Normale non vuol dire giusto
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Normale non vuol dire giusto#37

Normale non vuol dire giusto#37

Normale non vuol dire giusto#37Erano le otto del mattino di martedì scorso. Orario impervio per fare un’intervista, specialmente se questa è condita da un incontro con gli studenti di un Liceo, che vorrebbero essere a letto almeno quanto te. Nonostante questo moto dell’animo, incontro Luigi Nicolais, presidente del Cnr. Ho i minuti contati per fargli qualche domanda, poi dovrà tentare di insegnare qualcosa sulle nanotecnologie a ragazzi di età compresa fra i 17 e i 19 anni. L’intervista è sempre sui soliti temi: ricerca, università, tagli. Niente di nuovo. Eppure questo personaggio dal curriculum più lungo dei “Promessi Sposi” cambia l’angolo di osservazione della nostra discussione. La ricerca è, nell’ideale comune, utile ad ampliare i confini della conoscenza. La percezione è che i vantaggi che se ne potrebbero trarre sono puramente astratti, eccezion fatta per qualche scoperta in ambito medico. Faccio una domanda un po’ provocatoria: “se la ricerca va male in Italia, di chi è la colpa?” la risposta mi sorprende: “lasciando da parte i colpevoli e gli innocenti, ragioniamo in questo senso: si pensa che sia il ministro dell’istruzione e della ricerca a doversi occupare di questi argomenti. Bene, è una sacrosanta sciocchezza. I veri interessati dovrebbero essere il ministro dell’economia e quello dello sviluppo economico. E lo sa perché? Perché in un paese che ha una popolazione che non raggiunge il 6% di quella cinese, non c’è altra via se non quella dello sviluppo della tecnologia per sopravvivere”. In sostanza: se giochi in uno contro sedici, o ti chiami Maradona – e comunque farai fatica – oppure sei destinato all’estinzione (economica prima, biologica poi). La famosa frasetta “sapere è potere”, pronunciata da Bacone secoli fa, da martedì ha un altro sapore: il potere della conoscenza è tutto fuorché astratto. Anzi, è talmente legato all’economia da renderla succube. Sarà l’innovazione a determinare le economie che vinceranno la sfida del nuovo millennio. Chissà se siamo pronti per correre la maratona della storia con la velocità di un centometrista. Per la cronaca: mi fermo anche alla conferenza. Durata: 35 minuti. Ragazzi estasiati. Lui che lascia la sua mail, nel caso volessero scrivergli per avere qualche chiarimento. Fa bene ricordarsi che ci sono ancora persone che credono in questo paese e nelle sue promesse, presenti e future. E aggiungerei: che non fuggono alla prima difficoltà, o che non passano la vita a protestare lasciando che le proprie competenze ed energie si disperdano, attraverso un megafono che trasmette sempre gli stessi, inutili, slogan.

Alessandro Cillario

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