa figurarsi la buona via. Quale? Non credo non abbiate una certa idea di un mondo perfetto. Però no, non credo che mettervi a imperatori del mondo o mangiare tutti i giorni da Roadhouse senza ingrassare siano una buona utopia.

Siamo tutti, bene o male, fuori a caccia di un mondo perfetto, una vita semplice e densa; capita chi, inseguito dalla disperazione, coi denti fuori morda per quel personale “perfetto” a misura d’uomo che vuole disperatamente. Credo tutti (mi piace pensare) agognamo vedere la Luna, non averne l’usufrutto. Discorrevo con mio padre, dicevo, e di quel lontano ricordo non più alla moda, del popolare presidente dell’Uruguay José Mujica. Le sue riforme, il suo stile di vita, gli obiettivi del suo governo hanno fatto un gran frastuono. Un eroe che porta utopia.  Il suo programma di governo, porta una particolare eco di quel Salvador Allende, stroncato sulla via dell’utopia. Un eroe che portava utopia.

Di loro me ne ha parlato la poesia, un poeta:

Compagno remoto dalla legnosa fede

all’erta nella lotta che non si è dissipata

transiti per i sogni e per l’incerto futuro

senza chiudere occhio né vederci / custode della notte

[…]

compagno d’oblio / nell’oblio

siamo qui a ricordarci e a saperci

solidali senza nome / solitari

singoli o raggruppati ma insepolti

[…]

(“Compagno d’oblio”)

Mario Benedetti portava utopia.

Che faccia ha fatto mio padre quando gli ho detto che la poesia ha l’elmetto in testa ed è in prima linea per il cambiamento, perché dovrebbe portare utopia. Il realismo non serve. Non più:

[…]

i poeti si abbracciano negli aeroporti

e i loro tropi accendono l’allarme alle dogane

con frequenza sbadigliano nei recital altrui

e accettano che al loro sbadiglino gli amici

[…]

i poeti si ritrovano ai simposi

per la pace senza riuscirci mai

qualcuno vien premiato / un altro bastonato

sono una minoranza variegata e casuale

[…]

(“I poeti”)

Unendo vari puntini, una voce speciale circa l’utopia l’hanno avuta i paesi sudamericani: dopotutto è in Bolivia che McDonald’s non ha attecchito, e in Cile lo stracitato Neruda col suo fiato per “un mondo perfetto”, e a Cuba la mannaia utopica per eccellenza del XX secolo, e l’Uruguay combattivo di Benedetti, e in Giamaica, ma dall’Inghilterra per nascita, l’incontro tra vicini di pelle diversa proposto da Benjamin Zephaniah (“I am the type you are supposed to fear/black and foreign/big and dreadlocks/an uneducated grass eater. […]” Neighbours).

Che faccia ha fatto mio padre quando gli ho detto che i ricordi e gli insegnamenti, rivissuti ad ogni vigilia, sono storie antiquarie e vuote se prive di empatia:

[…]

anche se sei piccolo figliolo

ti devo dire la verità mi pare

affinché tu non dimentichi

quindi non ti nascondo che mi hanno torturato

che per poco non mi spezzavano le reni

[…]

piangi pure figliolo

       sono stronzate

che gli uomini non devono piangere

qui si piange tutti

si urla si protesta si moccia si frigna

si bestemmia

perché è meglio piangere che tradire

perché è meglio piangere che tradirsi

piangi

ma non dimenticare

(“Uomo in carcere che guarda il figlio”)

L’empatia, lettore, è quel motore che, talvolta con l’allineamento e l’allienamento degli astri, fa si che ci mettiamo nei panni sudici delle tragedie e problemi di altri (sconosciuti, magari) per dar vita a utopie. Piccola, magari, come la condivisione.

Senza utopie, senza limiti radiosi, semplici, un’Arcadia non può che starsene lontana, non si potrà migliorare. Senza voler possedere la Luna:

Come vuoi che creda / dice il tale

che il mondo ormai è privo di utopie

come vuoi che creda

che la speranza è solo oblio

o che il piacere è solo tristezza

[…]

come vuoi che creda 

che l’orizzonte è il confine

che il mare è niente

e che la notte è nulla

[…]

come vuoi che creda / dice il tale

che l’utopia non esista

se tu / dolce caia*

osata / eterna

se tu / sei la mia utopia

(“Utopia”) *Femminile di “caio”, persona qualunque

Oppure potremmo farci tutti una grassa risata e chiuderla qui.

Giovanni Sommavilla 

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