Normale non vuol dire giusto
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Normale non vuol dire giusto#41

Si chiamava “Sinistra Ecologia e Libertà”: qualcuno inizia già ad affermare che, con l’intercettazione della telefonata di Nichi Vendola, di questo partito si siano persi almeno due dei tre suoi elementi caratterizzanti. L’ecologia soffocata fra i vapori dell’Ilva di Taranto, la libertà, calpestata dai magnati della fabbrica, che sono sembrati amici fraterni del governatore pugliese. C’è qualcosa che non torna in questa storia di scandalo, dove l’intercettazione della telefonata, portata alla luce dal Fatto Quotidiano, sembra la punta di un iceberg ben più profondo e gelido. Perché il capo di un partito che fa dell’ecologia il suo baluardo scherzerebbe con i maggiori responsabili dell’inquinamento della sua regione? Quale il contesto della telefonata intercettata? Gli obiettivi? Si è trattato di una captatio benevolentiae, come tante avvengono all’interno delle stanze dei bottoni, o di una vera e propria chiacchierata che nasconde una complicità disarmante? Vendola chiede di aspettare: vuole andare in tribunale a mostrare l’operato della sua regione contro l’inquinamento dell’Ilva. Si smarca affermando che, proprio in quel periodo, era in corso una trattativa per introdurre nuove misure di controllo all’interno della fabbrica. Le trattative delicate, in sostanza, richiedevano rapporti più stretti e amichevoli. Anche se così fosse, la pancia del cittadino non capirebbe: troppo lontana dai palazzi del potere per immaginare che ogni giorno decine di trattative si muovono sul filo di un rasoio, con telefonate e incontri che, se resi pubblici, scandalizzerebbero l’intero paese.  La percezione che se ne trae è che Vendola sia sceso a patti con il “diavolo”, che da decenni demonizza per acquistare voti, con cui però è necessario che si confronti per ottenere piccoli risultati reali all’interno della regione che amministra. La dura legge del politico, questa, costretto al continuo braccio di ferro fra coerenza e necessità. Dovendo fare attenzione a non rinunciare ai propri valori (e così ai propri elettori), ma con l’imperativo di ottenere qualche risultato in termini di governo.  Certo queste rivelazioni sono costate a Vendola un crollo nel consenso. I sondaggi danno oggi il suo movimento al  -0,6% rispetto a solo una settimana fa. Banalmente, anche la sua pagina facebook ha perso più di un migliaio di fans, ed è piena di insulti e commenti delusi.  Complesso dare, ad oggi, un giudizio sull’accaduto. Per fortuna il web consente di commentare anche le rubriche. Voi, che ne pensate?     									Alessandro Cillario

Si chiamava “Sinistra Ecologia e Libertà”: qualcuno inizia già ad affermare che, con l’intercettazione della telefonata di Nichi Vendola, di questo partito si siano persi almeno due dei tre suoi elementi caratterizzanti. L’ecologia soffocata fra i vapori dell’Ilva di Taranto, la libertà, calpestata dai magnati della fabbrica, che sono sembrati amici fraterni del governatore pugliese. C’è qualcosa che non torna in questa storia di scandalo, dove l’intercettazione della telefonata, portata alla luce dal Fatto Quotidiano, sembra la punta di un iceberg ben più profondo e gelido. Perché il capo di un partito che fa dell’ecologia il suo baluardo scherzerebbe con i maggiori responsabili dell’inquinamento della sua regione? Quale il contesto della telefonata intercettata? Gli obiettivi? Si è trattato di una captatio benevolentiae, come tante avvengono all’interno delle stanze dei bottoni, o di una vera e propria chiacchierata che nasconde una complicità disarmante? Vendola chiede di aspettare: vuole andare in tribunale a mostrare l’operato della sua regione contro l’inquinamento dell’Ilva. Si smarca affermando che, proprio in quel periodo, era in corso una trattativa per introdurre nuove misure di controllo all’interno della fabbrica. Le trattative delicate, in sostanza, richiedevano rapporti più stretti e amichevoli. Anche se così fosse, la pancia del cittadino non capirebbe: troppo lontana dai palazzi del potere per immaginare che ogni giorno decine di trattative si muovono sul filo di un rasoio, con telefonate e incontri che, se resi pubblici, scandalizzerebbero l’intero paese.  La percezione che se ne trae è che Vendola sia sceso a patti con il “diavolo”, che da decenni demonizza per acquistare voti, con cui però è necessario che si confronti per ottenere piccoli risultati reali all’interno della regione che amministra. La dura legge del politico, questa, costretto al continuo braccio di ferro fra coerenza e necessità. Dovendo fare attenzione a non rinunciare ai propri valori (e così ai propri elettori), ma con l’imperativo di ottenere qualche risultato in termini di governo.  Certo queste rivelazioni sono costate a Vendola un crollo nel consenso. I sondaggi danno oggi il suo movimento al  -0,6% rispetto a solo una settimana fa. Banalmente, anche la sua pagina facebook ha perso più di un migliaio di fans, ed è piena di insulti e commenti delusi.  Complesso dare, ad oggi, un giudizio sull’accaduto. Per fortuna il web consente di commentare anche le rubriche. Voi, che ne pensate?     									Alessandro CillarioSi chiamava “Sinistra Ecologia e Libertà”: qualcuno inizia già ad affermare che, con l’intercettazione della telefonata di Nichi Vendola, di questo partito si siano persi almeno due dei tre suoi elementi caratterizzanti. L’ecologia soffocata fra i vapori dell’Ilva di Taranto, la libertà, calpestata dai magnati della fabbrica, che sono sembrati amici fraterni del governatore pugliese. C’è qualcosa che non torna in questa storia di scandalo, dove l’intercettazione della telefonata, portata alla luce dal Fatto Quotidiano, sembra la punta di un iceberg ben più profondo e gelido. Perché il capo di un partito che fa dell’ecologia il suo baluardo scherzerebbe con i maggiori responsabili dell’inquinamento della sua regione? Quale il contesto della telefonata intercettata? Gli obiettivi? Si è trattato di una captatio benevolentiae, come tante avvengono all’interno delle stanze dei bottoni, o di una vera e propria chiacchierata che nasconde una complicità disarmante? Vendola chiede di aspettare: vuole andare in tribunale a mostrare l’operato della sua regione contro l’inquinamento dell’Ilva. Si smarca affermando che, proprio in quel periodo, era in corso una trattativa per introdurre nuove misure di controllo all’interno della fabbrica. Le trattative delicate, in sostanza, richiedevano rapporti più stretti e amichevoli. Anche se così fosse, la pancia del cittadino non capirebbe: troppo lontana dai palazzi del potere per immaginare che ogni giorno decine di trattative si muovono sul filo di un rasoio, con telefonate e incontri che, se resi pubblici, scandalizzerebbero l’intero paese. La percezione che se ne trae è che Vendola sia sceso a patti con il “diavolo”, che da decenni demonizza per acquistare voti, con cui però è necessario che si confronti per ottenere piccoli risultati reali all’interno della regione che amministra. La dura legge del politico, questa, costretto al continuo braccio di ferro fra coerenza e necessità. Dovendo fare attenzione a non rinunciare ai propri valori (e così ai propri elettori), ma con l’imperativo di ottenere qualche risultato in termini di governo. Certo queste rivelazioni sono costate a Vendola un crollo nel consenso. I sondaggi danno oggi il suo movimento al -0,6% rispetto a solo una settimana fa. Banalmente, anche la sua pagina facebook ha perso più di un migliaio di fans, ed è piena di insulti e commenti delusi. Complesso dare, ad oggi, un giudizio sull’accaduto. Per fortuna il web consente di commentare anche le rubriche. Voi, che ne pensate?

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