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echopark HMCF

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Uno dei maggiori esponenti della scena musicale indipendente Italiana del momento. Echopark, vive in quel di Londra ma è figlio della “California Italiana”, il Salento. Il disco Trees risulta fra le produzioni migliori di questo 2013, ma qual’è la differenza fra il nostro paese e il resto d’europa? 

L’ennesimo Italiano in quel di Londra, come mai? 

Lavoro come ricercatore all’imperial college.

Son sempre stato sensibile a questa domanda, ma è meglio cambiare paese o cambiare il proprio paese? 

Domanda interessante. Conviene cambiare il proprio paese, ma non è detto che non sia più facile cambiarlo dall’esterno. 

Torniamo alle origini, da cosa è nato il progetto Echopark? 

Dalla voglia di scrivere, nasce sempre da li. La scrittura è catarsi.  È il piacere di mettere le mani su un manico e ascoltare cosa ha da raccontarti quel pezzo di legno, affondare le mani su un synth e aspettare che ti lanci nello spazio.

La tua musica è una delle colonne sonore di questa stagione, per me e anche per tanti altri. Dove nasce il tuo ultimo disco “‘Trees'”?

Mi fa piacere… Trees nasce in una stanza 3×2 affittata a londra, muore nella sala ripresa  di 120 m2 del Sudestudio di Lecce, passando per  il nastro di un bobbinone. Le canzoni sono come gli alberi, crescono nei posti più disparati e si ramificano dove trovano gli spazi adatti. 

Cosa serve all’Italiano per capire meglio la musica che lo circonda? Diventa troppo facile scaricare la colpa su major, SIAE e Sanremo? 

L’italiano ha l’arte nelle ossa. Siamo figli di Michelangelo, Fellini, Bene. Non ci serve niente che non abbiamo,  solo delle infrastrutture che mirino alla cultura come fine ultimo. SIAE, San Remo, Majors, quello è business. L’arte è quanto di più lontano dal mero fatturato. Ed è a prova di crisi, anzi, può trarne vantaggio come espressione del disagio sociale. Se in Italia non funzionano le infrastrutture bisogna cambiarle o cercare altrove, ma mai smettere di essere curiosi. Internet non ha confini.

Vivendo all’estero puoi sicuramente raccontare il tuo punto di vista. Manca qualcosa ai promoter italiani? 

Non credo sia facile essere un promoter di musica indipendente in Italia. Sei tagliato fuori dal giro dei soldoni e sei fortunato se riesci a vendere una band con vitto e alloggio compreso. All’estero l’indipendente è il nuovo mainstream ma anche qui, che tu sia un promoter o un musicista, è sempre difficile vivere solo di quello.

Nel nostro paese, tutti hanno la presunzione di poter far tutto. Ti trovi d’accordo con quest’affermazione? 

Non bisogna mai prendersi troppo sul serio. Il processo di crescita si innesca guardando verso l’alto con uno spirito di apprendimento continuo, umile. Credo che ogni persona che incontri per strada possa darti tanto e il miglior modo di ricambiare è ascoltare ed aspettare il tuo turno per parlare. Non so se in Italia la gente presume di sapere tutto, sicuramente ho un paio di amici che non sono d’accordo.

Elencami i 5 dischi che ti hanno cambiato la vita.

Ne avrei tanti, cerco di essere sintetico:

Sgt. Pepper’s – Beatles

They Threw Us All in a Trench and Stuck a Monument on Top – Liars

Pink moon – Nick Drake

Ok Computer- Radiohead

Here comes the Indian – Animal Collective

Ma il Salento è davvero la California Italiana? Oppure è solo una località di mare, per i Milanesi durante l’estate? 

Non esiste altro posto in Italia dove vivrei al di fuori del Salento. Ci sono tante cose che non funzionano laggiù, dai trasporti pubblici alla disoccupazione, ma è la terra su cui sono cresciuto e dove mi auguro di tornare, un giorno. È sicuramente un posto bellissimo per un milanese in vacanza, ma per me è veramente la California che sognavamo da piccoli e che avevamo sotto i piedi senza accorgercene. È proprio vero che le cose ti mancano quando non ce l’hai più!

 

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Nato a Bologna il 30.11.91 quando fuori pioveva. Cresce, gioca a tennis giornate intere, fonda il Collettivo HMCF scrive per DLSO e Crampi Sportivi, si laurea e dorme.

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