Normale non vuol dire giusto
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Normale non vuol dire giusto#53

Normale non vuol dire giusto#53

Normale non vuol dire giusto#53Stella nascente o meteora destinata presto a scomparire? Il trionfo di Renzi e l’assestamento del Movimento 5 Stelle come secondo partito nazionale ci consegnano l’immagine di un’Italia che vuole cambiare. A tutti i costi. Il problema, da oggi, diventa decidere dove vuole andare. Il Partito Democratico non aveva mai ottenuto nella sua storia un risultato simile. In realtà, nessun partito oggi esistente c’è mai arrivato vicino. La dimostrazione, per il centro-sinistra, che esiste un bacino potenziale inespresso da cui si può attingere. Non bisogna avere paura di usarlo. E’ politica, non Critica della Ragion Pratica. Milioni di giornalisti, politologi, esperti, cartomanti e stregoni vedono il ritorno della Democrazia Cristiana, inquadrano nuovi fenomeni con strumenti vecchi. Si daranno una svegliata, o moriranno anche loro. E’ anche il giorno del giudizio per il centro-destra, a cui il suo leader unico arriva stremato, dopo una battaglia contro i tentacoli della giustizia e l’oblio della vecchiaia che lo attende. Non quella degli anziani saggi ed illuminati – come forse qualche voltà in questi frenetici anni desiderò essere – ma quella di chi troppo ha voluto e avuto, ed oggi, domani e dopodomani, ne pagherà il prezzo. Era un amante di Napoleone, avrebbe dovuto capirlo: il potere logora chi non ce l’ha, ma trama nell’ombra di chi ne abusa. Una bella lezione anche per Grillo, che torna mortale. L’onnipotenza non è di questo mondo. L’empatia che ha generato non è per tutti e non a tutti piace. Si leccherà le ferite, ma tornerà presto, perché è un altro interprete di quel desiderio di cambiamento che ha preso casa da tempo nella pancia degli italiani. Ma torniamo a Renzi. Perché adesso, nel massimo momento di trionfo cominciano i guai: 1) Il carro del vincitore. Questa non è la vittoria del Partito Democratico, sebbene con grande delicatezza la prima conferenza stampa post voto ha visto la presenza – in gruppo – di componenti di tutte le correnti che lo agitano. E’ una vittoria del mondo renziano, prima ridicolizzato, poi osteggiato, ieri accettato e oggi acclamato. In giornate come queste c’è gloria per tutti, ma i meriti sono di pochi – per non dire di uno solo. Quanti saliranno, adesso? 2) I satelliti del governo. Come la prenderà il Nuovo Centro Destra di Alfano quando si accorgerà che ha ottenuto un decimo dei voti del Partito Democratico? Che ne sarà del patto per le riforme siglato con Forza Italia? 3) L’estrema sinistra. Che fare di quell’ectoplasma di realtà che riescono a farsi superare da tutti e non si chiedono mai il perché? E’ l’indomabile arroganza di chi continua a voler avere ragione, senza ricordarsi neanche più quale tesi sta sostenendo. Renzi viene schifato, Berlusconi è odiato, Grillo è falsità e ipocrisia. Nonostante questo, i cittadini non ti votano. Perché? Un giorno, forse, passerà loro per la testa che qualche cosa stanno sbagliando. 4) La fiducia è volubile come il mare. Non serve l’esempio di Icaro per dimostrare quanto, più si vola in alto, più c’è il rischio di farsi male. Potrà mai, Renzi, fare meglio di così? Gli italiani sono generosi, ma cambiano opinione in fretta. Giornali, televisioni, opinione pubblica. Per quanto tempo questo stato di grazia potrà continuare? Il desiderio di scrivere una pagina nuova nella storia italiana è stato espresso dal voto. Tutti vogliono essere proiettati – con più di un decennio di ritardo – nel nuovo millennio. Renzi ci ha messo la faccia, si giocherà la sua testa. I popoli mediterranei amano le grandi promesse poco più delle ghigliottine. E sono veloci nell’abbandonare le prime per preparare le seconde. L’esultanza durerà poco. Fino a ieri Renzi era il nuovo che avanza, il futuro. Ora è il presente. Gli spetta la sfida più difficile: quella del potere.

Alessandro Cillario

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