Normale non vuol dire giusto
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Normale non vuol dire giusto#47

Normale non vuol dire giusto#47

Normale non vuol dire giusto#47Donare ai ricchi per dare al fisco, dare al fisco per non rubare ai poveri. Non è la rilettura del celebre motto di Robin Hood, è la politica del Governo Letta. Alla storia, la vicenda passerà come il Decreto Banca d’Italia. Spiegato in otto righe: la proprietà di questa banca è divisa in quote, ripartite fra molte delle maggiori banche italiane, che le detengono dal 1936. Il valore complessivo delle quote è di 156.000 euro. Praticamente nulla. Così il governo pensa: aumentiamo il valore, in modo che si passi da quei 156.000 euro a più di 5 miliardi: il valore di ogni quota esplode e ogni banca diventa molto più ricca. Vedranno aumentare il loro capitale, rafforzeranno la loro posizione rispetto alla banca centrale europea, e potranno dividere utili molto maggiori (ma su questo, al momento, non soffermiamoci). Sembra solo un regalo alle banche, ma questo punto arriva l’ingegnoso guadagno per lo stato: il cambiamento di valore delle quote genererà una plusvalenza, che potrà essere tassata dallo stato e garantirà la copertura per la rata dell’Imu di quest’anno che non si vuole far pagare agli italiani. Per far approvare questa decisione, Laura Boldrini, Presidente della Camera, ha usato la “ghigliottina”, eliminando la possibilità di dibattito all’interno del parlamento per velocizzare la pratica (se questo strumento non si fosse utilizzato, sarebbe scaduto il tempo per poter approvare il decreto). Questo è stato l’inizio della fine per la vita civile del Parlamento: barricate, salti sul tavolo del governo, imbavagliamenti, urla, schiamazzi e violenza. Tutto ad opera dei “grillini”, il cui leader ha toccato l’apice della vergogna lanciando un quiz sui social network: “Cosa fareste soli in auto con Boldrini?”. Ed effettivamente, se per Napolitano chiedi l’impeachment, alla terza carica dello stato non puoi che dedicare un trattamento peggiore. Molti hanno difeso le proteste grilline, molti le hanno criticate. Fascisti, li hanno chiamati, ma francamente sembra un’offesa sia nei confronti dei grillini – che con il fascismo condividono solo la terra natia e le paure di un “eterno ritorno” dei suoi cittadini – sia dei fascisti – che le idee le avevano decisamente più chiare. Sul Movimento 5 Stelle molti – me compreso – nutrivano dubbi fin dalla nascita, uno sopra tutti: si tratta di un movimento politico che ha la forza di risollevare le sorti del nostro paese, o dell’imbuto dentro cui si concentrano le rabbie e le frustrazioni della gente? Inizialmente, sembrava buona la prima: la volontà di trasparenza, l’aggressione alla casta, la lotta interna al parlamento facevano ben sperare. Poi però la pancia ha avuto il sopravvento, i giovani grillini non hanno voluto buttarsi nel dibattito politico, ne hanno preso le distanze: prima niente interviste ai giornalisti, poi attacchi continui alle cariche dello stato e alle istituzioni, adesso violenza verbale dilagante e rifiuto di qualsiasi collaborazione parlamentare. Si sentono illuminati dalla grazia, candidi come la neve, e non vogliono mischiarsi nel fango italiano. E così stanno perdendo la loro scommessa, perché per rialzarsi le mani bisogna anche sporcarsele. Tanto per citare il solito, banale, esempio: lo capirono i padri costituenti, dove gli illuminati comunisti e i difensori della fede democristiani scesero a patti per costruire il paese che abbiamo ereditato. I grillini devono tornare indietro, finché possono, e trasformare la loro rabbia ed energia in spinta positiva per questa Italia malandata. L’ultima cosa di cui abbiamo bisogno, oggi, è di fare la gara a chi è più duro e puro: lo ha fatto l’estrema sinistra, che proprio così si è estinta. Il Movimento 5 Stelle è alla svolta della maturità: deve staccarsi dal suo “padre Beppe” e trovare la propria strada, che non passa da un leader che detta legge, ma dall’originario desiderio di cambiamento. Dovrà trovare valori condivisi, ideali con cui radicarsi, e dovrà farlo in fretta. Altrimenti i “grillini” saranno preda della loro stessa arroganza e contribuiranno a rafforzare quei poteri sinistri che si erano offerti di sconfiggere.

Alessandro Cillario

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