Normale non vuol dire giusto
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Normale non vuol dire giusto#23

habemus-papam-nanni-moretti-foto-dal-film-1_midHabemus papam, habemus presidenti di Camera e Senato, habemus Silvio che si presenta con occhiale da sole in stile Terminator, e la sua foto fa il giro del web in pochi secondi. Questo il sommario risultato di una settimana densa di novità, e per questo, come sempre, tremendamente confusa.
Su questo Francesco I, francamente, c’è poco da dire. Sempre che non si voglia iniziare il festival della dietrologia organizzata, che non ha fatto passare nemmeno 24 ore dalla sua elezione prima di dargli del filo-dittatoriale, omofobico, misogeno maschilista ipocrita e corrotto. I pregiudizi sono il sale della chiacchiera da bar, ma è più opportuno forse attendere che questo Papa “venuto dalla fine del mondo” inizi a fare qualcosa prima di aggrapparsi a qualsiasi suo gesto per farne una notizia mediatica.
Per quanto riguarda invece Laura Boldrini e Piero Grasso, inizia un’avventura del tutto nuova. Ma all’Indiana Jones: un percorso ad ostacoli fra ostruzionismi, ignoranza dilagante, interessi contrastanti, crisi economiche, lobby, pressioni politiche e istituzionali di ogni sorta. Basta pensare che uno dei parlamentari a 5 stelle ha dichiarato: “non voto Grasso perché non ho idea di chi sia”, mentre il Guru Beppe Grillo ha cercato di serrare i ranghi imponendo le dimissioni a chi non aveva seguito il volere del movimento – cioè il suo. E’ l’alba del giorno dopo per i “grillini” e per il loro leader: iniziano forse a rendersi conto del guaio in cui si sono cacciati lasciandosi trascinare dalla loro vendicatrice furia cieca. Per il momento, invece, i parlamentari del Pdl spendono il loro prezioso tempo giocando a Burraco fuori dal tribunale di Milano, invocando giustizia per un solo essere umano, mentre la riforma della giustizia che con tanta forza sostenevano pochi mesi fa è dimenticata in un cassetto di Montecitorio. Metà del Pd, nel frattempo, si è data da fare, iniziando un processo di auto-incensamento volto a scaricare sul tendenziale allineamento dei pianeti le colpe della sconfitta più bruciante dopo quella di Giovanna d’Arco. Unica nota di merito è il tentativo di dare un Governo al paese, problema che altri componenti politiche sembrano aver messo in secondo piano.
Per dimostrare che Dante fosse un genio, non c’era nemmeno bisogno di Benigni, era sufficiente pensare a una sua terzina: “Ahi serva Italia, di dolore ostello/nave senza nocchiero in gran tempesta/non donna di provincia ma bordello”. Aveva previsto oltre settecento anni di storia, roba da far invidia a Nostradamus, che fra i grandi cataclismi di questo mondo non ha indovinato nemmeno la scomparsa di tanti politici che, fino a ieri, sembravano indispensabili nelle logiche parlamentari e che, oggi, sono solo un lontano ricordo.

Alessandro Cillario 

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