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Alive Lab

Alive LabAscoltare diverse angolazioni di un mondo in continua difficoltà e privo di ogni tutela. Dalla cultura riparte il paese, per questo oggi ospiti ci sono gli Alivelab, collettivo attivo nella città di Bologna soprattutto nella produzione di contenuti musicali di stampo elettronico.

Quando nasce il collettivo Alivelab? 

Giacomo: il collettivo Alivelab è nato nell’aprile 2009 da esperimenti elettronici collinari in compagnia di quattro amici, e attraverso mutazioni nella conformazione e cambiamenti di prospettive, siamo giunti sino ad oggi, già alla quarta formazione. Una delle cose più belle e più difficili del lavorare in gruppo è imparare a gestire le differenze, un processo lungo ma accrescitivo.

Cosa c’è che non va, o per meglio dire cosa manca alla cultura club del nostro paese? Pensando a una città come Bologna, le colpe si possono attribuire a qualcuno (come promoter o gestori di locali) oppure è solamente un discorso informativo? 

Che non va? Non saprei, dal lato più istituzionale manca certamente una protezione del divertimento delle persone e dello stare bene insieme, che viene sempre più additato come un pericolo o un problema. 

Dormire è importante e molto bello ma non credo sia la chiave del benessere della città. O forse sì?  Dal lato clubbing, creare situazioni di gregge è da evitare, anche se è difficile. Avere un pubblico composto di distinte individualità che sanno apprezzare la diversità e l’eterogeneità della musica è un nobile obiettivo, tuttavia spesso questo sogno si infrange: la gente ricerca più uno “sballo” o una “fuga” dal quotidiano, che non prevedono particolari gusti o distinzioni. Il decente e l’orrido si incontrano all’infinito dei drink consumati, forse la crisi fa crescere il gusto abbassando il consumo, chissà: può essere. E’ importante anche dal lato organizzativo scontrarsi con questo spigolo, e trovare l’arrotondamento più equo. Alcuni promoter “troppo sperimentali” non riescono a farlo (anche io ho fallito) e li stimo , altri si lasciano prendere decisamente troppo la mano, e finiscono tragicamente dalla parte opposta. A volte proporre un contenuto sperimentale può essere molto pop, basta saperlo comunicare nel modo giusto, in modo che possa arrivare a tutti e generare interesse. Credo sia questa la chiave evolutiva del clubbing o almeno credo…

Alive Lab è ricerca musicale ma non solo: vibrazioni e suggestioni. Se ci fosse un libro per descrivervi, quale sarebbe e perché? 

Sarebbe un collage strampalato di: un fumetto di scienziati dai super poteri, un’intervista sugli ufo, una rivista di moda brasiliana, un dizionario Lucano/tedesco, una ricetta di cucina inventata

Da un punto visivo invece sembra un momento florido per il nostro paese, questo è un bene secondo voi oppure è un tantino limitativo, giudicare qualcosa solo da una semplice immagine. Come può essere una serata per il flyer fico?

Purtroppo/perfortuna ogni limite è anche un grande strumento, e quindi, nel limite del flyer e della locandina, bisogna saper fare bene col poco che si ha, noi siamo convinti che la ricerca di un immaginario grafico differente ci aiuti a distinguerci. Ovviamente penso che il riempire la città di carta, ancorpiù se la grafica è pacchiana e/o palesemente ed esclusivamente commerciale, senza nulla di “artistico” od esteticamente apprezzabile, nuoce agli uomini oltre che alle piante. Ci sono menomale anche molti esempi di grafiche belle ed interessanti, soprattutto tra i più piccoli (forse è la loro arma vincente). Non solo i soldi contano.

Cosa manca alla città di Bologna per poter tornare quella di un tempo? Secondo voi ci sono contenuti di bassa levatura oppure è un discorso meramente sociale? 

La malinconia verso il passato è una delle cose che fa peggio a Bologna, e che forse fa peggio in generale. È ciò che rende i giovani di questa città – e magari anche di tante altre – in un certo senso “anziani”, pur non avendo vissuto il passato che osannano. Bisogna cercare di ascoltare sempre di più e non solo, di cercare avidamente il nuovo e quello che nessuno conosce. Anche la musica ha bisogno di ricerca e sviluppo per affrontare la crisi, il passato non è da buttare. Nel Passato si trova il nuovo come nel presente e nel futuro, basta saper cercare fuori dalle linee.

Prendendo uno dei vostri format più interessanti “Habitat” secondo voi il messaggio lanciato da esso è arrivato al pubblico oppure si rischia di cadere nel trend del momento senza essere ricordati? 

Sicuramente è difficile per il pubblico percepire il messaggio di una Community di artisti “glocale” – come si dice. Quello che percepisce il pubblico è soprattutto il tempo e lo spazio, e dove il tempo e lo spazio vengono curati altrettanto bene quanto la musica, il pubblico ha saputo notare la differenza e distinguerci, crediamo. Forse non tutti, ma già uno su dieci è soddisfacente. Crediamo anche che il risultato di certe cose si veda sul lungo periodo, e possiamo dire che gli ascolti e le proposte della città sono mutate da quando abbiamo iniziato habitat. Una piccola fetta di merito sento di poterla confermare

I nuovi media stanno aiutando realtà come la vostra. Ma se aveste vissuto un periodo storico diverso, come avreste deciso di comunicare le vostre iniziative? 

La comunicazione è sempre stata alla portata di tutti e credo che invece i nuovi media abbiano favorito i grandi eventi piuttosto che quelli piccoli, rendendo anche complesso a volte dover “competere” anche digitalmente, oltre che sul cartaceo. Tuttavia sì, una piccola spinta concreta anche a realtà come la nostra la danno e forse un orizzonte più verticale esiste.  Anche se la differenza continuano a farla i contenuti, e la fortuna che l’interesse verso il nuovo e la ricerca di ciò che è ancora sconosciuto è qualcosa di inarrestabile credo, la ricerca della diversità è alla base di Habitat e di tante altre cose.

I 5 artisti del 2014, qualche segnalazione particolare? 

Giacomo, Domenico, Giobbe, Enrico e Michele, siamo proprio in 5 ! che fortuna! Ha ha

Qualche anticipazione sulle vostre iniziative o idee che girano per la vostra comunità.

Ovviamente: 23 Novembre – TPO – HABITAT con Walton (UK – Hyperdub), Schroeders (Dancity festival) e Alpin Folks (Sync Artists) e poi ci troverete anche a Robot Festival per uno spuntino di HUMAN PRINTER, un progetto “artistico” inter nos : )

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Nato a Bologna il 30.11.91 quando fuori pioveva. Cresce, gioca a tennis giornate intere, fonda il Collettivo HMCF scrive per DLSO e Crampi Sportivi, si laurea e dorme.

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