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Il morbo di Haggard, firmato HMCF

HMCF Haggard

HMCF Haggard

Dopo aver ricevuto l’ennesima domanda del tipo: “Ma cosa sarebbe il progetto HMCF?” che poi nel corso del tempo variava con “Ma voi siete quelli degli EIMAN”“Voi siete gli EICLOSE”“I COOLFRIENDS” e tantissime altre bizzarre proposte, sono arrivato ad una conclusione fantastica. Ormai è dal 2010 che bazzichiamo (che come termine c’azzecca proprio) per la città di Bologna. Prima con una sede in quel di Via Marsala 20/3, gloriosa per la nostra attività di web radio/tv in cui siamo stati i primi nella città felsinea, poi per le vie di Casalecchio presso il centro ricreativo Blogos, uno dei posti più sottovalutati in città. Tanti silenti punti di riferimento, molto spesso lontano dalle luci dei riflettori. Alla fine dei conti è chiaro che la gente si possa incuriosire e non aver bene in mente di cosa parliamo su questo sito, nelle nostre attività e cosa vogliamo lasciare in loro. Siamo terribilmente fugaci, proprio come il protagonista di un romanzo che da tempo trovavo sulla scrivania di mia madre. Presente lo scrittore Patrick McGrath, figlio di un noto psicanalista del manicomio criminale Broadmoor? L’ho sempre visto come uno dei più grandi drammaturghi contemporanei.

Un folle, sempre distaccato nel suo modo di scrivere ma allo stesso ben consapevole del dolore che andava a raccontare. “Il morbo di Haggard” è proprio il libro che potrebbe raccontare con grande presa di coscienza, quello che ogni giorno andiamo osservando.: “Un amore feroce e claustrofobico, consumato fra stanze in penombra, strade immerse nella nebbia, teatri d’anatomia popolati dai fantasmi di un’ossessione”. 

Sarà l’enigmatico personaggio creato da McGrath, il dottor Haggard che intraprende nel corso del romanzo questa confessione struggente sul suo passato eppure la famosa morale, il senso di far trovare ai lettori qualcosa di razionale nei gesti istintivi e anticonvenzionali dei suoi personaggi che sfuggono alla normalità, è quanto di più bello si possa realizzare nella nostra società.

Stiamo dalla parte dei folli, senza citare la pubblicità della mela di Steve Jobs, ma anche da quella dei forti e tanto criticati, così come i deboli dimenticati da tutti. L’obiettivo, tramite le nostre attività è quello di creare un nuovo filtro, che potrebbe voler dir poco per chi ha intenzione di bypassare velocemente questo scritto, ma per noi vuol dire tanto, forse tutto. Vogliamo inserirci in quel famoso “spazio da riempire”, con il nostro melodramma per i concerti andati male e con la nostra leggerezza nel descrivere agglomerati sociali che si ritrovano davanti ai locali più cool della città. Un cane che si morde la coda di continuo, senza trovare mai pace, in fondo tutto questo è infinito come il presente e anche quel tanto citato futuro, in continuo divenire.

Mi sono ritrovato qui, con la stessa inquadratura del dottor Haggard, con il mio poster davanti anni dopo l’inizio di questo percorso fatto con i miei più cari amici, e ho capito che qualcuno è partito, altri sono tornati e forse continueranno a ricomparire lungo la nostra strada. Una serie di verbi che vogliono dire la stessa cosa, ma d’altronde McGrath nei suoi libri non poteva farla così semplice, e d’ora in poi la risposta che rilascerò a tutti coloro che mi chiederanno “che cosa sarebbe il progetto HMCF?” sarà proprio questa: è come il morbo di Haggard, il dottor Haggard.

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Nato a Bologna il 30.11.91 quando fuori pioveva. Cresce, gioca a tennis giornate intere, fonda il Collettivo HMCF scrive per DLSO e Crampi Sportivi, si laurea e dorme.

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