Normale non vuol dire giusto
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Normale non vuol dire giusto#25

img1024-700_dettaglio2_big_Obama---NapolitanoBuona Pasqua a Giorgio Napolitano, l’ultimo rimasto di una lontana tradizione politica che metteva l’interesse del paese al di sopra di quello di parte. Erede di chi forgiò, fra le macerie di e il sangue sgorgato dalla guerra civile, quella che molti – forse troppi – non esitano a definire la Costituzione più bella del mondo. Non so se si possa essere anti-antipolitici, ma il Movimento a 5 Stelle riesce a far nascere questo desiderio: alla corruzione ha opposto l’ignoranza. Ai (vani) tentativi di riforme speranze – povero Sant Agostino – che non hanno fondamento, alle patetiche scene dei talk show insulti scriteriati e violenza verbale, alla difficoltà di trovare soluzioni adeguate semplicismi degni della scuola elementare. E questo perché Grillo si è fatto catalizzatore della rabbia dell’Italia. Ma, come insegnano i gesuiti che hanno educato Papa Francesco, la rabbia è caotica, distruttiva, autolesiva, e produce solo altra rabbia.
Il senso di responsabilità manca anche ai vertici del Pd e del Pdl, che si sono tenuti alla larga da un governo di larghe intese per paura di dover rispondere davanti ai loro elettori delle difficili decisioni che saranno da prendere nei prossimi mesi.
Baciamoci i gomiti, dunque, se abbiamo una Costituzione così solida, che permette al Presidente della Repubblica di assumere il controllo dello Stato in un momento di emergenza democratica senza precedenti. L’Italia ha affrontato la ricostruzione, le stragi di mafia, la lotta al terrorismo. Ma perché il muro contro muro, nella difficoltà, ha sempre lasciato spazio alla ragionevolezza e alla ricerca al compromesso. Oggi il compromesso si cerca solo in materia di voti, mai di idee.
Una volta tutta Italia seguiva le vicende di Don Camillo e Peppone, un prete reazionario e un comunista della prima ora, che gareggiavano, litigavano, si azzuffavano, riuscendo però, alla fine, a far trionfare il buon senso. Non erano solo racconti abilmente scritti dalla penna di Guareschi e trasportati sullo schermo, erano l’eredità tangibile di un’esperienza drammatica che i nostri nonni avevano fatto: per non cadere nel baratro bisogna vivere in comunità e questo significa confrontarsi, scontrarsi, e trovare soluzioni condivise.
La sfida è trovare una maggioranza politica che questo concetto lo faccia proprio, e con essa un elettorato che la sostenga. Per il momento, non resta che continuare a sperare che le spalle forti della Costituzione riescano a garantire una guida al nostro paese. Nel frattempo la mediocrità regna sovrana, ed è un problema che ogni partito politico (o movimento) prima o poi dovrà affrontare.

Alessandro Cillario

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