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Le luci della centrale elettrica – Costellazioni

Le luci della centrale elettrica - Costellazioni

Le luci della centrale elettrica - Costellazioni Ci sono due tipi di recensione quando si parla di questo progetto musicale. Da una parte Le luci della centrale elettrica, come ultimo baluardo di collettività musicale in un’epoca storica dove nemmeno durante le manifestazioni si protesta uniti ma ognuno per il proprio interesse, e dall’altra Vasco Brondi inteso come personaggio di rottura all’interno di questo universo musicale. Le luci della centrale elettrica sono la solita garanzia di novità, fra nuovi musicisti ma soprattutto fra nuove strade percorse in questa galassia di racconti. Mantengono la schiena dritta e mettono il pubblico al centro del disco, proprio come un libro che senza l’esperienza del lettore perde il fuoco narrativo. Le luci sono anche sudore, sentimenti, forza d’animo, tenacia, sesso, amore, dolore, droga e tentazione. Le luci sono io e molto probabilmente alcuni di voi che fin dal 2007 hanno creato questo progetto musicale. Poi c’è Vasco Brondi, che dopo aver preso quello che c’è dentro di lui e averlo rigettato in canzoni nei precedenti dischi ormai rimasti nella storia della musica Italiana, ha deciso di cogliere l’occasione per mettersi a raccontare questo bar della via Lattea, fra Rave Party e Balere, con atmosfere spensierate, disinibite ma profondamente esistenzialiste. Vasco, in questi anni ha fatto molto per ampliare certi orizzonti che per i più critici stavano diventando limiti da abbattere. Dall’esperienza con Jovanotti, ai graphic novel, passando per colonne sonore, teatro, arrivando fino alla famigerata televisione. Tutto per arrivare a questo disco di cambiamento concreto dell’artista, del  pubblico e di quello che ci sta intorno. Un lavoro dal messaggio positivo dopo aver mangiato un mare di merda, la fine di un tunnel che conserva però la grande qualità di questo progetto musicale ovvero l’ascolto intimo e personale.

Va benissimo così, personalmente non posso che esser felice. 

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