Normale non vuol dire giusto
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Normale non vuol dire giusto#29

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La tua prognosi è riservata, verrà sciolta fra 72 ore. Pochi minuti dopo la sparatoria sei stato portato in ospedale, non ricordavi nulla di quello che era accaduto. Inizialmente le notizie erano discordanti: chi diceva che eri stato sfiorato al collo da uno dei proiettili, chi invece aveva nitida l’immagine del tuo corpo a terra, esanime, in una chiazza di sangue. Ti hanno operato d’urgenza per rimuovere la pallottola, che ha lesionato i nervi della spina dorsale: cosa sarà della tua vita è un tema incerto e dibattuto dalla stampa di tutto il paese.
Sono arrivati subito, in ospedale, Angelino Alfano e Mario Mauro, per sincerarsi del tuo stato di salute. Il neo ministro degli interni ha parlato brevemente in conferenza stampa, anticipando di qualche minuto tempeste di dichiarazioni su quello che ti è accaduto. Nessuno ha colto l’occasione per stare in silenzio, tutti hanno invece manifestato ancora una volta la loro incredibile presunzione, promanando sentenze che pesano come macigni mentre il tuo sangue ai piedi di Palazzo Chigi non è stato ancora lavato. Non sei un eroe, né tantomeno un martire, ma un semplice dipendente dello stato, votato a difendere l’ordine pubblico, che spesso significa attirarsi gli strali di chi non sa dove sfogare la sua rabbia. Solo che a volte la rabbia si propaga ad insulti e spintoni, altre volte prende la mira e spara.
Il tuo collega, ferito ad una gamba, non fa che chiedere di te. Ha ricevuto anche una telefonata dal nuovo Capo dello Stato, che poi è lo stesso del mese scorso. Cosa state pensando, adesso, nei vostri letti di ospedale? Chiedete giustizia? Maledite questa domenica di primavera? Pensate ai ministri che stavate “difendendo”, e per i quali inspiegabilmente avete rischiato la vita? Forse cercate di rimuovere il ricordo di quei momenti. Come potremmo darvi torto.
Oggi c’era il vostro sangue a pochi passi da Montecitorio, il tempio santo della democrazia italiana, che mai come in questi anni è stato profanato da arroganza e corruzione, ma che rimane il simbolo della libertà democratica, celebrata poche ore fa, il 25 aprile.
Il tuo “attentatore” è stato definito prima come un “pazzo”, poi il suo gesto è stato circoscritto e ritenuto “isolato”. La verità è che la disperazione non ha fondo, e non bastano le larghe intese ad arginarla. Non fermano i suicidi, le violenze e le angosce di chi ha sete di giustizia o semplicemente cerca di tirare avanti.
Oggi i parlamentari, i politici, i movimentisti, i correntisti, hanno avuto un messaggio tetramente chiaro. Glielo avete lanciato tu, il tuo collega, e Luigi Preiti, legati dall’impercettibile filo del destino che avvicina cronaca e politica. Non possono più salire in cattedra, non ne hanno attualmente il carisma, la forza morale e la dignità. Deve tornare la Politica, intelligente mediazione diretta all’interesse del bene comune e dei cittadini tutti, da Trieste a Rosarno. Non sei un eroe, sei solo il protagonista di una triste tragedia tutta italiana, dove pochi pagano – e troppo, e ingiustamente – per gli errori di tutti.
Non possiamo fare niente per te, né per la tua salute. La speranza è che questa domenica possa diventare, in futuro, solo un lontano ricordo. Metà del nostro pensiero va a te, l’altra metà a chi oggi ha la responsabilità di tornare a fare il proprio dovere. Molto odio è stato sollevato, ed è venuto da tutte le parti. Sei stato purtroppo lo strumento con il quale abbiamo avuto prova del fatto che la follia umana, la disperazione e le difficoltà, se lasciate libere di diffondersi ed anzi sostenute, sono fuori controllo. Non se lo dimentichino quelli che ci governano, perché, se non sono la soluzione, sono parte del problema.

Alessandro Cillario

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