Normale non vuol dire giusto
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Normale non vuol dire giusto#50

Normale non vuol dire giusto#50

Normale non vuol dire giusto#50A caccia di Europa: litigata fra tecnocrati e nazionalisti, banchieri e populisti, governi e parlamentari. L’Unione Europea è la nostra cugina di secondo grado: da qualche tempo ha perso la retta via ed ha iniziato a frequentare brutti ceffi. Ma non c’è tempo per occuparsene, i problemi a casa nostra sono già troppi. Continua a sbandare e noi restiamo coerenti nell’ignorarla. Il progetto europeo sbiadisce giorno dopo giorno, si perde nelle maglie di una burocrazia un tempo utile, oggi pericolosa. E’ soffocato dalle derive nazionaliste che invocano la fine dell’Euro e la rinascita della sovranità statale, dai rigidi schemi del patto di stabilità e del fiscal compact, dalla poca lungimiranza (o carisma) di chi siede nelle stanze del potere di Bruxelles, dalla incapacità di opporsi ad un sempre meno comprensibile strapotere della Germania. L’Europa nasce come luogo di incontro fra culture, volto alla crescita del benessere e della ricchezza e al raggiungimento della pace. Rischia l’agonia e la morte quando si concentra sui soli dati economici, dimenticandosi di tutto il resto: gestione politica e amministrativa, coordinamento, diritti e giustizia, sicurezza, esercito, politica estera. Se i soldi sono il motore del mondo, al mondo servono però anche i freni, il volante e, soprattutto, un buon autista. L’attacco alla Crimea è il megafono con cui l’Europa ha urlato al mondo la sua attuale incompletezza (o, a voler essere cattivi, inettitudine). In mezzo fra Russia e America, fallisce nel tentativo di ammorbidirne le posizioni. Quale forza dimostra il più grande e democratico progetto politico della storia moderna se non riesce ad imporsi nella diplomazia internazionale? Preoccupati di creare il mercato unico, una fiscalità armonizzata, la libera circolazione di tutto quello che ci passa per la testa, ci siamo dimenticati della potenza politica che il progetto europeo porta con sé. E’ possibile che il valore dell’Europa – almeno in Italia – debba essere sottolineato esclusivamente attraverso la riuscita del grazioso e valido programma Erasmus? L’UE mira a creare una comunità di popoli mossa dai medesimi valori, non un aggregato di individui che possono vantarsi di essere stati spediti in qualche Università del continente. Cosa che, fra l’altro, succede da circa ottocento anni. Interrogativi da porsi prima delle imminenti elezioni del parlamento europeo. Per ricordarsi che il potenziale dell’UE è ben altro da quello che vediamo. Prima di votare per chi vuole distruggerla, sarebbe bene pensare a come finire di costruirla. Non si sa mai, il risultato finale potrebbe anche piacere.

Alessandro Cillario

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