Normale non vuol dire giusto
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Normale non vuol dire giusto#36

Fazio-Brunetta-Che-tempo-che-fa

Fazio-Brunetta-Che-tempo-che-faStilettate al veleno fra Fazio e Brunetta. “Guadagni 5 milioni di euro, anche se legittimamente” contro “sono orgoglioso di far crescere anche la mia azienda”. Il festival non è quello di Sanremo – che Fazio dirigerà anche nel 2014 – ma quello della più abietta bagarre televisiva. L’onorevole Brunetta è un artista nell’infastidire il prossimo, e ancora una volta riesce nell’intento di deviare dallo spinoso tema di Alitalia per finire a parlare di quanto percepisce il conduttore di “Che tempo che fa”. Michele Serra sulla sua “amaca” scriveva giusto la settimana scorsa che, nella nostra società, la povertà è diventata una colpa. Analisi lucida e impeccabile. Ma con la crisi – e forse anche prima di questa – anche la ricchezza si è trasformata in un peccato mortale. L’onorevole ha avuto, ancora una volta, la capacità di strumentalizzare il conduttore, rendendolo un “cattivo” agli occhi dell’opinione pubblica. Perché? Perché guadagna bene, è ricco, agiato. Questo non è desiderio di trasparenza, è volontà di svilire il prossimo, peraltro nel modo più sgradevole e vergognoso. Si cerca di muovere la pancia dello spettatore, la speranza è che dica: “Guarda quel maledetto Fazio, tanto buono a parlare perché è pieno di soldi”. Una proposta assurda: se invece che continuare a parlare di colpe si iniziassero ad introdurre logiche di responsabilità? Per quanto tempo ancora un parlamentare italiano potrà giocare allo scarica-barile con un conduttore, un partito, il Presidente della Repubblica, la crisi economica, Dio e tutti i santi? Fazio risponderà ai vertici Rai, Brunetta proverà mai un giorno a rispondere al popolo italiano? Al prossimo esame da sostenere all’università, al prossimo colloquio di lavoro, o alla prossima interrogazione in classe, limitatevi a chiedere con arroganza il compenso del vostro interlocutore. Se guadagnerà più di voi, di certo avrete diritto di farlo passare per cretino, o quantomeno per dargli dell’approfittatore.

Alessandro Cillario

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