Altrimondi, Editoriale
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M’illumino d’immenso

Mi illumino di immenso

Mi illumino di immensoPrendete la storia di Francesca, giovane di 25 anni della provincia di Udine e quella di Tommaso, lavoratore a tempo determinato in una piccola fabbrica vicino a Bari. Bene, buttate via tutto questo storytelling. È vero, siamo in un momento così drammatico che un poco di fumo agli occhi non ci farebbe male. Sognare ottimismo può essere una soluzione plausibile ai nostri problemi quotidiani, e in fondo qualcuno che ci racconta storie altrui (tendenzialmente inventate) porta una certa tranquillità in noi. Strumento necessario per tutto ciò è lo smartphone, teatro del tutto i social network. Girovagando sull’internet ho trovato questa foto qui:

houston abbiamo un problema

“Houston abbiamo un problema”

Magari rasserena tutto ciò o forse spaventa. La nostra vita ha la necessità di passare dai nuovi canali virtuali. Il consenso popolare e il famoso far notare di “esserci” in un qualche evento casuale resta ancor di più della presenza stessa. È un consenso che si cerca in coloro che guardano ma anche verso la propria persona. Non voglio fare paternalismi e rendere la questione più semplice in modo simile all’ultimo libro di Michele Serra in cui si parla appunto di questo trend, ma bensì fare alcune domande a cui nessuno ancora riesce a darmi risposte coerenti. Chi detesta tremendamente la questione non finisce che esserne il maggior protagonista, come a non voler ascoltare un “problema”che riguarda tutti. L’eccesso di individualismo nella questione social network è spiegato molto bene da una frase di questa canzone:

“Toglierei l’amicizia al 70% di quelli su facebook ma in fondo non voglio vedere ridotto il mio impero”

Il proprio orticello, le proprie passioni, il proprio personaggio, i propri amici, i propri conoscenti, le proprie foto, la propria musica e così via. Una questione privata ma resa pubblica, in un paradosso molto simile a quello del navigare restando in rete su internet (questo è strano forte eh). Lo storytelling che si può creare davanti a una realtà virtuale come quella che ci circonda ogni giorno rende appunto il nostro sogno più concreto. Un gioco delle parti, dove in certi casi sei semplice spettatore ma in altri diventi protagonista di un qualcosa che continuerà a mordersi la coda rendendoci delle timide marionette. Il dibattito però facciamolo partire dalle fondamenta, ovvero quale sarebbe il vero utilizzo di un social network? Come si dovrebbe muovere una persona iscritta? 

“Ricordati che mi hai chiamato amore, ricordatelo”

I sentimenti e la ricerca di compassione. Il nodo iniziale dell’articolo e i commenti vari. Ma senza questo strumento, come sarebbero certe realtà/gruppi musicali/brand/qualsiasi cosa che hanno fatto la fortuna grazie a una buona campagna promozionale su ogni social network? Un luogo quello di facebook divenuto una realtà importante per le informazioni e troppo influente sulla famosa sovrastruttura. Da qui molto spesso partono notizie, quantomeno discutibili, generate da utenti x raccolte in siti con banner promozionali. L’utente clicca, si generano visite e qualcuno ci guadagna pure lanciando finti allarmismi. Dunque qualcosa di privato, che diventa pubblico ma che si nutre di privato, insomma il caos prosegue e non è solo filosofia spiccia.923409_10203205078511135_1051173508_n-1

“Habemus Papam”

Tutte le volte che una persona si ritrova in mano uno smartphone esegue/pensa in ordine sparso: aggiornamento facebook, controllo messaggistica istantanea, guardare le foto di quella stronza che mi ha fottuto il fidanzato, pubblicazione di una foto su instagram, modificare il filtro di instagram, scrive un bel testo da mettere con la foto su instagram, controllare twitter anche se ancora non mi caga nessuno, leggere il blog di Beppe Grillo, cliccare mi piace alle prime cose che vedo sulla home page di facebook, controllare le mail per lavoro (sarà…), farmi una foto selfie, leggere recensioni su tripadvisor. 

Vi ricordate Francesca e Tommaso? Qualche riga fa abbiamo deciso di cestinarli, ora invece ci aiuteranno a chiudere l’articolo, poichè non c’è troppo voglia di filosofeggiare su quest’argomento come in tanti altri. Sarà che passiamo il tempo davanti a uno schermo o forse che invecchieremo con tutto questo, ma una cosa è certa, Francesca e Tommaso sono un poco più soli e noi pure.

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Nato a Bologna il 30.11.91 quando fuori pioveva. Cresce, gioca a tennis giornate intere, fonda il Collettivo HMCF scrive per DLSO e Crampi Sportivi, si laurea e dorme.

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