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MARKETING e CULTURA, Unione Oltre la Diffidenza (?) || Beat Rate 10.2

marketing culturale

marketing culturale

“Chi vede gli insegnamenti letterari da una parte e quelli economici e di marketing dall’altra, è il tipico letterato un po’ avvizzito […] bisognerebbe ricordare che molti artisti sono stati anche dei grandi economisti: Tiziano e Michelangelo, ad esempio, amministravano egregiamente il proprio patrimonio. L’aspetto economico è un aspetto dello spirito umano e non della parte arida dell’uomo”

(Cit. A. Torno)

E’ possibile applicare il marketing alla cultura? E’ più possibile in particolare faro con l’arte? Se sì, in che modalità?

Uno dei primi a porsi tale quesito fu Philip Kotler, il quale evidenziò l’ importanza dell’applicazione di una strategia di marketing nel campo culturale-artistico da parte delle organizzazioni del settore per ottenere vari risultati, per esempio fra i più importanti, l’attenzione del consumatore e fondi statali di sostegno per le proprie attività.
Egli ne parlò alla fine degli anni 60′ inizio 70′ del secolo scorso, analizzando con grande anticipo un aspetto che sarebbe divenuto, oggi fondamentale.
Da sempre la parola marketing affiancata alla parola cultura-arte spaventa i più ,sopratutto gli addetti ai lavori, i quali spesso rifiutano qualunque tipo di ragionamento a riguardo, commettendo, secondo il mio modestissimo parere, un errore di non poco conto.
Oggi infatti con l’emergere di un mercato globale unico e un enorme aumento delle organizzazioni alimentato anche dall’esplosione dei social network (che permettono a chiunque una facile e gratuita promozione) e con la democratizzazione della cultura (dovuta sopratutto alle nuove tecnologie che la rendono più accessibile e meno costosa) è presente una grandissima concorrenza all’interno del mercato del tempo libero, cosa che spinge (se non obbliga mi verrebbe da dire) le organizzazioni e/o gli artisti ad adottare il marketing con l’obiettivo di emergere nella fitta giungla del loro settore, per raggiungere i propri intenti. Giunto alla conclusione che adottare una strategia di marketing sia vitale per organizzazioni e artisti penso sia molto importante parlare di quale sia la strategia di marketing migliore: ovviamente l’opinione è personale, potete contestarla, non condividerla, apprezzarla, reputarla anche voi la migliore.
E’ chiaro che applicare una strategia di “marketing puro” * (o voi economisti e bocconiani perdonate cotale termine da non professionista) sarebbe assolutamente invasivo e poco rispettoso nei confronti del prodotto artistico, rischierebbe di porre in primo piano il lato economico scordandosi di quello qualitativo, poiché avrebbe lo scopo unico di venderlo, adattando il prodotto al gusto del consumatore e non creando il prodotto prima per poi successivamente cercare il target adatto a tale prodotto.

Ritengo che lo snodo principale infatti sia qui: “lo scopo principale del marketing delle arti e della cultura è di portare un numero adeguato di persone in forma appropriata di contatto con l’artista e, in questo modo, ottenere il miglior risultato finanziario compatibile con il raggiungimento di quell’obiettivo” ( cit. Diggles) ; tale definizione pone in primo piano l’artista poiché l’obiettivo iniziale non è quello di soddisfare qualsiasi bisogno del consumatore bensì cercare, tramite una attenta e programmata promozione, consumatori interessati al prodotto realizzato. A mio avviso la relazione fra arte-cultura e marketing deve essere quella indicata da Diggles, una relazione che rispettosa dell’arte con un programma di marketing oculatamente gestito e adattato alla situazione specifica, un tipo di marketing ad hoc.
Un marketing per l’appunto culturale, così come F.Colbert lo definisce: “Il marketing culturale è l’arte di raggiungere quei segmenti di mercato che possono essere potenzialmente interessati al prodotto per metterlo, adattando le variabili commerciali (prezzo,promozione e distribuzione), in contatto con un sufficiente numero di consumatori e per raggiungere obiettivi coerenti con la missione dell’impresa culturale”.

*Le tecniche gestionali del marketing devono indirizzarsi verso la diffusione del prodotto nel pubblico potenzialmente interessato, invece un approccio “economico puro” spingerebbe la finalità commerciale fino alla creazione di un’opera per uso e consumo del pubblico.

FONTI:
http://www.slideshare.net
http://www.spettacolodalvivo.beniculturali.it

Francesco D’errico- Beyond Common Ideas

3 Comments

  1. Wow, this piece of writing is pleasant, my younger sister is analyzing these things, therefore
    I am going to inform her.

  2. Francesco d'Errico says

    Thank you so much, i’m happy to read what you wrote!
    Francesco

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