Live Report
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Il ritorno de I Cani fra Milano e Bologna

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PRESono andato a vedere I Cani per due serate consecutive. Milano (Magazzini Generali) – Bologna (Estragon). Ho fatto la mia fila, preso la mia dose di pogo e cantato come poche volte mi è capitato. Detesto recensire i dischi traccia dopo traccia, figuriamoci i concerti. Il preambolo è finito.

Live MagazziniIn tutta sincerità, togliendo la casacca da tifoso o supporter, in questi anni suona tutto meglio. Ricordo uno dei primi live al Covo Club, oggi non c’è nulla di quello che c’era all’epoca. È rimasta forse l’attitudine, ma perfino il pubblico è cambiato. Niccolò è cambiato, io sono cambiato. Glamour è un disco particolare (ne ho già parlato qui) aiuta il nuovo live e di conseguenza il rapporto con un pubblico nuovo. Gente adulta in questi anni si è avvicinata a loro e veder persone uscite dal lavoro durante un giovedì qualunque bersi la propria birra e cantare brani come Lexotan o Storia di un impiegato può considerarsi la più grande vittoria del progetto, poichè dopo la botta iniziale non sembrava così semplice ripetersi. Nati come fenomeno divisivo, vi ricordate gli hipster vs i rocker dopo il Sorprendente esordio? Ora uniscono. Molti scettici si sono ricreduti e qualche fan(z) si è perso per strada rincorrendo altri fenomeni hype da powerblogger incazzati. In due serate ho notato quasi un ribaltamento di vecchie posizioni. I Cani BolognaPer il resto tutto fila liscio. Non si percepisce alcun nervosismo esasperato ma nemmeno quella spocchia da showman/rockstar piena di sicurezze che ogni volta che vedi a un concerto non sai mai se in fondo il cantante ti sta prendendo per il culo o è davvero così impostato. C’è tempo per lo stage diving, per tutto il disco nuovo, per buona parte di quello vecchio, per non vedere le magliette a righe, per una serie di visual molto interessanti, per un cantato decisamente migliorato, per un suono più incisivo e originale ma soprattutto per sentirci finalmente normali davanti a tutto questo. Nel cantare senza sentirci artisti ma nemmeno popolo da nightlife, nel poter urlare dopo una giornata di merda senza una famiglia hipster di fianco, sorseggiando una birra dopo aver fatto la fila con un gran freddo e avendo intatta quella capacità di scaldarci nella nostra patetica mediocre e inadeguata felicità.

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