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Realtà : reale ? || Beat Rate 8.2

Beyond Common Ideas

Beyond Common Ideas

Trying to understand European customs with DJing. So I gotta ask..

You have been to one of these events before, right? You know the culture…

WHY are you making song requests like you are at a wedding or a bar-mitzvah?

Stop filming. Put your phone back in it’s sheath, go dance. Go try to meet a girl. Enjoy the evening NOW, not on YouTube. Don’t make song requests on that phone either, please- give the maestro a little space.

Dance motherclucker!

Domenica 21 Aprile Levon Vincent scrive così sulla sua fan page di facebook.

“Stop filming. Put your phone back in it’s sheath, go dance”

In tutto il periodo questa è sicuramente la frase che più ha suscitato più interesse nella mia persona.
Da anni ormai assistiamo al progressivo aumento di clubbers o persone che mentre sono nel dancefloor piuttosto che godersi la musica, socializzare e diverstirsi riprendono e fanno fotografie con il loro smartphone incessantemente.
Già, incessantemente.
Non mi riferisco infatti a chi per ricordare una bella serata con un video o per fare qualche foto da mandare all’amico , che magari a causa dell’esame il giorno dopo o della madre incazzata non è presente al party (uso normale della videocamere e della fotocamera all’interno di un party).
Bensì mi riferisco a coloro che basano la loro presenza e il loro party sull’immortalare, anche in modalità prive di senso, tutto ciò che accade e che gli si muove intorno.
Il problema di fondo dal quale partire secondo me è il contesto generale che fa da contorno alla nostra vita quotidiana e al nostro modo di vivere sempre più centrati sull’apparire.
Apparire diventa l’obiettivo primario, diventa l’obiettivo primario e (gravissimo) non finalizzato a nulla. Diventa un obiettivo in sé e per sé.
Un conto infatti è il voler apparire nel contesto con determinati fini e giochi psicologici che rientrano nella normale socializzazione dell’uomo (vedi vestirsi in maniera stravagante per avere una personalità particolare, farsi notare da una persona in particolare per cercare un pretesto utile a iniziare una relazione), un altro è voler unicamente apparire, magari solo per dimostrare la propria presenza in un luogo.
Una voglia di apparire che trova perfetto sfogo nel social network sul quale io interessato unicamente ad apparire caricherò tutto ciò che ho immortalato per gridare al mio network di amici “Ragazzi sono stato in questo club, alla festa più figa, guardate”.
Una voglia di apparire che rischia di farci perdere il tragitto della vita Reale,rendendoci completamente schiavi della nostra vita Virtuale, la quale si pone al centro e ci illude di essere pieni, quando in realtà non siamo in grado neanche di ripetere a parole le emozioni vissute nel contesto immortalato, proprio perchè in realtà non le abbiamo vissute.
Una presenza che però diventa vuota, effimera , non partecipata.
Tornando al club: se tutto il tempo invece di ballare e ascoltare musica riprendo la situazione nella quale sono , rischio di non viverla realmente,rischio di perdere completamente di vista i fini del party: svago,musica,socializzazione.
Il rischio è quello di non fruire a pieno della musica, di perdersi tutto ciò su cui il club è basato , il rischio è quello di non essere altro che un corpo fisicamente vivo ma privo di spirito e voglia di socializzare, di essere degli zombie in balia della propria vita virtuale.
Salta agli occhi, in fine, un’interessante analogia con tutti quei turisti che, girando tra musei, monumenti e gallerie, fotografano tutto ciò che passa sotto i loro obbiettivi, ma senza soffermarsi sull’opera che si ha davanti. Mi spiego meglio: anziché poter guardare un’opera dal vivo, apprezzandone tutti i dettagli -che con il filtro della fotografia o del video si perdono- si fa una bella foto e la si riguarda comodamente dal proprio divano, una volta tornati a casa, e tutti i dettagli? Si perdono, sprecando così l’occasione per poter aver visto -veramente- l’opera e i soldi del biglietto. Allora, tanto per citare Lubrano, la domanda sorge spontanea: ma che cavolo ci siete andati a fare? Se si ottiene lo stesso effetto di aver cercato qualcosa su google immagini?
Qualcosa di simile lo si nota anche dalla descrizione che il buon vecchio Daverio fa della maggior parte dei turisti nei musei: si entra in una sala, si guarda cosa c’è dentro, si dice “che bello” e si va via un po’ annoiati, ma soddisfatti. In altre parole: si visita un posto non tanto per il suo contenuto, ma per “esserci stati”. Quanti di voi si sono seduti sui divanetti nelle sale dei musei immersi senza via di uscita in un dipinto?
Temo tanti quanti quelli che passano la serata al telefonino.

Francesco D’Errico&Ugo Leone Cavalcanti – BEYOND COMMON IDEAS

2 Comments

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