Normale non vuol dire giusto
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Normale non vuol dire giusto#45

Michele Liguori

Michele LiguoriAddio a Michele Liguori. Un nome che suona come lontano e sconosciuto alle nostre orecchie, così come lontana e sconosciuta ci appare la “terra dei fuochi”, di cui da oggi simboleggia il martirio. Terra massacrata, tossica, martoriata. Tremenda terra, in cui le organizzazioni mafiose ti uccidono almeno sette volte: con l’omertà, con le pistole, con la droga, con la corruzione, con le vendette trasversali, con l’isolamento e, ultima in ordine cronologico, distruggendo l’ambiente che ti circonda. In quella terra chi la mafia non la vede (o non la vuole vedere), la respira nelle tossine emesse nell’aria, la mangia nella diossina trovata nelle mozzarelle di bufala, la beve nelle falde acquifere avvelenate. Non c’è angolo che non sia stato contaminato o famiglia che non abbia conosciuto il dolore per la morte di un amico, di un parente a cui sia stato diagnosticato un tumore. Là Liguori ha combattuto la sua battaglia da solo, ma per davvero: era l’unico agente della sezione ambientale nel suo comune, Acerra. L’unico che fotografava, denunciava, relazionava la pubblica autorità per quanto stesse avvenendo. L’unico che si era opposto a un’inondazione dilagante e assassina di sostanze chimiche, copertoni incendiati, scarichi abusivi. Veleni che hanno annientato quei paesi, dove oggi qualche voce tarda e solitaria si innalza giurando vendetta. Ironia della sorte, è morto con due tumori che lo hanno corroso lentamente, provocati dalla diossina che si infiltrava dentro di lui mentre tentava di combatterla. Liguori contro il resto del mondo. Il Marcio arrivava dalla Germania e dal nord Italia, anche dalla nostra stessa Emilia Romagna. Veniva messo ovunque. E’ di qualche giorno fa la scoperta di una discarica costruita ad hoc dalle organizzazioni criminali nel casertano: 200.000 tonnellate di rifiuti. Duecentomila tonnellate. Sono 10.000 container da nave, 170.000 utilitarie, 450.000 cassonetti. Difficile farle passare inosservate. In effetti, tutti sapevano quello che succedeva, ma alzavano le braccia e si lamentavano con Liguori: “sei troppo zelante! Esagerato!”. A volte l’assassinio è su commissione. Così la polizia deve cercare non solo l’omicida, ma anche il mandante. Siamo in un romanzo giallo, il racconto di morte e devastazione che viene da una provincia del nostro paese, della nostra terra, ci sembra appartenere a un’altra dimensione. Invece non solo lo scempio avviene ed è avvenuto sulla nostra penisola, ma siamo stati noi stessi a promuoverlo. Chi ha scelto di mandare quelle scorie al sud non si è fatto scrupoli. Mors tua opulentia mea, si sarà detto: può essere il nostro vicino di casa, il nostro amico imprenditore, potremmo essere noi stessi. Addio a Michele Liguori. Che la terra lo abbracci con lo stesso amore con cui lui l’ha amata, con lo stesso amore con cui lei lo ha ucciso.

Alessandro Cillario

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