Interviste
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Cantautori work in progress

Cantautori work in progress

Cantautori work in progress

Vorrei che tu ti ripresentassi in 2 min, soprattutto perché molta gente potrebbe non aver letto il mio precedente articolo che ti riguarda.

Va bene, proviamoci! Io sono Gin Gerani: un cantautore, arrangiatore e compositore. Scrivo tutto quello che si sente in una canzone. Dagli arrangiamenti musicali, alla musica, ai testi. Ho creato il neologismo cantarrangiatore (cantautore + arrangiatore), nel senso che sono sia paroliere, sia compositore, sia interprete. In sostanza, io sono un mix di queste tre figure.

Cosa significa essere cantautori nel 2014? Elencami, quindi, i pro e i contro.

Partiamo dai contro. Oggi nel nostro paese fare musica e provare a buttarsi in questo mondo è molto difficile. C’è tantissima offerta e pochissima domanda, perché, oramai, grazie all’avvento dei social network, tutti possono proporre qualcosa che tutti possono vedere e sentire. Si punta, oggi, su quello che potrebbe fare successo immediato, su quello che piace o che potrebbe piacere alla gente. In particolare in Italia si punta molto sui Talent. Per cercare di proporre qualcosa di alternativo al mainstream bisogna arrangiarsi da soli, cercando di emergere inventandosi qualcosa autonomamente. In più secondo me manca originalità. Bisogna andare oltre a quello che sentiamo tutti i giorni, andare al di là dei target che sono stati stabiliti.
Per quanto riguarda i pro… un cantautore è padrone di se stesso, ovvero tu decidi come deve andare avanti il progetto. Nel mio caso sono legato ad altre persone e devo fare in modo che gli altri siano d’accordo con il mio modo di lavorare. E’ importante coinvolgerli e coinvolgere anche tutto il pubblico. La mia prerogativa attuale è, inoltre, il crossover tra i diversi generi, cioè cerco sempre di arrangiare incrociando diversi stili espressivi. Quando elaboro una canzone non ho una regola ben precisa. Una canzone può veramente nascere in molti modi. Dopo aver fatto una linea melodica pensi a cosa ci starebbe bene con questa e la prima cosa che ti viene in mente molto spesso può essere anche quella più scontata. E allora io provo a vedere quella melodia in un contesto diverso da quello più usuale e utilizzato, per fare in modo che, nel complesso, sia il più originale possibile. Penso che un arrangiamento veramente originale necessiti senza dubbio di uno studio molto approfondito della musica e di diversi generi musicali e bisogna anche informarsi per spaziare, perché per creare qualcosa di nuovo devi conoscere tutto quello che è stato fatto prima. Nel momento in cui scrivi, se non ti informi a 360°, di che cosa parli? Insomma, se non ti crei un linguaggio tuo di base non puoi combinare niente. Volete, quindi, fare qualcosa di originale? STUDIATE! Per quanto riguarda il testo… è fondamentale, come lo è la sonorità delle parole e come lo è la lingua italiana. Ragazzi, porca di quella puttana – questo voglio che lo scrivi- scrivete in italiano. Gli italiani che scrivono in inglese non combinano nulla! Dal momento che scrivete in italiano, imparate anche a scrivere in italiano e non in italiese, cioè italiano-inglese. L’inglese ha tutte parole tronche, mentre l’italiano ha parole piane e sdrucciole principalmente. L’italiano è una lingua fantastica: ascoltate “Marajà “di Capossela e capirete cosa intendo dire!

Nel tuo essere cantautore, arrangiatore e polistrumentista hai affrontato più generi musicali. Quali sono quelli che ti hanno portato ad essere Gin Gerani?

Questa domanda mi piace tantissimo e ti risponderò molto volentieri! Ho da sempre tenuto contatti con la musica classica e il jazz grazie ai miei genitori. Studiando composizione classica al conservatorio, poi, ho incominciato a capire di più questi due stili(in particolare la classica, poiché io studio composizione classica) e a scrivere anche qualcosa. Da ragazzino, dai 14 ai 16 anni circa, ho iniziato ascoltando e suonando il Rock e il Metal in alcune band, con tutti i suoi sottogeneri. Dai 17 anni in poi ho approfondito le mie conoscenze e mi sono anche buttato sia sull’Indie Rock e sia sulla musica latina quando ho incominciato a suonare il basso. Come ti ho detto anche prima, la mia prerogativa attuale è il crossover tra tutti questi diversi stili. Infatti non ho un genere ben preciso in cui mi piace  etichettarmi, anche se, senza dubbio, prediligo l’Art-latin Rock, il progressive pop e il cantautorato demenziale (la mia attuale autoetichetta).

Che significato dai alla musica?

L’arte è quella straordinaria invenzione umana che ci ha fatto diventare così come siamo e che è nata da quando abbiamo incominciato a riflettere su noi stessi . E’, in pratica, la prima grande forma espressiva dell’uomo, e la musica è senz’altro arte. Per me la musica è ciò che ci rende veramente umani. Se le domande dell’uomo sono “Chi siamo?” e “Da dove veniamo?”, una cosa è certa: la musica è il nostro primo lamento da quando nasciamo, il primo suono che si è sentito nel vuoto dell’universo: il big bang, il primo grande boato. Per me la musica è quindi la suprema forma d’arte.

Nella tua descrizione ho letto che hai suonato in una 15ina di gruppi musicali, ma che ora sei accompagnato da una”vera e propria band”. Perché puntualizzi così tanto questa cosa?

Questa è difficile, ci provo: Cosa differenzia secondo me un gruppo vero e proprio da un artista che ha dietro una band? In un gruppo vero e proprio dovrebbe funzionare il principio della democrazia, in cui ognuno ha un ruolo e le decisioni si prendono collegialmente. In psicologia ho studiato che in un gruppo di persone ci sono alcuni che puntano al raggiungimento di un obiettivo e altri che remano contro, ma quando c’è un leader, una persona che dirige il consenso del gruppo verso un certo obiettivo, sicuramente la band lavora meglio e funziona meglio. Se il progetto verte in una certa direzione, la band generalmente funziona. Quindi in un gruppo a democrazia pesata è senza dubbio importante che ci sia la figura di un leader, ma è anche fondamentale la presenza di ogni singolo elemento per favorire il perseguimento dell’obiettivo. Il mio caso è un po’ particolare. Quando mi presento dico sempre ”Io sono Gin Gerani e questa è la mia band!”, poiché nel mio progetto io sono il responsabile di tutto, nel senso che mi occupo sia della composizione e dell’arrangiamento dei brani sia dell’organizzazione e dell’amministrazione generale del progetto. Penso che la band con cui lavoro sia molto coesa, perché a quanto pare sono riuscito a mettere d’accordo i regaz con la mia linea di lavoro e loro, grazie all’amicizia che ci lega e alla loro buona volontà di sopportarmi, hanno accettato le condizioni da me proposte. Come faccio ad armonizzare tutti quanti? Indubbiamente i miei studi di psicologia mi stanno aiutando. Penso, molto umilmente, di avere un po’ di capacità
diplomatiche e attitudinali nell’aggiustare i conflitti. Per andare d’accordo con la mia band è stato necessario farli entrare nel mio mondo e mettere in chiaro le mie condizioni, pur ascoltando e accettando qualche proposta esterna e diversa dalle mie di base, poiché ritengo comunque fondamentale l’ascolto e il confronto, anche se a volte riconosco di essere un po’ testardo.

I componenti della mia band sono:
Serena Siciliano ai cori
Maria Laura Berardo al pianoforte e alle tastiere
Marco Moschettini alla chitarra elettrica
Andrea Ferlini alla chitarra acustica
Michele Fabi al basso
Marco Paganelli alla batteria
Sono tutti dei bravissimi musicisti e di cui ho molta stima.

Cambio di domanda: ti senti per caso di avere una doppia personalità? Tu, infatti, sei Giulio ma allo stesso tempo sei anche Gin:

Guarda, in un certo senso io mi sento più Gin che Giulio . Ho deciso di cambiare il nome per differenziare quella che potrebbe essere la mia carriera universitaria da psicologo, studente di psicologia da quella artistica, ma, visto che vivo prevalentemente nell’arte, sono al 90% Gin Gerani. Non mi sento di avere una doppia personalità, poiché ho creato un personaggio che in parte mi rappresenta e in parte è una proiezione dei miei desideri. Credo che la personalità in fondo in fondo non esista, poiché non possiamo fidarci nemmeno di noi stessi, proprio perché non siamo pienamente sicuri di quello che c’è nella nostra mente, delle nostre pulsioni inconsce e dei nostri desideri più nascosti e primordiali. Ritengo quindi che mettere in scena diverse identità sia una fantastica forma d’arte sia nella musica sia nel teatro. Sono nato Giulio ma adesso mi sento e mi rappresenta di più Gin.

Parliamo ora di Salvador Dalì!

Salvador Dalì è stadio finale, quello che per ora rappresenta il punto di arrivo della mia evoluzione. Dalì è, innanzitutto, un artista che adoro per il discorso della multi-personalità, della frammentazione dell’animo umano.Lui è nato nel 1904 ed è morto nel 1989… era proprio dentro allo sviluppo della psicoanalisi, ha attraversato entrambe le guerre mondiali, la grande crisi del ’29, il grande movimento surrealista – infatti, la mia canzone la definisco, non a caso, surrealista. Dalì era stato capace di dipingere in maniera chiara e raffaelliana delle cose che non esistono, ma le dipingeva così bene che te le sbatteva in faccia. Quando vedi un suo quadro ti viene da dire: WTF? Non esiste, però c’è… e i suoi dipinti esprimono la relatività del tempo e l’insicurezza che pervade il mondo a causa del periodo storico in cui questo grande artista viveva. Con questo brano volevo un po’ sguazzare e viaggiare dentro la contraddizione che ci pervade e che pervade anche me stesso, perché mi diverte, mi sconquassa l’anima, ma allo stesso tempo mi inquieta. Questa contraddizione credo che si esprima chiaramente in un suo quadro, perché Dalì ha messo l’assurdo nei suoi quadri. Ho deciso quindi di mettere un quadro daliniano in musica e quello che ne viene fuori è una gigantesca supercazzola iniziale che in parte continua in tutta la canzone, ma d’altra parte trova una sua comprensione in due punti del testo: 1)”tutte ste menate che mi faccio svaniscono nell’aria!”, nel senso che è tutto effimero quello che ho detto e “in questo estremo viaggio (mentale) si storna un buio pesto!” perché effettivamente è così.. è oblio.. la mia memoria non è capace di reggere tutto questo, ma se faccio tutto questo il merito è di Salvador Dalì, è lui che mi ha ispirato a fare queste associazioni mentali, a sguazzare nella contraddizione più totale. Quindi questa canzone è un vero inno alla contraddizione, una sua celebrazione. Nella seconda parte della canzone ci sono parecchie discussioni storiche, in particolar modo alcune questioni sul periodo della caduta dell’Impero Romano d’Occidente: mi ha da sempre messo in crisi. Questo periodo è, infatti, rappresentato dalla crisi degli antichi valori della romanità, del paganesimo, dell’esercito romano con periodi di anarchia militare, dall’ascesa del cristianesimo e dalla crisi economica interna dell’Impero, per non parlare delle invasioni barbariche.. questo processo di cambiamento ha portato al Medioevo e, passando per la modernità, ad oggi. Tutto ciò mi ha fatto pensare che non ci sia periodo più contraddittorio della trasformazione del mondo antico in quello medievale. Se ci pensiamo in quel momento coesistevano romanità in mezzo al cristianesimo, la volontà di abolire la schiavitù in mezzo allo schiavismo totale, barbari e romani: è per questo motivo nel video ho fatto scontrare barbari con romani e con monaci. “Trucidare barbari è nocivo per la sorte dell’Impero” perché i barbari, alla fine, si sono integrati nell’Impero romano e quindi se li uccidi danneggi anche l’impero, e infatti poi la situazione è degenerata. Come non va bene scontrarsi con i propri simili non va bene scontrarsi contro chi è diverso da noi.. questo è un invito diretto all’ascolto.
Io ,che sono di sinistra, e ne vado fiero, trovo che oggi sia più che necessario cercare un dialogo con le diverse culture, deve essere valido il principio della integrazione piuttosto che quello della repressione. “Un ordine impossibile mantiene l’universo”.. l’universo è mantenuto da un ordine che non c’è, è impossibile: noi vorremmo dare ordine all’universo, ma in esso in regna il disordine più totale”Se esiste tutto questo il merito è di Salvador Dalì”. Infine la canzone si chiude con una sua celebrazione e con la frase: “Mi scusi, per caso si esce da qui? No da lì”.. questo perché il sogno, che è quello di un bambino, come si può ben notare dall’inizio del video, ha senso solo all’interno di questo quadro daliniano che io ho messo in musica e questo gioco di parole è dato dal fatto che il modo per uscire da questo sogno astruso può essere solo un quadro di Dalì.

Progetti futuri..

Sicuramente un concept album che dovrò registrare.. ho già in mente 10 brani. Agli 8 precedenti(vedi l’articolo precedente) si sono aggiunti Karma e Salvador Dalì. Giovanni scopre le contraddizioni, ci sguazza dentro con Salvador Dalì, ma poi riflette. Karma è un brano riflessivo e placido con cui si chiude il cd, in cui in mezzo alla mia goliardia c’è un mio umile punto di vista sul mondo. Diciamo che il mio ambizioso obiettivo è stato insegnare divertendo, ora starà a voi dire se vi ho lasciato qualcosa. Nei miei brani alterno goliardia e riflessioni e penso che questo modus operandi aiuti la gente ad andare avanti nell’ascolto della mia musica. Il video di Salvador Dalì è stato prodotto dalla Red Jay production formata da Jacopo Dallarmi alla regia, Raji Colzani alla direzione della fotografia, Davide Calafato alla direzione artistica e il montaggio ed Egidia Morabito alla direzione di produzione. Peraltro il brano è stato selezionato da Giordano Sangiorgi per il Mei(meeting delle etichette indipendenti), un grande evento per gli artisti indipendenti a cui ho partecipato suonando con la band a Faenza il 28 settembre 2014. Speriamo che qualcuno senta qualcosa di buono nel progetto Gin Gerani!

 

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