Normale non vuol dire giusto
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Normale non vuol dire giusto#30

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“Vota B come Bologna, vota B come Bambini”. E’ una frase che si sente dire sempre più spesso in questi giorni nella provincia felsinea. La si legge sui social network e sulla carta stampata, si sente nelle televisioni locali. La campagna, su due piedi, risulta abbastanza insipida, e probabilmente farebbe rabbrividire qualsiasi agenzia di comunicazione, ma addentrandosi nel sito internet degli organizzatori (www.referendumbologna.it) si trovano cose decisamente più interessanti che compensano il triste impatto iniziale. Cos’è questo Referendum che sta facendo scomodare cotante e cotali personalità di caratura nazionale? Cosa fa storcere il naso al presidente della Cei Bagnasco, che agita gli animi cattolicissimi di Maurizio Lupi, che infiamma persino un Presidente della Repubblica mancato come Stafano Rodotà? La storia inizia pressoché così: nella dotta e grassa Bologna, un comitato, investitosi difensore della costituzione e per questo nominatosi “Articolo 33”, si scaglia contro i finanziamenti comunali alle scuole paritarie, per la maggior parte di matrice cristiano-cattolica, ritenendoli “contrari alla Costituzione”, e chiedendone l’abrogazione. Così propone un referendum a livello locale – i cui risultati saranno tuttavia solo consultivi – e inizia ad attaccare uno dei sistemi scolastici più efficienti della nostra penisola. Gli umori dei cittadini si scaldano, ed ecco il primo grande colpo di scena: il centro sinistra, che governa la città in maniera (quasi) ininterrotta da prima della scomparsa dei dinosauri, si scaglia contro il comitato “Articolo 33”. Scendono in campo tutti i vertici del Partito Democratico, e con questi anche il sindaco Virginio Merola, che da primo cittadino difende a spada tratta il sistema integrato fra scuole statali e paritarie.
Quelli di Articolo 33 vengono accusati di ideologizzare il tema, accusa più che fondata, ma che non può essere vissuta come una colpa: c’è anche chi vive di ideali. Una sola nota deve essere fatta sul punto: vivere di ideali va bene, ma estremizzarli per ottenere infine un risultato scadente, non conviene a nessuno. L’esito della titanica battaglia determinerà il futuro di circa 1.700 bambini, che attualmente frequentano le scuole paritarie. I finanziamenti a queste scuole rappresentano uno 0,8% degli investimenti totali a carico del Comune di Bologna. In sostanza, parliamo di cifre bassissime, che se reinvestite nel pubblico permetterebbero di ottenere un decimo dei posti disponibili, creando disagi senza precedenti. Se già oggi la lista d’attesa per iscrivere il proprio figlio alla scuola dell’infanzia ha circa 400 richieste, ed è una delle migliori in Italia, cosa succederebbe se alle stesse scuole comunali piombassero addosso anche i 1700 bambini delle Paritarie? La politica deve saper scegliere il minore dei mali, non il maggiore degli ideali. Scegliere B, in questo caso non significa scegliere “Bologna” o “Bambini”, ma scegliere il Benessere di una comunità, contro l’Autoritarismo di un pensiero tanto estremo quanto sterile. Il comitato Articolo 33 potrebbe invece lavorare a soluzioni che incentivino i finanziamenti all’istruzione: perché che sia cattolica, musulmana, statale o protestante, sempre di istruzione si tratta. Ed oggi ce n’è bisogno come il pane, perché c’è bisogno di crescere cittadini consapevoli pronti ad affrontare le sfide di domani, non a riesumare le battaglie di ieri, che sono già state vinte o perse da tempo.

Alessandro Cillario

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