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Jovanotti@Buenos Aires || Live Report

Jovanotti Argentina

Jovanotti ArgentinaTu hai mai conosciuto un peruviano che stampa le magliette di Jovanotti meglio di Alfredo di piazza Axum, li proprio vicino alla biglietteria Sud?No, non sto parlando di un peruviano qualunque che ha qualche canale privilegiato nell’importazione del cotone o che possiede un raket meglio del miglior Bagarino dei quartieri Spagnoli. Sto parlando di Francisco (nome di fantasia) che ci ha provato a importare un po’  d’“Italia” all’estero, ma il risultato finale segnava rosso, rosso come il colore delle luci, da grandi occasioni, che illuminavano a giorno il marciapiede circostante al Teatro Vorterix. Sì,  come avrete capito, non siamo a Milano, ma solo a più di 13mila km di distanza dalla patria natale di Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti. Un tripudio d’italianità e una secchiata di vivacità per riscaldare l’orgoglio nazionale dei presenti italioti o filo-italioti.

Il Jova veniva da un piccolo tour estero che aveva toccato Rio, per il Rock in Rio, San Paolo ( che non è la zona di competenza del bagarino sopracitato) e infine Buenos Aires, la città che già conosceva per aver girato il video di “Bella”.

Buenos Aires l’ha accolto come un fratello maggiore, quel fratello che ti prende per mano nei momenti di gioia e di dolore e ti racconta quello che ti vorresti sentire dire proprio in quel momento, in modo semplice e schietto sempre con il sorriso sulle labbra. Mercoledì era una data speciale e ha voluto festeggiare, in un piccolo teatro argentino, la chiusura del suo lunghissimo tour. E’ salito sul palco con la grinta di un pugile libero dalla pressione del risultato e con la consapevolezza d’avere il privilegio di rappresentare quel poco che si salva del nostro Pop Nazionale.

Non aveva scalette ma era tutto fuori dagli schemi, come poi ci ha sempre insegnato nelle sue canzoni; Un racconto libero per il pubblico che ha avuto il piacere d’assaggiare buona parte del repertorio del Jova. “Serenata Rap”, “Piove”, “Io No” ,passando per i grandi successi più moderni e sopraffacendo la folla con un freestyle in spagnolo degno del miglior rapper locale. Momenti d’euforia o di calma apparente hanno rapito l’animo del pubblico a tal punto che si era costruito un feeling tale da elettrizzare la mimica facciale, quasi sempre impassibile, del fedele Saturnino ( Il bomber per eccellenza). Un professionista, un gigante che ha saputo sdoganare negli anni il retaggio popolare che si trascina dietro la musica pop nazionale a tal punto da finire sui testi universitari di alcune cattedre italiane (ne sono testimone). Un uomo maturo che ha saputo farsi accogliere ed accogliere la cultura, non troppo lontana, che lo ospitava regalandoci un tributo, non facile, alla musica argentina.

Potrei continuare a sviolinare complimenti fino al prossimo concerto e assicuro che le birre, seppure molte, non hanno inciso sulla mia analisi di un concerto, che per una volta tanto, non mi ha fatto detestare il fatto di scatenarmi vicino al prototibo dello stereotipo dell’italiano all’estero,la bandiera nazionale legata al collo. Peccato, però, che era un Peruviano, ma questa è un’altra storia…

 

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