Normale non vuol dire giusto
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Normale non vuol dire giusto#34

Silvio dimissioni

Silvio dimissioniPensando alle dimissioni di massa dei ministri del Pdl, educatamente imposte con una lettera che condensa l’ipocrisia trasversale della nostra classe politica, si ha quel senso di nausea che implora il vomito di arrivare, quantomeno per chiudere la faccenda. Ma partiamo da vent’anni fa. Il secondo giorno che passai alla scuola materna, ebbi un’importante – forse la prima – lezione di vita. Come merenda c’era la macedonia, ma odiavo il “sughetto” in cui era affogata, così andai in bagno nel tentativo di conservare i pezzi di frutta, vuotando però il liquido nel lavandino. Il risultato fu disastroso: pezzi di mela e pesche, banana e fragole sparsi nel lavello. Decisi di tornare fra gli altri bambini facendo finta di niente. Le maestre, però, si accorsero del pasticcio e ci misero tutti seduti in silenzio. Dimostrandosi molto arrabbiate, ci chiesero chi fosse stato il colpevole del misfatto. Sinceramente, sapevo che avrebbero potuto non scoprirlo mai, ma decisi comunque di alzare la mano piangendo disperato. Rimasi stupito quando, aprendo gli occhi gonfi e arrossati, vidi una mano intenta a consegnarmi cinque buonissime caramelle. Lo avevano già capito alla scuola materna: il senso di responsabilità vale più di qualsiasi marachella. E anche di qualsiasi disastro. Silvio Berlusconi ha avuto l’ennesima occasione per esercitare questa virtù, ma se l’è buttata alle spalle, lasciando le conseguenze a carico di tutti gli italiani (non solo, purtroppo, di quelli che lo hanno votato). Ad essere sinceri, erano pochi coloro che pensavano che l’onnisciente avrebbe anteposto gli interessi del paese a quelli personali: sarebbe stata un’imperdonabile incoerenza nel suo percorso politico. Quello che disgusta, invece, è il grado di servilismo opportunistico dei vertici del Popolo delle Libertà, talmente spaventati all’idea di perdere il loro “Re Mida” da non riuscire a dirgli di no. E così se l’elezione del Presidente della Repubblica ha disintegrato la dignità del Pd, le dimissioni dei ministri del Pdl sbriciolano un area politica che, nelle sue aspirazioni più alte, evocava il sacro nome del Partito Popolare Europeo. E’ bastato il dissenso di Cicchitto per scatenare il caos, mentre negli ultimi mesi l’ornitologia regnava sovrana. Ma non è questione di falchi e di colombe. Purtroppo le spinte positive che avrebbero potuto formare un partito di centro-destra sono collassate di fronte alla leadership padronale di Berlusconi e del suo “cerchio magico”. Quale deve essere oggi l’auspicio? Che si torni ad elezioni? Che nasca un Letta bis? Forse la cosa migliore sarebbe chiedere il commissariamento da parte dell’Europa, come si fa con gli incapaci che hanno bisogno di un tutore. Almeno, al posto dell’Inno di Forza Italia, ascolteremmo la nona sinfonia di Beethoven. Intanto, fra i libri da mettere sul comodino, i dirigenti del Pdl potrebbero scegliere “Educazione Siberiana” di Nicolai Lilin. Imparerebbero che “la fame – come il potere – va e viene. La dignità, una volta persa, non torna più”.

Alessandro Cillario

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