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Claver Gold || Patate&Cipolle

0“Perché “Patate & Cipolle? – Perché è roba genuina che viene dal sottosuolo, dall’underground.” queste sono le parole con le quali lo stesso Claver Gold, rapper ascolano trapiantato a Bologna, spiega il titolo del proprio disco fuori da gennaio in freedownload.Per quanto abusata, la parola underground tocca subito la mia sensibilità di rappuso anni novanta, o meglio di rappuso quasi trentenne, e dopo aver letto questa frase mi fiondo ad ascoltare l’album con l’ansia di chi è stufo di sto cazzo di finger food hip hop da aperitivo, che fa figo e non impegna ma ce l’ha cagato. Diciamocelo francamente.

Dodici tracce, un bel viaggio nel quale non c’è spazio per i buoni sentimenti, ma non ce n’è mai quando si dice la verità. “ Il mio rap è come sabbia negli occhi, sabbia nel letto” quella che ti tiene sveglio, che non ti lascia dormire fino a che non te ne liberi definitivamente, fino a che non ci fai i conti. Che poi, se non se ne fossero dimenticati tutti, questo dovrebbe essere uno degli obiettivi del rap: dire qualcosa, meglio se qualcosa di scomodo. E perché no, fastidioso. Obiettivo che Claver Gold raggiunge fin dalle prime barre dell’intro  arrivando d’un fiato all’ultimo pezzo ( se poi sottolineassi che dopo non appena 26 secondi dall’inizio l’affermazione  “ non sono bianconero” ha subito creato una forte empatia fra me e l’autore risulterei imparziale, ma sti cazzi).

Atmosfere cupe e rabbiose si susseguono una dietro l’altra nelle prime tracce con perle come sabbia nel letto e cenerentola assassina fino al pezzo che in sé racchiude il sottotesto del disco intero aka big bang.  Senza ritornello, rap dritto per dritto come direbbe Mario. Produzione di Deck che suona veramente hip hop come piace a noi vecchi tromboni sulla quale Claver Gold prende spunto da alcune affermazioni deliranti e decisamente superficiali rilasciate qualche mese fa della  nostra carissima amica Paola Zukar per spiegare il succo del discorso  esattamente come ce lo si aspettava. “ Si sa che siete tutta pubblicità, nei vostri testi non c’è una rima che dica la verità”. Per dire eh.

La seconda parte del disco è caratterizzata dalle classiche posse track con la ballotta. Featuring tutti all’altezza della situazione, uno su tutti manco a dirlo il buon Kenzie Kenzei che compare in compagnia di Cicero in I need somebody to love, forse il pezzo più leggero o per meglio dire più preso bene del disco.

Insomma, patate e cipolle come il cibo dei poveri. Gustoso e genuino.  Magari non è il piatto che vorreste  immortalare su Instagram da bravi hipsters  ma di fisso da più soddisfazione a mangiarlo e alla distanza nausea meno del sushi.

Merita un ascolto attento ma scorre liscio dall’inizio alla fine. Il rap si fa così. Ciao né.

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  1. Pingback: w/Claver Gold | MUROMAG

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