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A proposito di #boicottabarilla

Boicotta Barilla

Boicotta BarillaLo scrive su facebook e noi lo pubblichiamo, perchè abbiamo il suo consenso e leggere la questione da un’altra angolazione non fa poi così male.

Ma io però non capisco delle cose. Forse son sbagliato io. Facciamo per dire: boicotto quell’azienda perché ha detto che il suo target è la famiglia tradizionale e non gli omosessuali. Lo ha detto male, ma ha espresso un posizionamento. Per il mio mercato, mettiamo che faccio musica neomelodica, mi interessano solo i campani e non mi interessa riferirmi al centro nord. Sono obbligato a riferiemi al centro nord se il mio mercato, da anni, è la Campania? Sto discriminando i nordici? No, sono un’azienda e ho un mercato.

Boicottiamo. Va bene. Allora, fermi un secondo. Ci sono quarantamila aziende da boicottare ogni giorno, ma non perché sbagliano a dire robe in comunicazione, perché il male lo compiono davvero. Volete che parliamo di quella che per produrre il liquido della felicità prosciuga le fonti di acqua potabile dell’India e fa venire il diabete già dall’infanzia? O di quella – com’è che si chiama? – che diceva alle donne del Sudamerica che il latte in polvere è più sano di quello materno (provocando una manciatina di morti?)

O volete che parliamo di quell’altre altre, quelle che sono l’orgoglio del Made in Italy, che sfruttano il lavoro in Asia (Ma ziopedro quanto comunicano bene. E non sbagliano mai una virgola in comunicazione. Che foto e che fanno, che fotografi fighi che chiamano sempre).

Volete che parliamo di quella con la mela che per fare i telefonini che ci piacciono tanto e che sono così perfetti estraggono minerali rari in Africa alimentando guerre, sfruttamento e morte? Però in comunicazione si guardano bene da dire esplicitamente che il loro concetto di famiglia è quello occidentale ricco e bianco, e tutti gli altri vadano in culo a lavorare e morire in miniera? A proposito, volete che parliamo di quella che inizia per De e finisce con Beers e su cui tutti i copy vogliono lavorare perché fanno della comunicazione così fica, ma così fica?

Ma di cosa parliamo, quando parliamo di indignazione? No, ve lo giuro. Io ho sempre avuto grandi problemi ad accettare certi meccanismi e mi ci sono confrontato tante e tante volte nella mia vita lavorativa. E ancora non capisco come mai il peso di una campagna sbagliata o di una frase detta alla cazzo di cane abbia nella testa di tutti più gravità di quello che realmente un’azienda produce o non produce nella realtà.

Cazzo. Non ho sentito levare nessun coro di indignazione quando è uscito questo articolo. Come mai? Come mai. Io devo essere davvero sbagliato perché proprio non lo capisco.

Diego Fontana

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