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L’importanza di chiamarsi pubblico

L'importanza di chiamarsi pubblico

L'importanza di chiamarsi pubblicoIntendiamoci brevemente senza raccontarci favole. Parliamo delle persone che assistono ai concerti in Italia nel 2014. Facciamo un discorso settario. Ci sono i locali dove vai e fai finta di ascoltare il concerto solo perchè rende “abbastanza cool” l’idea di poter esserci e poi ci sono i luoghi dove non puoi fare alcun tipo di live, poichè non adibiti. Prendiamo i primi, si nascondono spesso dietro un abbigliamento abbastanza colto, ben tenuto e finto trascurato. Arrivano ospiti internazionali ricercati e l’ingresso non costa generalmente tanto. Ovviamente i tentativi disperati per poter entrare omaggio ci sono, e dopo un poco danno pure la nausea. Ancora mi chiedo se può esser possibile che questi artisti vengano pagati in birra dato che in pratica la maggior parte delle persone vorrebbe entrare senza spendere nemmeno 1€. Molte volte il pubblico, nella sua importanza, dimentica il ruolo centrale del rapporto luogo (città) – artista e mette spesso in imbarazzo quest’ultimi dopo ore di viaggio e mesi di lavoro. Fra i punti più deboli ho sempre notato l’attesa, il come vengono trattati i gruppi spalla. Se ci penso non riesco a stare bene con me stesso poichè internazionale, nazionale o super pagato che sia, gli artisti andrebbero trattati con doveroso rispetto durante la loro esibizione. Recentemente ho sentito cori del tipo “fuori dai coglioni” o inni alla guest della serata durante queste presunte lunghe attese. Umiliante per tutti soprattutto poichè queste persone sono le stesse che si lamentano della SIAE (giusto, sia chiaro), non vogliono pagare l’ingresso e la maggior parte delle volte arrivano già bevuti senza spendere nemmeno un soldo all’interno del locale. Non hanno ancora capito che prima di pretendere qualcosa, diminuire il tempo d’attesa e avere ingressi facilitati oltre a una buona base di alcolici a prezzo stracciato bisogna cambiare completamente la propria mentalità invertendo semplicemente le cose del tipo: entrare dopo pagando l’ingresso.

Ma questo non è un discorso semplicistico e non vuole assolutamente dimenticare i curiosi e tutti coloro che amano realmente questo sistema e perseverano nel volerlo sostenere con le loro ovvie e romantiche ragioni. Con la cultura non si mangia dicevano tempo fa, niente di più falso davanti alla situazione economica ma ancor prima sociale del nostro paese.  Prima di pretendere, magari facciamo un’analisi sull’importanza di chiamarsi pubblico, vedrete che qualcosa cambierà.

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Nato a Bologna il 30.11.91 quando fuori pioveva. Cresce, gioca a tennis giornate intere, fonda il Collettivo HMCF scrive per DLSO e Crampi Sportivi, si laurea e dorme.

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