Editoriale
Comments 7

Che cazzo è l’Underground?

Underground

Siamo farciti di “Underground”. Recentemente questo termine lo sento spesso, in televisione come nei salotti locali dove fanno musica abbastanza giovane. Poi scrivo per capire dove vuole arrivare questo termine Londinese e parto dall’inizio.

Wikipedia è considerata la bibbia per molti appassionati di tuttologia, e se digiti nel riquadro in alto a destra la nostra parola X il risultato è questo:

Il termine cultura underground (o semplicemente underground) definisce un ampio insieme di pratiche e di identità accomunate dall’intento di porsi in antitesi e/o in alternativa alla cultura ufficiale della società di massa. Nel mondo anglosassone, il termine “underground” (“sottosuolo”) per indicare una “rete sotterranea di resistenza” venne utilizzato nel XIX secolo con le Underground Railroads, reti clandestine di case sicure per affrancare gli schiavi in fuga dal Sud degli Stati Uniti. Analogamente, si definì nello stesso modo il network che facilitava la fuga in Canada dei giovani statunitensi che rifiutavano il servizio di leva durante la guerra del Vietnam. Il termine venne anche utilizzato per indicare i movimenti di resistenza europei durante la seconda guerra mondiale (“The Undergrounds”).

“No ma io alle robe che scrive Wikipedia non ci credo” – in molti penseranno questo e allora buttiamoci su altri server online magari con target più radical. In aiuto arriva il Corriere:  che poi Radical non è ma va bene.

• agg.
1 Clandestino, illegale: traffico u.
2 Riferito a ogni espressione e sperimentazione culturale o artistica indipendente, in opposizione alla cultura dominante: teatro u.
• s.m. Movimento culturale e artistico anticonformista, che contrasta la cultura ufficiale e i mezzi di diffusione da essa adottati: dischi dell’u.

Noto con profondo dispiacere che la realtà delle cose irride i grandi esportatori del termine. In quanto Collettivo abbiamo dato vita a una miriade di situazione definibili tali. La prima web radio clandestina a Bologna in via Marsala, le feste con le bombolette, e tantissime altre situazioni così underground che non venivano cagate da nessuno. Non è mai tardi, per rendersi conto che questo movimento culturale che va riempendo la bocca di tante persone, in realtà è polvere. Si sbriciola ogni volta che un qualcosa viene definito tale, proprio come l’attitudine punk.Interessante è capire il significato dei concetti espressi, quasi a voler metter davanti a una scelta queste persone. Cosa facciamo? Continua la farsa o cerchiamo di mantenere un briciolo di onesta intellettuale?  La tremenda realtà di questo movimento/cultura è proprio nelle vendite. Infatti è divenuto fenomeno musicale e sociale. Ognuno pensa a ciò che il mercato chiede e in un momento del genere la domanda è sempre più articolata e personale, ognuno ha diritto a dire la propria opinione e di conseguenza? Buttiamo tutto sull’underground, tanto suona pure bene se ci pensate.

Fermare questo deriva pressapochista potrebbe esser la salvezza per un termine che nel corso della storia ha generato diversi aspetti utili per tutti noi, giovani appassionati di polemiche e dibattiti. Non bisogna scordare la reale evoluzione del concetto in Italia, da metà anni 60 con la nascita della società parallela che portò al Sessantotto, per poi scindere dalla questione politica per dieci anni e arrivare al movimento del ’77. Dalle vie più  teoriche precedenti, negli ultimi 30 anni siamo arrivati alla diffusione di nuove forme d’arte (vedi street art, musica indipendente e fanzine). La sintesi di questo processo è molto semplice, c’è background e consapevolezza del fine che si persegue, lontano da ipotetici conti danarosi e masse isteriche. Integralismo? Può darsi, ma la natura è quella.

Facciamo autocritica per quelle volte che abbiamo parlato senza sapere nemmeno la traduzione, perchè in fondo se proprio vogliamo scriverlo in molti non hanno pensato alla città di Londra e tutti gli stimoli provenienti dalla pancia delle persone, ma si sono limitati alle tag, alle belle ragazze con i Dr.Martens e a quella volta in cui hanno visto un oggetto di design al centro della sala dove si balla con il vodka red bull. D’altronde fa figo, fa underground e qualcuno si è rotto pure il cazzo.

 

This entry was posted in: Editoriale
Tagged with: ,

da

Nato a Bologna il 30.11.91 quando fuori pioveva. Cresce, gioca a tennis giornate intere, fonda il Collettivo HMCF scrive per DLSO e Crampi Sportivi, si laurea e dorme.

7 Comments

  1. Francesco Schiavi says

    In tutto ciò, dove vuoi arrivare? nel senso, qual’è il messaggio che vuoi lasciare ai lettori?

    • Sono solo riflessioni sul trend chiamato “omologazione”. C’è un punto di partenza, legato alla storia del termine e uno di arrivo, l’autocritica.

  2. J.Lee says

    Suono da tempo in contesti che si possono definire tale, ma l’analisi è davvero cinica e reale.
    Buonissimo articolo davvero.

  3. Heart Beat says

    Le sedie di design nei club hanno veramente rotto i coglioni!!!

  4. Lorenzo Herms says

    L’articolo sarà anche scritto bene e in modo dettagliato però io alle serate underground ci vado molto volentieri e sono fiero che è come lo definisci tu “fenomeno sociale”
    Meglio questo o le serate nei locali vip?

  5. Anonimo says

    Mi duole che tu creda e soprattutto riduca un termine tanto complesso e profondo a questo: “non è mai tardi, per rendersi conto che questo movimento culturale che va riempendo la bocca di tante persone, in realtà è polvere.” Ma posso affermare con certezza che anche in questo ulteriore caso d’espressione di disinformazione la colpa non sia solo tua ma di un intero sistema che ormai non funziona più, creando e continuando a creare ulteriore qualunquismo ed un’informazione strettamente superficiale, appunto da superficie. Precisiamo innanzitutto che al giorno d’oggi la maggior parte della gente, se non ormai tutti coloro i quali mormorano tale parola sono i primi cui non conoscono, oppure in caso ancor più grave hanno dimenticato, significato ed essenza del termine, mentre sta a te comprendere una volta per tutte che il concetto è molto più semplice di quanto tu creda. Cenni storici e la ben nota metropolitana di Londra non sono parte della Cultura Underground, ed in tal caso il termine Underground (senza essere preceduto a sua volta dal termine Cultura) si riduce ad una mera spiegazione e costituzione di ciò di cui stiamo parlando: gallerie, tunnel ecc. insomma ciò che è sotterraneo. Da questo termine ne deriva un’ulteriore significato che si distacca quasi totalmente: Cultura Underground, che inizia ad affermarsi tra la fine degli Anni ’60 e gli inizi degli Anni ’70 per poi raggiungere la sua massima espressione negli stupendi Anni ’90, decennio profondamente incompreso, come tutti i migliori dopotutto! Evidentemente è ancora relativamente presto, prima che il genere umano e specialmente l’emisfero occidentale si renda conto del profondo impatto e sintesi di perfetto equilibrio tra arte, stile, cultura, tecnologia ed uomo inteso come essere umano abbiano avuto e rappresentato.
    Dunque, con il termine Cultura Underground s’intende tutto ciò che sia in contrapposizione con il termine Main Stream (la cosiddetta “Corrente Principale”, traducibile anche in Cultura di Massa e dunque evidente e soprattutto nota a tutti) e ancor più nello specifico tutto ciò che sia stato in grado di proporre formule totalmente oppure anche solo in parte distaccate dai canoni consuetudinari, riuscendo ad andare oltre, aldilà del consueto.
    Il termine Underground è associabile a numerosi stili e generi, dall’arte alla musica, dalla cultura alla scienza e via dicendo.
    Aggiungo inoltre che in ambito musicale come esistono i generi Underground: House Music e derivati, Rap e RnB a sua volta esiste lo stile Underground che si traduce in una ricerca di sonorità complesse e strutturate in grado di ampliare le nostre sensazioni e percezioni della realtà.
    La Cultura Underground rappresenta fondamentalmente una ricerca anche non necessariamente sperimentale, che come ho precedentemente scritto ha già visto i suoi albori ed il suo apice. Pertanto diffida dalla Cultura Underground contemporanea che al giorno d’oggi produce solo stentati e vani tentativi di riproporre l’autentico ossia ciò che è stato e mai più potrà essere, poiché è risaputo che dopo ogni esordio ed apice vi è sempre un declino, tale regola è immutabile per tutti e tutto e difficilmente se ne intravedono eventuali e concrete rinascite.
    Detto questo spero di aver chiarito a te, e a chiunque sia di passaggio su questo sito cosa sia stata concretamente la Cultura Underground, questo stile di pensiero ormai purtroppo scomparso e decaduto.

    Riporto di seguito alcuni esempi musicali nel tentativo di far comprendere ancor più concretamente quanto da me scritto

  6. Anonimo says

    Sono l’utente che ha scritto il messaggio appena sopra e leggendo meglio il contenuto di questa pagina mi sono reso conto che in fondo dicevamo lo stesso, pertanto chiedo la rimozione del commento appena sopra e di quest’ultimo.

    Grazie

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...